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	<title>PENSIERO E CORPO</title>
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	<description>Un sito di psicologia fiabe colori per il benessere</description>
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		<title>Psicosomatica:Perchè ci Ammaliamo?</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 16:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTACCHI DI PANICO e ANSIA]]></category>
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		<category><![CDATA[visione olistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Psicosomatica: malattia e guarigione.
Il significato psicologico della malattia, medicina psicosomatica Groddeck, Medard Boss, corso di psicosomatica a Milano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h2><span style="color: #333399;">PERCHE&#8217; CI AMMALIAMO?</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">C&#8217;E&#8217; UN SENSO NELLA MALATTIA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">OPPURE  E&#8217; UN EVENTO DEL TUTTO CASUALE?</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span> </h2>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Una vecchia concezione della malattia, ancora piuttosto diffusa, la considera alla stregua di un guasto all&#8217;auto: &#8220;Accidenti non va più, cosa è successo? Devo portarla dal meccanico e farla sistemare.&#8221; </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">Così la pensiamo sulle nostre malattie: prima o poi succede che qualcosa si guasti: per  semplice usura o cattiva manutenzione, al limite per un problema di fabbrica (predisposizione genetica).</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">Ma è davvero così?</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">O forse il benessere del nostro corpo è legato al nostro benessere più in generale: al nostro stato d&#8217;animo, ai desideri, alle scelte, alle relazioni e alle situazioni di vita  in cui ci troviamo?</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217;UOMO INTERO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">Molti autori nel campo della medicina psicosomatica e della visione olistica hanno proposto una diversa impostazione, vedendo correlazioni tra quanto accade nel corpo e quanto accade all&#8217;individuo nel suo insieme. </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">Per darne un&#8217;idea farò quanche accenno pizzicando quà e là negli anni, dai pionieri alle più recenti scoperte  delle neuroscienze. </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Georg Groddeck</span> agli inizi del secolo scorso parlava di una forza intelligente (l&#8217;Es) che guida tutto il nostro funzionamento organico e il nostro sviluppo fisico, dalla cellula fecondata fino all&#8217;uomo e che in ogni momento si occupa di &#8220;far funzionare la baracca&#8221; cooordinando il lavoro di miliandi e miliardi di cellule. I processi di riparazione sono costantemente in atto e secondo Groddeck l&#8217;Es dispone di tutte le forze per rimediare ai danni dell&#8217;usura e per far fronte alle invasioni batteriche. Quindi quando &#8216;il corpo si ammala&#8217; è per un motivo&#8230; e quale? che cosa sta facendo l&#8217;Es tramite la malattia? La posizione originale di Groddeck è che ci sta a suo modo &#8216;difendendo&#8217; da pericoli che gli sembrano anche peggiori. Nulla da curare quindi? Beh no, perchè nell&#8217;Es coesistono vecchi divieti e vecchie paure con esigenze e possibilità attuali e progetti futuri&#8230; e spesso ci sono conflitti su  come gestire la situazione. La via della gurigione passa attraverso il comprendere quanto sta accadendo e sciogliere le contrapposizioni, permettendo alle forze di autoguarigione di riportare la salute, magari con qualche aiuto certo&#8230;</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">Saltando di mezzo secolo <span style="color: #ff0000;">Medard Boss</span> parla di &#8216;modi d&#8217;essere al mondo&#8217; che sono contemporaneamente fisici emotivi e relazionali. L&#8217;essere umano è un tutt&#8217;uno di mente corpo e possibilità vitali più o meno realizzate. Quando si verifica &#8216;la malattia&#8217; allora? Proprio quando le possibilità vitali non sono realizzate e in sintesi l&#8217;individuo si schlerotizza su una sola maniera d&#8217;essere al mondo, sempre e solo quella, a detrimento di tutte le altre, e il corpo &#8216;mima&#8217; con la sua disfunzione questa unilateralità. Oppure quando l&#8217;essere completo non si permette di realizzare una certa modalità d&#8217;essere al mondo per lui vitale, e questa si esprime solo nella sfera muta della corporeità. Qualche esempio per rendere più chiaro il discorso? Il tentativo di farsi &#8216;puro spirito&#8217; dell&#8217;anoressica, l&#8217;esser sempre &#8217;sotto pressione&#8217; dell&#8217;iperteso, il sentirsi &#8217;spremuti&#8217; dalle relazioni del colitico&#8230;</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">I risultati attuali delle <span style="color: #ff0000;">neuroscienze</span> aprono campi di comprensione sempre maggiori: un tempo si riteneva che i collegamenti tra le aree della corteccia cerebrale dove avvengono i processi di pensiero e le aree deputate al controllo del sistema vegetativo  fossero tali da non permettere al pensiero di influenzare il corpo. Ma oggi si è visto che l&#8217;attività cerebrale opera piuttosto per &#8216;unità di lavoro&#8217; in cui interagisono processi mentali, reazioni emotive e modificazioni organiche.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">CHE FARE ALLORA?</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Certo ci sono le medicine&#8230; e passa tutto. Non sempre. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Possiamo anche cominciare a porci noi stessi in modo più riflessivo rispetto a quanto ci accade nella sfera corporea, e provare a <span style="color: #ff0000;">capire il </span><span style="color: #ff0000;">significato della nostra malattia</span> all&#8217;interno della rete di pensieri relazioni desideri aspirazioni  e sogni che costituisce a nostra realtà quotidiana. Comprenderne il senso e la direzione, ascoltare che cosa ci sta dicendo il nostro corpo e assecondarlo, è una grande via per aiutarsi a guarire e per <span style="color: #ff0000;">risvegliare le forze di autoguarigione</span> che sono comunque sempre presenti e operanti dentro di noi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Tengo un <span style="color: #ff0000;">Corso di Psicosomatica</span> prossimamente per parlare di questi temi e se a qualcuno interessa sono a disposizione per fornire maggiori dettagli. Metto qui sotto il programma in modo che possiate trarne ispirazione&#8230;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Paola Santagostino</span> Psicologa Psicoterapeuta Specializzata in medicina psicosomatica, opera da più di vent&#8217;anni a Milano con sedute individuali di terapia e consulenza e conduce cori e seminari in tutta Italia.  </span></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"> </h2>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #333399;">PROGRAMMA DEL CORSO</span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #333399;">&#8221; MALATTIA E GUARIGIONE &#8220;</span></h2>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #333399;"> Sabato 13 e Domenica 14 Marzo </span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #333399;">ore 10.30-17.30</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #333399;">a Milano</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che cosa è la malattia:</span></strong></p>
<ol>
<li><span style="color: #333399;">Perché ci ammaliamo?</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Quando ci ammaliamo?</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Che cosa ci sta accadendo?</span></li>
</ol>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che cosa è la guarigione:</span></strong></p>
<ol>
<li><span style="color: #333399;">Quali sono le forze che operano la guarigione?</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Quando si mettono in moto?</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Per quale motivo?</span></li>
</ol>
<p><strong><span style="color: #333399;">La medicina psicosomatica:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<ol>
<li><span style="color: #333399;">Che cos&#8217;è la medicina psicosomatica?</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Cenni sulla nascita e lo sviluppo della psicosomatica</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Vecchi problemi e nuove scoperte</span></li>
</ol>
<p><strong><span style="color: #333399;">La posizione di alcuni grandi autori:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<ol>
<li><span style="color: #333399;">Georg Groddeck: il lavoro dell’Es</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Franz Alexander: l&#8217;azione repressa</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Medard Boss:  il modo d’essere al mondo</span></li>
</ol>
<p><span style="color: #333399;"><strong>I modi tipici di ammalarsi:</strong></span></p>
<ol>
<li><span style="color: #333399;">Reprimere i sentimenti</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Usare sempre la stessa modalità di reazione</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Non realizzare le proprie possibilità</span></li>
<li><span style="color: #333399;"><strong>Discussione di esperienze personali</strong></span></li>
</ol>
<p><strong><span style="color: #333399;">Comprendere la malattia secondo l’organo che colpisce:</span></strong></p>
<ol>
<li><span style="color: #333399;">Il regno dell’aria: difficoltà respiratorie</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Il regno del ventre: gastriti coliti stipsi e diarrea</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Il regno del cuore: aritmia tachicardia ipertensione e infarto</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Il regno della pelle: sfoghi sulla pelle, eczema e psoriasi</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Il regno delle ossa: fratture, incidenti, osteoporosi </span></li>
<li><strong><span style="color: #333399;">Casi ed esperienze personali</span></strong></li>
</ol>
<p> <strong><span style="color: #333399;">Il significato di alcuni disturbi molto diffusi:</span></strong></p>
<ol>
<li><span style="color: #333399;"> Attacchi di panico ansia</span></li>
<li><span style="color: #333399;"> Cefalea ed emicrania</span></li>
<li><span style="color: #333399;"> Disturbi da stress</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Caduta dei capelli</span></li>
<li><strong><span style="color: #333399;">A richiesta dei partecipanti</span></strong></li>
</ol>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che cosa fare per guarire:</span></strong></p>
<ol>
<li><span style="color: #333399;">Come comprendere il problema</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Cosa fare da sè</span></li>
<li><span style="color: #333399;">Tecniche, aiuti e rimedi naturali</span></li>
</ol>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Anche sedute individuali.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Per info <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a>   02 6555635</strong></span></p>
<h2><span style="color: #333399;">LA CONDUTTRICE DEL CORSO</span></h2>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>:</strong> <strong>Psicologa e Psicoterapeuta Specializzata  in Medicina Psicosomatica</strong> opera da   vent’anni a Milano con sedute individuali, corsi e seminari. E’  autrice di numerosi libri di successo tradotti  e pubblicati anche all’estero:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #333399;">“ Che cos’è la Medicina Psicosomatica ”  Urra Apogeo</span></li>
<li><span style="color: #333399;">“ Guarire con una fiaba ”   Feltrinelli</span></li>
<li><span style="color: #333399;">“ Il colore in casa ” Urra Apogeo</span></li>
<li><span style="color: #333399;">“ Guarire con una fiaba ” Urra Apogeo</span></li>
<li><span style="color: #333399;">“ Come raccontare una fiaba ” RED Edizioni</span></li>
<li><span style="color: #333399;">“ Le domande dei bambini ” RED Edizioni</span></li>
<li><span style="color: #333399;">“ Crescere un bambino sicuro di sè ” RED  Edizioni</span></li>
</ul>
<p><span style="color: #333399;">LIBRO SULLA PSICOSOMATICA con 1° capitolo nelle pagine laterali</span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><a title="Calendario corsi" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/corsi-psicologia-calendario/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">LE DATE DEI CORSI</span></a></span></strong><span style="color: #ff0000;"> </span>  <strong><span style="color: #333399;">prossimo il 13 e 14 marzo a Milano</span></strong><span id="_marker"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: &amp;amp;amp; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: ZH-CN; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong><span style="color: #333399;">Per<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>informazioni<span style="mso-spacerun: yes;">  <a href="mailto:contatto@paolasantagostino">contatto@paolasantagostino</a>   </span>02 6555635<span style="mso-spacerun: yes;">  </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></strong></span></p>
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		<title>Tensione Emotiva e Disturbi Cardiaci</title>
		<link>http://www.pensieroecorpo.it/2010/03/tachicardia-aritmia-palpitazioni/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 17:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tensione emotiva e disturbi cardiaci:tachicardia,aritmia e palpitazioni come sintomi d'angoscia in Freud, un segnale di pericolo legato all'abbandono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333399;"> </span> </p>
<h2><span style="color: #333399;">IL CUORE E L&#8217;ANGOSCIA:</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">TACHICARDIA ARITMIA PALPITAZIONI,</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">LA REAZIONE DEL CORPO A </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">UN&#8217; </span><span style="color: #333399;">OSCURA MINACCIA DI ABBANDONO.</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></h2>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Il cuore è da sempre considerato l’organo legato per eccellenza all&#8217;<span style="color: #ff0000;">affettività</span>. Se in altre culture si parla di ‘intelligenza del cuore’  nella nostra  si fà una distinzione secca: la testa serve per pensare e il cuore per amare. Il cuore “palpita d&#8217;amore” “si spezza di dolore” “batte forte” per l&#8217;emozione o la paura&#8230;</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">L’influenza degli stati di tensione emotiva sui disturbi cardiaci </span>è ormai un dato acquisito scientificamente, come lo è l’influenza delle emozioni sull’attività cardiaca in generale.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong><strong><span style="color: #ff0000;">LA NEVROSI D&#8217;ANGOSCIA IN FREUD</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Le osservazioni sulla relazione tra disturbi di cuore e situazione emotiva non sono certo recenti: Freud  in uno studio del 1894 cita alcuni disturbi dell’attività cardiaca: palpitazioni, aritmie, tachicardie, pseudo angina pectoris etc. tra i possibili sintomi della “nevrosi d’angoscia”.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>II meccanismo base di questa nevrosi è spiegato come un <span style="color: #ff0000;">accumulo di eccitamento sessuale</span> a cui è impedito l’accesso alla sfera psichica e che  quindi si scarica direttamente in campo somatico. In altre parole l’eccitamento sessuale che parte dal corpo, normalmente quando ha raggiunto una certa intensità si manifesta a livello mentale con immagini, rappresentazioni di azioni  ed elaborazione di  desideri, che concernono la <span style="color: #ff0000;">soddisfazione dell’impulso</span><span style="color: #ff0000;"> sessuale</span>. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>In un rapporto sessuale soddisfacente l’eccitamento accumulato <span style="color: #ff0000;">si scarica <span style="color: #333399;">naturalmente</span></span><span style="color: #333399;">.</span> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ma se l’elaborazione psichica dell’impulso è inibita, ovvero <span style="color: #ff0000;">se </span><span style="color: #ff0000;">non si percepisce il desiderio </span>a livello mentale ( e infatti Freud notava nella pratica clinica che c’era stata una brusca caduta delle fantasie sessuali al tempo della comparsa dei disturbi cardiaci) l’eccitazione ripercorre la via somatica e <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">dà</span> </span>origine ai sintomi</span>.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Tra i sintomi organici della nevrosi d’angoscia, oltre a quelli <span style="color: #ff0000;">cardiaci</span>, ci possono essere <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">disturbi della</span> respirazione</span>, <span style="color: #ff0000;">sudorazione</span>, <span style="color: #ff0000;">tremori</span>, <span style="color: #ff0000;">diarrea</span>, <span style="color: #ff0000;">vertigini</span>, <span style="color: #ff0000;">congestioni</span>, <span style="color: #ff0000;">parestesie</span>, ma l’elemento </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>più rilevante del quadro resta l’<span style="color: #ff0000;">angoscia</span>.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>E&#8217; un’angoscia diffusa, che si può a volte concentrare su qualche  elemento specifico  ( come la <span style="color: #ff0000;">paura</span> degli insetti, dei serpenti, dei temporali, dei luoghi chiusi o di quelli aperti ) ma che per la maggior parte rimane libera e si presenta piuttosto come un&#8217; “<span style="color: #ff0000;">attesa</span> <span style="color: #ff0000;">angosciosa</span>” di qualcosa di spiacevole che potrebbe accadere da un momento all&#8217;altro, o come una generica <span style="color: #ff0000;">irritabilità</span>, una <span style="color: #ff0000;">ipersensibilità</span> ai rumori, o una <span style="color: #ff0000;">difficoltà ad addormentarsi</span>, una marcata <span style="color: #ff0000;">insicurezza</span> e <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">tendenza al</span> dubbio</span> etc.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217;ANGOSCIA COME RICORDO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>In una formulazione successiva sulle origini dell’angoscia Freud in uno scritto del 1925 indica alcuni elementi che risultano particolarmente interessanti per la comprensione dei disturbi cardiaci. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">Nella prima versione</span> di cui abbiamo parlato sopra, Freud pensava che l’accumulo di eccitazione sessuale potesse trasformarsi direttamente in angoscia e scaricarsi in quei sintomi cardiaci e respiratori , detti appunto “<span style="color: #ff0000;">equivalenti d&#8217;angoscia</span>”, saltando del tutto la sfera psichica. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ma <span style="color: #ff0000;">dopo trent’anni</span> di osservazioni cliniche Freud rivede la sua posizione, e sostiene che l’angoscia non è di origine somatica o psichica a seconda che si tratti di nevrosi d’angoscia o di psiconevrosi, ma è SEMPRE E COMUNQUE di “<span style="color: #ff0000;">origine psichica</span>”: nel senso che è un segnale dato dall’Io in <span style="color: #ff0000;">presenza di un </span><span style="color: #ff0000;">pericolo</span> esterno o interno.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Lo stato di angoscia <span style="color: #ff0000;">riproduce un’ </span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;">esperienza </span>antica</span>: quella della nascita, in cui l’organismo è bombardato da una serie di stimoli e sopraffatto da un eccitamento che non è in grado di dominare. La spiacevole sensazione che ne consegue è la <span style="color: #ff0000;">Prima Angoscia</span> e si scarica tramite le innervazioni sugli organi respiratori e sul cuore.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>C’è da osservare che:</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>1)quella situazione era realmente di <span style="color: #ff0000;">pericolo di vita</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>2) il neonato era veramente <span style="color: #ff0000;">impotente</span> a fronteggiarla in qualsiasi modo</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>3) la forma di scarica cardiaca e respiratoria avevano anche un senso e un’<span style="color: #ff0000;">utilità</span><span style="color: #333399;">,</span> perché sia l’accelerazione della respirazione che del battito erano funzionali alle necessità della nascita.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Ma </span>in seguito l’Io produce angoscia come “SEGNALE</span>” tutte le volte che si trova in uno stato di impotenza, di pericolo o di fronte a un eccessivo crescere degli stimoli, sia interni che  esterni.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217; ANGOSCIA COME SEGNALE</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Osservando le situazioni comuni che producono angoscia, si può scoprire che riproducono metaforicamente lo stesso quadro. L’angoscia del bambino al momento del travaglio avvisava del rischio che i suoi <span style="color: #ff0000;">bisogni fisici non venisero più soddisfatti </span>e del pericolo di morirne, mentre le angosce più </strong></span><span style="color: #333399;"><strong> “tarde” sono delle riproduzioni simboliche che avvisano del pericolo che si verifichi un ‘evento’ di varia natura che provochi la fine del sostentamento emotivo: una ‘<span style="color: #ff0000;">perdita di amore’ </span>o di stima o di rispetto da parte dell’ambiente o di qualche figura importante, che viene inteso come una pericolo di morte.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ed è interessante notare che l’angoscia è il dato più caratteristico del quadro emotivo di tutti coloro che soffrono di disturbi cardiaci: il tema fondamentale che emerge è sempre quello di <span style="color: #ff0000;">vita/morte</span>. I pazienti cardiopatici hanno la sensazione di rischiare la vita molto più di ogni altro paziente: spaventa di più un piccolo disturbo cardiaco di una patologia molto più grave che non tocca il cuore: come dice Brau, <span style="color: #ff0000;">il cuore sembra «l’organo di senso specifico per l’ansia». </span></strong></span><span style="color: #333399;"><strong>( segue)</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia e di consulenza e conduce corsi e seminari in tutta Italia:  <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a> 02 6555635</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><a title="Corso di psicosomatica" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-psicosomatica/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">CORSI DI PSICOSOMATICA</span></a></span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Guarire dalla Tachicardia con la Fiaba</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 08:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come guarire dalla tachicardia con l'uso della fiaba: il caso di Veronica e la soluzione dei disturbi cardiaci e della depressione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">COME GUARIRE </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DA </span><span style="color: #333399;">CRISI DI  </span><span style="color: #333399;">TACHICARDIA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CON LA FIABA </span><span style="color: #333399;">: </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">IL CASO DI </span><span style="color: #333399;">VERONICA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CON TUTTI I  PASSAGGI </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">VERSO LA </span><span style="color: #333399;">GUARIGIONE.</span><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></h2>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Veronica è una bella ragazza giovane che soffre di tachicardia e aritmia, ma che sta anche affondando nella depressione e nello sconforto:  passa le giornate a letto imbottita di tranquillanti perchè il terrore di affrontare una nuova giornata è troppo per lei. I motivi ci sono e la soluzione non è arrivata come manna dal cielo. Vediamo che cosa è successo:</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Veronica ha 23 anni, è nata in una famiglia abbiente veneziana e ha una madre a dir poco dominante che appena raggiunta l’adolescenza ha cercato di imporle  lo stile di vita che le sembrava più adeguato: gli amici giusti, le uscite giuste, le frequentazioni giuste… E Veronica a un certo punto non ce l’ha fatta più: è scappata di casa e ha cominciato a vagabondare per l’Europa vivendo di espedienti. Ha fatto tutto quello che la madre avrebbe aborrito e si è pure divertita.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ma poi…. che cosa è successo non me lo dice, dice solo che a un certo punto ha deciso di ritornare in Italia e adesso è venuta da me perché ha delle tachicardie e aritmie fortissime.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Le chiedo di inventare una fiaba perché questo è il mio metodo di intervento terapeutico.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">LA FIABA</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>  “C’era una volta una Principessa che viveva in un castello: il castello era molto bello, molto grande, ma molto molto vuoto… La principessa gira per i saloni con un bellissimo vestito azzurro: è tutto elegante e il castello è pieno di servitù ma c’è un gran silenzio… </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>La principessa sa come sarà la sua vita rinchiusa in quella gabbia dorata: non vedrà mai che cosa c’è fuori, oltre il parco e oltre il cancello.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Le sembra di non vivere….</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Così una notte decide: decide di andarsene, raccoglie quattro vestiti, monta a cavallo e se ne và&#8230;. </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Comincia una vita di avventure incredibili, vede luoghi belli e brutti e passa mille peripezie: va a caccia con i cacciatori e a pesca con i pescatori, conosce i ladri e gli ubriaconi delle taverne. Non si ferma mai, arriva in un posto ci vive per un po’ e poi riparte per nuove avventure.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ma mentre sta attraversando un bosco di notte il suo cavallo impazzisce e si lancia in un galoppo folle e sfrenato. Salta, si impenna e riparte. A un certo punto la fa cadere di groppa e fugge via.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>La principessa perde i sensi e non sa quanto resta svenuta. Quando si riprende tutta ammaccata prova a muoversi e si guarda in giro: è in una palude. Fa per alzarsi ma si accorge con orrore di essere caduta nelle sabbie mobili. E’ spaventoso! Si dibatte e urla con tutto il fiato che ha in corpo ma non c’è nulla da fare: più si agita e più affonda e allora resta immobile. ”.</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">I COLLEGAMENTI</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span><span style="color: #333399;"><strong>La prima fiaba di Veronica finisce qui, in una situazione drammatica e senza scampo&#8230;</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ci arrivano tutti a vedere le analogie tra la fuga della principessa dal castello e la vita che Veronica ha fatto  negli ultimi anni…  Il cavallo che impazzisce e si impenna può rappresentare il suo ritmo cardiaco fuori controllo e l’affondare nelle sabbie mobili la sua attuale situazione di torpore da sonniferi.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Le chiedo che cosa associ alle sabbie mobili e mi dice che sono qualcosa di infido e di mortale “ ingannano perché all’apparenza sembrano terra morbida e liscia ma appena ci metti piede dentro ti risucchiano e ti uccidono. Sembrano mia madre!” E mi racconta di sua madre, tutta ammodo e gentile all’apparenza, ma di fatto molto oppressiva almeno con lei: non poteva fare un passo fuori dal suo controllo. Per questo era fuggita di casa: voleva viver la sua vita.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>E cosa significa ora affondare nelle sabbie mobili?  Veronica mi dice: “ E&#8217; proprio quello che sto facendo adesso: ho voglia di lasciarmi andare e di non lottare più, di non reagire e non combattere e non sperare: è tutto troppo doloroso. Lasciarmi andare è voglia di affondare lentamente ma senza dolore nel sonno e nell’incoscienza. Proprio quel che sto facendo adesso: i tranquillanti mi servono solo a dormire più in fretta e a non pensare, non ce la faccio a vivere una giornata, voglio solo pace e riposo.</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>LA  FIABA CONTINUA&#8230;.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Veronica sogna qualcuno che le dice:  &#8221;Mettiti le mani sul cuore e lasciati andare al tuo destino&#8221; e le viene in mente come continuare la fiaba: “Visto che tanto dibattendosi la principessa peggiorava solo le cose, si mette le mani sul cuore e si lascia affondare nella palude. E sa che non è la prima volta che lo fa. Affonda nel buio e tocca il fondo che si apre sotto i suoi piedi e si ritrova in un mondo sotterraneo: è una caverna dove vede una vecchia. Sembra conoscerla da sempre e le dice ‘Ah, sei qui! Per prima cosa vai di là e metti in ordine’. La principessa ubbidisce ed entra in una stanza piena di palline rosse e nere mescolate: sa che deve separarle come in ogni fiaba. Poi nella stanza successiva trova chicchi di miglio e avena mescolati e nella terza chicchi tondi di granturco insieme ad aghetti di paglia pungenti. Si mette al lavoro e riordina tutto.”</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LE MANI SUL CUORE</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Chiedo a Veronica che cosa vuol dire &#8221;mettersi le mani sul cuore &#8221; e per la prima volta mi racconta che cosa è successo a Berlino prima del suo rientro. Si era innamorata di un ragazzo tedesco e aveva pensato di aver trovato la persona giusta per lei: sognava di gettar l’ancora in un porto tranquillo e di metter su famiglia…. Finché Marco non le ha detto di essere sposato e non avere nessuna intenzione di lasciare la moglie. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Per Veronica era stato il crollo totale: tutti i suoi progetti sfumavano nel nulla. Da un giorno all’ altro si era ritrovata da ragazza felice e innamorata a ragazza sola e disperata, in un paese straniero, senza nessuna sicurezza e nessun progetto per l’avvenire. Il futuro le sembrava un tunnel nero e il passato una serie ininterrotta di sbagli. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Le tachicardie erano iniziate in quel periodo. Aveva deciso di tornare in Italia come estremo tentativo di ritrovare un punto d’appoggio stabile, dice: “ In Italia non avevo più nessuno, né casa, né lavoro, né amici, però era la mia terra. Stavo impazzendo e mi sentivo persa: volevo tornare a casa, non a casa dei miei! ma almeno alla mia terra.…”.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">I RICORDI DOLOROSI</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Chiedo che cosa vuol dire che ‘non è la prima volta’ ed emergono tanti ricordi: “ Certo che non è la prima volta: è sempre stato così!”. Veronica ricorda la sua infanzia e il dolore che provava perché la madre preferiva sempre i fratelli a lei. La sua prima reazione era stata di  rabbia, ma visto che era inutile combattere e peggiorava solo le cose, si era rinchiusa nella disperazione: era cambiata anche fisicamente e da bambina vivace e allegra era diventata una ragazzina triste e introversa. Ai tempi fantasticava di lasciarsi morire per punire la madre: “ Così poi se ne sarebbe accorta!” </strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">FARE ORDINE</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Chiedo che senso abbiano quei lavori che  la vecchia indica alla principessa? Dice Veronica : “L’unico senso che riesco a vederci è distinguere le cose e uscire dalla confusione: le palline rosse sono la rabbia e il sangue che va alla testa… e quelle  nere la tristezza e la disperazione. Io le mescolo sempre perché quando mi arrabbio poi mi sembra tutto inutile e  mi deprimo e mi lascio andare&#8230;”</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>LA MADRE  CATTIVA  E  LA  MADRE  BUONA</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Veronica ha avuto una madre che sembrava risucchiarla e per salvarsi la vita aveva provato a fuggire di casa e fare a modo suo. Ma poi quando per una grande ferita sentimentale il suo  cuore (cavallo) era impazzito e si era messo a sgroppare lasciandola in panne, aveva sentito il bisogno di ritornare a una &#8216;terra madre&#8217;. Ma qui era caduta in preda agli stessi incubi della sua infanzia e allo stesso materno simbolico distruttivo, adesso rappresentato  dall’affondare nelle sabbie mobili dell’incoscienza placida ma mortifera dell&#8217;oblio farmacologico. La fiaba propone una diversa immagine materna, quella della vecchia saggia: una terra antica che sta molto più in profondità…. E questa madre  simbolica le dice tanto per cominciare di far ordine e distinguere meglio le cose.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><strong>EFFETTI SULLA  REALTA&#8217;</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>La prima cosa che Veronica fa è invece che deprimersi arrabbiarsi: ripensa a Marco che l’aveva lasciata crogiolare a lungo nei suoi sogni dorati senza neanche dirle che era già sposato e si infuria. Poi comincia a dare dei ritmi alla sua vita: aveva sempre odiato gli orari fissi perché era la madre che le imponeva a che ora mangiare e a che ora dormire, a che ora studiare e a che ora giocare e la sua ribellione aveva comportato il rifiuto di ogni tipo di regola: così si era piccata di sconvolgere tutti gli orari e  di dormire di giorno e a star sveglia di notte o mangiare alle ore più impensate basta che non fossero pranzo e cena. Adesso si mette a dare un ritmo alla sua vita: un ritmo suo e non quello impostole dalla madre. Intanto si regolarizza anche il ritmo cardiaco e quello mestruale che era sempre stato molto discontinuo.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">LA SOLUZIONE  DELLA  FIABA</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>“Dopo che la principessa ha superato le tre prove la vecchia le dà in dono un medaglione salvavita. Si tratta di uno strano medaglione rotondo tutto inciso con segni incomprensibili: è di pietra ma è molto caldo. E la vecchia le dice di portarlo sempre sul cuore: la proteggerà da ogni disgrazia.”</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">SIMBOLI</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Consideriamo alcuni dei simboli che compaiono in questa soluzione fiabesca:  il medaglione è di pietra, terra come è terra la madre terra, ma non più l’ infida terra delle sabbie mobili ma una terra solida e resistente, forgiata dalle ere geologiche, la terra antica della vecchia saggia. Il medaglione salvavita però è anche caldo: racchiude in sé non solo lo ‘spirito della terra’ ma anche lo ‘spirito del fuoco’…. E’ una rappresentazione emblematica di compresenza degli opposti dove femminile e maschile, terra e fuoco, materia e spirito, si integrano e si completano a vicenda. La pietra è il fondamento, pietra angolare, ossatura dell’ abitazione, ma è il fuoco ciò che la rende accogliente e viva, che la trasforma in una  casa. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>La vecchia sembra conferire simbolicamente a Veronica un suo ‘centro’ un punto di equilibrio da portare sul cuore: sul ‘centro’ della circolazione energetica vitale. </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Il cuore era stato l’organo con cui Veronica aveva espresso più vistosamente il suo malessere&#8230;   E il cuore racchiude in sé le valenze simboliche del femminile e del maschile: coppa e fuoco, ritmo alternato di contrazione e distensione, alternanza di Yin e Yang. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Il finale della fiaba ha indicato la cura necessaria: una integrazione degli aspetti maschili e femminili, della terra e del fuoco. E  ha prospettato anche un lieto fine: </strong></span><span style="color: #333399;"><strong> “ Quando la principessa esce dalla caverna sotterranea  e risale in superficie lassù c’è qualcuno che la aspetta… ”</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica  tiene sedute individuali di terapia e consulenza e conduce corsi di psicologia sulla fiaba: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span> di casi di guarigione mediante la fiaba in cui c&#8217;è anche: <a title="Fiaba pelle" href="http://www.pensieroecorpo.it/2010/01/la-fiaba-della-pelle/" target="_blank">&#8220;Una fiaba per l&#8217;impotenza&#8221; &#8220;La fiaba per la pelle&#8221;</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">1° CAP. LIBRO &#8221; GUARIRE CON UNA  FIABA&#8221;  </span><a href="http://www.pensieroecorpo.it/guarire-con-una-fiaba/">www.pensieroecorpo.it/guarire-con-una-fiaba/</a></span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;"><a title="Programma corso Guarire con le fiabe" href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-fiaba/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">CORSI SULLA FIABA<span style="color: #0000ff;">     </span></span> www.pensieroecorpo.it/programma-fiaba/</a></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong></strong> </p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></p>
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		<title>Carattere e stitichezza, diarrea, colite da stress.</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 19:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carattere e disturbi intestinali: colite, colite spastica, colite ulcerosa, stipsi e diarrea, psicosonmatica e psicologia dei disturbi intestinali, significato psicologico di stipsi e diarrea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #ff0000;"> </span> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">Quale è il carattere di chi soffre </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">di disturbi intestinali?</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">Colite, stipsi, diarrea,</span></h2>
<p> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">crampi alla pancia, difficoltà a svuotarsi, gonfiore, colon irritabile e colite ulcerosa: </span></strong><strong><span style="color: #333399;">c’è qualcosa in comune nei tratti della <span style="color: #ff0000;">personalità di chi soffre di  problemi intestinali</span><span style="color: #ff0000;">?</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Dagli</span> studi di molti autori <span style="color: #333399;">si direbbe proprio di sì.</span></span><span style="color: #333399;"> </span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Diarrea e stitichezza</span> potrebbero anche sembrare sintomi completamente opposti, ma in realtà <span style="color: #ff0000;">spesso</span> <span style="color: #ff0000;">si alternano</span> e un filo conduttore accomuna gli aspetti del carattere di chi soffre dei vari disturbi dell&#8217;intestino.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Abbiamo tutti presente dalla letteratura la macchietta dello <span style="color: #ff0000;">stitico come ‘avaro’</span>: un personaggio che tende a ‘trattenere’ tutto, che accumula i suoi preziosi contenuti intestinali come fa con i suoi soldi e che è molto restio a liberarsene. </span></strong><strong><span style="color: #333399;">Il concetto di “ <span style="color: #ff0000;">trattenere<span style="color: #333399;">” </span></span> finisce per caratterizzare tutti gli aspetti del comportamento: è un  tentativo di trattenere i propri possessi materiali come di trattenere le proprie emozioni e di trattenere le persone legandole a sé con le buone o con le cattive…</span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>MA PERCHE&#8217;?</strong> </span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Molti studi hanno delineato una specie di linea di evoluzione di alcuni <span style="color: #ff0000;">atteggiamenti verso la vita</span> che sembrano tipici di chi soffre di colite o di altri disturbi intestinali e che affondano le radici nelle prime relazioni all’interno della famiglia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Un elemento determinante pare che sia la presenza di una <span style="color: #ff0000;">figura parentale</span> forte ma estremamente rigida, spesso la madre ma non necessariamente. Si tratta di un personaggio dominante, piuttosto severo e repressivo soprattutto nei confronti delle espressioni di aggressività del bambino, che interviene energicamente nel periodo dell’educazione alla pulizia e verso il quale il piccolo sviluppa una relazione di amore-odio. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Attorno al il terzo anno di età, quando si dispiega la tendenza a “far da sé”,  il bambino si trova <span style="color: #ff0000;">bloccato nei suoi tentativi di indipendenza</span> dalla paura dell’abbandono: quella mancanza di sicurezza e di fiducia in se stesso che il genitore non ha saputo infondergli, ora lo ostacola nella conquista della sua autonomia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">L’eccessiva dipendenza da una figura familiare si tramuta in difficoltà a sviluppare spontaneamente la propria <span style="color: #ff0000;">affermazione di sé</span>:  si parla di relazione ‘simbiotica’ perché il soggetto non riesce a formarsi un io completamente  indipendente ed ha <span style="color: #ff0000;">bisogno di</span> <span style="color: #ff0000;">continui appoggi</span> <span style="color: #ff0000;">esterni</span>. Il supporto di un Ego Esterno serve a rinforzare il proprio ego non molto solido, e la perdita di questa figura di sostegno  gli si prospetta come particolarmente terrificante.”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">QUANDO SI SCATENANO I SINTOMI?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Molti autori hanno messo in luce l’esistenza di una relazione tra il manifestarsi di sintomi intestinali gravi negli adulti, come ad esempio l’esordio di una colite ulcerosa, con degli <span style="color: #ff0000;">eventi particolarmente spiacevoli </span>del periodo immediatamente precedente. Secondo valutazioni diverse questo è rilevabile nell’ <span style="color: #ff0000;">85%-90% dei casi</span> e nonostante alcune eccezioni gli studi sembrano concordare su questo punto.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma di <span style="color: #ff0000;">quali eventi</span> si tratta esattamente?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il più delle volte di conflitti nell’ambito delle relazioni e più in generale di <span style="color: #ff0000;">situazioni di cambiamento</span> che il paziente trova molto difficile accettare.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Secondo Franz Alexander “i primi sintomi della colite ulcerosa appaiono frequentemente quando il paziente si trova a dover affrontare determinate situazioni della vita che richiedono una attività particolarmente impegnativa verso cui egli <span style="color: #ff0000;">si sente impreparato</span>”. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il soggetto svilupperebbe allora delle forme di <span style="color: #ff0000;">donazione simbolica <span style="color: #ff0000;">sostitutiva</span> </span>del compimento dell’azione richiesta, ovvero gli scoppi di <span style="color: #ff0000;">diarrea</span> sostituirebbero a livello simbolico l’atto reale del dare. “Di fronte alla necessità di rispettare degli obblighi, portare a termine dei compiti, far fronte a impegni finanziari, restituire favori, il paziente reagisce non sul piano reale ma su quello simbolico con la donazione del proprio contenuto intestinale”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA PERDITA DELLA FIGURA CHIAVE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La spiegazione psicodinamica dei conflitti emotivi che intervengono nella genesi della colite ulcerosa è centrata sulla cosiddetta “<span style="color: #ff0000;">perdita della figura chiave</span>” : la comparsa dei sintomi seguirebbe anche se non immediatamente, la perdita reale o immaginata di quella figura che faceva da supporto esterno. Le <span style="color: #ff0000;">situazioni scatenanti</span> si possono riassumere in: una <span style="color: #ff0000;">r<span style="color: #ff0000;">ottura</span></span><span style="color: #ff0000;"> della relazione </span>(effettivamente avvenuta o anche solo temuta) con la persona che svolgeva la funzione di sostegno, oppure nella <span style="color: #ff0000;">richiesta di prestazioni</span> che il soggetto non si sente in grado di offrire e nella <span style="color: #ff0000;">paura di perdere la stima</span> e l’approvazione della figura chiave.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL CARATERE DEL COLITICO</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Se volessimo dare un riassunto telegrafico delle <span style="color: #ff0000;">caratteristiche psicologiche</span> dei pazienti che soffrono di disturbi intestinali così come vengono messe in luce dai vari studi clinici ne emergererebbe un ritratto un po’ crudele, ma credo invece vada compreso con il cuore per capirne veramente il significato: “Si tratta di personalità ossessive, scrupolosamente pulite, ordinate, puntuali, coscienziose e ostinate. Molto controllate e trattenute nell’esprimere emozioni e con l’aggressività inibita. Che presentano forti richieste d’affetto e di dipendenza, sensibili e introverse, ma che tendono a idealizzare i rapporti amorosi e a rifiutarne gli aspetti erotici. Moralmente rigide e con scarsa capacità di adattamento, sono molto preoccupate dei cambiamenti e conformiste, indecise e timorose di fronte alle scelte. Con scarsi rapporti sociali e un forte legame di dipendenza da una figura familiare. Con tratti depressivi non manifestati apertamente.”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Se traduciamo questa sequela di dati che suona così poco lusinghiera e cerchiamo invece di <span style="color: #ff0000;">capire il </span><span style="color: #ff0000;">modo d’essere</span> a cui si riferisce, il quadro d&#8217;insieme acquista un po&#8217; più di senso: un bambino educato rigidamente alla pulizia ben facilmente si trasformerà in un adulto fin troppo meticoloso e pignolo, la poca rassicurazione affettiva che ha ricevuto lo renderà timoroso nelle scelte e nell’autonomia e ben poco amante dei cambiamenti improvvisi e delle situazioni inaspettate, la paura dell’abbandono e della disapprovazione scoraggia molto l’espressione dei sentimenti e dell’aggressività in particolare.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il <span style="color: #ff0000;">risultato di ‘trattenere’ </span>tutto per paura di rimanere senza nulla diviene allora più comprensibile, come anche la <span style="color: #ff0000;">depressione</span> sottostante e il ricorso a  <span style="color: #ff0000;">donazioni sostitutive</span> sul piano simbolico mediante i contenuti del proprio corpo quando la pressione a soddisfare le aspettative dell&#8217;ambiente si fà troppo gravosa. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">SIGNIFICATO  PSICOLOGICO  DI  STIPSI  E  DIARREA</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong><strong><span style="color: #333399;">C’è una interessante interpretazione psicologica <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">dell’ </span>alternanza piuttosto diffusa</span> tra periodi di stitichezza ed esplosioni di diarrea, basata anche sull’osservazione di alcune <span style="color: #ff0000;">espressioni linguistiche </span>comuni e delle metafore intestinali presenti nel linguaggio.  </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nelle fasi di <span style="color: #ff0000;">stipsi</span> sarebbe in atto un tentativo di “farcela a tutti i costi” contando solo sulle proprie forze, uno “<span style="color: #ff0000;">stringere i denti e tener d</span><span style="color: #ff0000;">uro </span>” per andare avanti, cercando di non dar via nulla di sé. La simbologia del ‘trattenimento’ si baserebbe su un vissuto di scarsezza e di difficoltà nel far fronte alle circostanze, ma in cui è ancora viva la <span style="color: #ff0000;">speranza di potercela fare <span style="color: #333399;">e la <span style="color: #ff0000;">determinazione a riuscirci</span></span></span><span style="color: #333399;">.</span> In questa fase sarebbero più presenti gli elementi ossessivi, la <span style="color: #ff0000;">cocciutaggine</span>, la chiusura e la diffidenza verso gli altri, la tendenza al controllo e l’avarizia anche in senso  figurato.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il passaggio alla <span style="color: #ff0000;">diarrea</span> rappresenterebbe invece  una ‘<span style="color: #ff0000;">resa</span>’ completa di fronte all’impossibilità dell’impresa, una  sorta di rassegnazione disperata che <span style="color: #ff0000;">chiede aiuto</span> con un metaforico: “ che cosa vuoi ancora da me? non vedi che sono del tutto svuotato? Non ho più nulla, aiutami!”. In questa fase prevarrebbero degli elementi di <span style="color: #ff0000;">depressione <span style="color: #333399;">mascherata</span> </span>e di desiderio di venire soccorsi. E verrebbe anche espressa l’ <span style="color: #ff0000;">aggressività</span> troppo a lungo trattenuta, che ora si manifesta nel liberarsi violentemente delle feci e nel proiettarle verso l&#8217;esterno. Una metafora della perdita di controllo che è insieme liberatoria donativa e aggressiva a fronte del precedente trattenimento a oltranza.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Entrambi gli atteggiamenti si comprendono meglio (come diviene chiara l’alternanza) se teniamo presente che il vissuto di chi soffre di disturbi intestinali è quello di essere <span style="color: #ff0000;">eccessivamente</span>  <span style="color: #ff0000;">pressato dalle richieste esterne</span> e di fare molta fatica a soddisfarle, in una costante oscillazione tra tentativi eroici e rabbie represse, sforzi e sconfitte, speranze e disperazioni. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia e di consulenza e conduce corsi e seminari:  <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="Corso di psicosomatica" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-psicosomatica/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">CORSI DI PSICOSOMATICA </span></a></span><span style="color: #ff0000;"> </span>    <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">c</span><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;">o</span>n programma dettagliato</span></span></span></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><span style="color: #333399;"><strong></strong></span> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Colite curata con la fiaba terapia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 17:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fiaba terapia: uso della fiaba nella terapia della colite, colite spastica e colite ulcerosa. Inventare una fiaba come terapia nella colite e disturbi intestinali. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">INVENTARE UNA FIABA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">PER GUARIRE DALLA COLITE</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">HA  UN  QUALCHE  SENSO ???</span></h2>
<p>    </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Da molti anni <span style="color: #ff0000;">utilizzo le </span><span style="color: #ff0000;">fiabe nel trattamento dei disturbi  fisici <span style="color: #333399;">e psicosomatici</span></span>: far inventare una fiaba al paziente gli permette di dare piena espressione simbolica ai suoi vissuti interiori e anche di rappresentare con immagini fantastiche che scaturiscono direttamente dall’inconscio il <span style="color: #ff0000;">senso della sua malattia</span>. </span></strong>   </p>
<p><strong> </strong><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">La fiaba inventata fornisce una</span> mappa dei conflitti <span style="color: #333399;">in corso, ma al tempo stesso li orienta verso una</span> soluzione positiva</span>.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Vediamo come è stata usata la <span style="color: #ff0000;">fiaba terapia </span>con Rossana, una donna che soffriva di una colite molto seria, con parecchie scariche di diarrea al giorno e che durava da un anno e mezzo senza remissioni.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA  VITA  DI  ROSSANA</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Rossana era stata una <span style="color: #ff0000;">bambina modello</span> e la prima della classe sempre. Ci teneva molto per mostrarsi all’altezza delle <span style="color: #ff0000;">aspettative del padre</span>, un avvocato famoso che voleva sua figlia eccellesse in tutto. Fin da piccola era molto disciplinata ordinata e obbedientissima, ma si era anche sentita molto sola e spaventata di non essere mai abbastanza brava. Finita l’università con il massimo dei voti era stata introdotta dal padre in una grossa multinazionale e aveva fatto una <span style="color: #ff0000;">eccellente carriera</span> raggiungendo ancora giovane una posizione di responsabilità. </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Aveva <span style="color: #ff0000;">pochi amici</span> e poche relazioni sociali: sul lavoro era considerata una vera iena.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Finché un paio d’anni prima c’era stato un completo cambio di guardia ai vertici dell’azienda ed erano stati inviati altri direttori alla filiale italiana: Rossana si era trovata da un giorno all’altro <span style="color: #ff0000;">esautorata dalle precedenti mansioni</span> e del tutto isolata. Aveva provato a opporsi ma senza successo e non era riuscita ad adattarsi alle nuove funzioni. Alcuni colleghi, un tempo suoi sottoposti, adesso le stavano facendo pagare la sua precedente arroganza con piccoli dispetti di ogni tipo.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Da circa un anno e mezzo e in coincidenza con questi cambiamenti la sua <span style="color: #ff0000;">stitichezza cronica si era improvvisamente trasformata in diarrea</span>, e la sintomatologia andava peggiorando fino a far temere l’evolversi in colite ulcerosa.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA FIABA INVENTATA </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">“C’era una volta uno <span style="color: #ff0000;">gnomo</span> dei boschi che <span style="color: #ff0000;">accumulava i suoi tesori</span> in fondo a un pozzo profondo scavato sotto le radici di un albero. Lo gnomo era piccolo e rinsecchito, con una lunga barba bianca e non aveva amici: stava antipatico a tutti perché lo ritenevano maligno e lui in tutta risposta diventava ancora più antipatico. Odiava in particolare i bambini perché si burlavano di lui e gli tiravano la barba, gli adulti invece non riescono a vedere gli gnomi.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">A volte scavava in miniera e trovava delle pietre preziose, altre volte le rubava ai mercanti di passaggio e la sua unica consolazione era andare a guardarsi il suo tesoro luccicante e tenerselo ben stretto. Ma un brutto giorno và al nascondiglio e lo trova vuoto! Completamente vuoto, era <span style="color: #ff0000;">sparito tutto</span>, rubato… Allora si dispera e piange e strilla e grida ma nessuno gli dà retta, anzi gli abitanti della foresta sembrano quasi godere delle sue disgrazie..</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Decide di andare a chiedere aiuto alla<span style="color: #ff0000;"> Fata</span> della foresta e si reca da lei con un gran viaggio, ma quando ci arriva quella gli dice: “ Era tuo quel tesoro? Come lo avevi guadagnato?” E lo gnomo, che non vuole dirle dei furti ai mercanti, scappa via pieno di vergogna. </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma è talmente disperato che decide di tentare un’altra possibilità e va dal <span style="color: #ff0000;">Mago</span> dei boschi che vive sulla montagna. Ma quello è ancora più brutale e gli dice: “ Non è affar mio recuperare tesori, arrangiati e cercatelo da solo!”</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il povero gnomo è completamente <span style="color: #ff0000;">disperato e vuole solo morire</span>”.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL SIGNIFICATO DELLA FIABA</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La fiaba inventata da Rossana <span style="color: #ff0000;">si interrompe</span> e non riesce ad andare avanti verso il lieto fine. </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Questo capita spesso con i pazienti all’inizio della terapia: i problemi vengono rappresentati simbolicamente ma <span style="color: #ff0000;">non hanno ancora trovato una soluzione</span>. E’ proprio per questo che inventare una fiaba fornisce dell’ottimo materiale di lavoro! </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Io non calo dall’alto delle mie ‘interpretazioni’ delle fiabe ma ripropongo i temi emersi e ne parliamo insieme.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Secondo le parole di Rossana lo <span style="color: #ff0000;">Gnomo della fiaba </span>è una sua auto-rappresentazione: anche lei si era sempre sentita un po’ così: una bambina già vecchia per le troppe responsabilità, senza amici della sua età, e ‘non vista’ dagli adulti.  Una bambina che curava i suoi successi scolastici come se fossero i suoi <span style="color: #ff0000;">unici tesori</span>, l’unica consolazione in un ambiente poco affettuoso e anche l’unico risultato per cui veniva apprezzata e gli riconoscevano qualche valore.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">In termini simbolici riferiti al corpo quel nascondere tesori e <span style="color: #ff0000;">custodirli gelosamente </span>può essere una raffigurazione anche della ‘<span style="color: #ff0000;">stitichezza</span> <span style="color: #ff0000;">cronica</span>&#8216; di Rossana che l’aveva caratterizzata fin da bambina.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Rossana collega la <span style="color: #ff0000;">sparizione del tesoro </span>ai recenti avvenimenti lavorativi di perdita del ruolo, e il deludente rivolgersi dello gnomo alla Fata e al Mago dei boschi a quello che era successo a lei quando aveva cercato di protestare con la Direzione centrale.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma forse la rappresentazione era molto più antica perché le <span style="color: #ff0000;">F</span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;">a</span>te e i Maghi <span style="color: #333399;">delle fiabe</span> </span>possono rappresentare gli archetipi materni e paterni positivi. E nella realtà sia la <span style="color: #ff0000;">madre <span style="color: #333399;">che il</span> padre</span> di Rossana non l’avevano per niente aiutata quando da bambina si sentiva priva di valore.  </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La fiaba si interrompe con lo Gnomo disperato che vuole solo morire e in quel periodo anche Rossana era nella sua fase più cupa di <span style="color: #ff0000;">sconforto</span>: si sentiva del tutto svuotata, anche fisicamente dalle <span style="color: #ff0000;">esplosioni di </span><span style="color: #ff0000;">diarrea</span> e senza più speranze, oltretutto derisa dai colleghi sul lavoro.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA FIABA CONTINUA</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Tempo dopo in un&#8217;altra seduta di psicoterapia chiedo a Rossana di provare a <span style="color: #ff0000;">riprendere la fiaba <span style="color: #333399;">là</span></span> dove si era interrotta e racconta:</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">“Mentre lo Gnomo è lì che aspetta solo la morte,  <span style="color: #ff0000;">arriva </span><span style="color: #ff0000;">una vecchina</span> che andava a far legna nel bosco, sente i suoi gemiti e ne ha compassione e lo porta a casa sua. E’ una buona donna e si mette a curarlo come se fosse un bambino. Gli chiede di darle una mano in casa e andar a prender acqua nel pozzo e spaccare la legna, ma per il resto lo nutre e <span style="color: #ff0000;">lo cura come un figlio </span>e magicamente una mattina lo gnomo si alza e scopre che è davvero  uno <span style="color: #ff0000;">gnomo-bambino</span>! La sua lunga barba bianca è sparita e il suo volto raggrinzito è ritornato roseo e disteso come quello di un bimbo.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Continua a crescere lì nella casa finché la vecchia un bel giorno gli dice: “ Figlio mio questo non è più il <span style="color: #ff0000;">posto adatto per te</span>, stai diventando un bel ragazzo grande ormai e devi <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">stare</span> con i tuoi amici</span> <span style="color: #ff0000;">gnomi</span> e non con una vecchia carampana come me! Andiamo insieme nel bosco a cercarli!”</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Vanno nella foresta e gira e gira alla fine trovano un bel gruppo di gnomi dei boschi, che accolgono Fritz, perché questo era il suo vero nome, <span style="color: #ff0000;">come</span> <span style="color: #ff0000;">uno di loro </span>e così rimane con loro a vivere la sua vera vita di gnomo <span style="color: #ff0000;">felice e contento </span>in mezzo ai suoi pari…”</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">QUALE  SOLUZIONE  PROSPETTA  QUESTA  FIABA?</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">A me sembra una rappresentazione simbolica davvero splendida di un <span style="color: #ff0000;">percorso di guarigione <span style="color: #333399;">e di crescita</span></span>.  </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quando l’eroe-protagonista è un bambino le fiabe pongono sempre come <span style="color: #ff0000;">prima mossa</span> che trovi un luogo adatto per completare il suo percorso di crescita prima di poter continuare per nuove avventure: compaiono vecchine misericordiose o altre figure fantastiche che di fatto svolgono quella <span style="color: #ff0000;">funzione materna positiva <span style="color: #333399;">che era mancata</span></span><span style="color: #333399;">.</span> </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E che alla fine ‘liberano’ il protagonista e lo aiutano/incoraggiano a continuare da solo <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">il</span> suo cammino</span>.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Rossana si portava dentro delle <span style="color: #ff0000;">carenze antiche</span>: era davvero una bimba a cui non era stato dato il nutrimento affettivo necessario per crescere, e che aveva tirato avanti con molta fatica sotto le spoglie di un vecchio gnomo rinsecchito avaro e senza amici, finché non era crollata di fronte a una difficoltà della vita che l’aveva spogliata di quelli che credeva fossero i suoi unici tesori: i suoi successi professionali.  </span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Per riprendere il suo <span style="color: #ff0000;">percorso</span> <span style="color: #ff0000;">di vita</span> e per riuscire ad <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">allacciare dei</span> rapporti affettivi paritari </span>con gli altri le occorreva innanzitutto trovare un luogo simbolico dove poter <span style="color: #ff0000;">completare la sua crescita <span style="color: #333399;">naturale</span> </span>e anche una simbolica “madre buona” che la aiutasse in quel momento di grande difficoltà.</span></strong>   </p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia e di consulenza e conduce corsi e seminari  <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong> <strong><span style="color: #333399;">  </span></strong></p>
<div><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></div>
<div><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span> in cui c&#8217;è anche  &#8221; Come curare con la fiaba  la tachicardia,  l&#8217;  impotenza,  i disturbi della pelle  e  &#8220;A che cosa serve inventare una fiaba&#8221;, &#8221; Fiaba e guarigione&#8221;  &#8220;Perchè raccontare fiabe ai bambini&#8221; , &#8220;I mostri delle fiabe spaventano i bambini? &#8221; , &#8220;Come usare le fiabe a scuola&#8221;  e il 1° capitolo dei libri &#8220;Guarire con una fiaba&#8221;  e &#8220;Che cos&#8217;è la medicina psicosomatica&#8221; </span></strong></div>
<div><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong> </div>
<div><strong><span style="color: #ff0000;"><a title="Corso Guarire con le fiabe" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-fiaba/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">CORSI SULLA TERAPIA CON LE FIABE</span> </a>   <span style="color: #333399;">con programma dettagliato</span></span></strong></div>
<div><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><a title="Corso di psicosomatica" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-psicosomatica/" target="_self"><span style="color: #ff0000;">CORSI DI PSICOSOMATICA </span></a>   con programma dettagliato</span></span></strong></div>
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		<title>Attacchi di Panico: caso di guarigione</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 11:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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UN CASO DI GUARIGIONE
DAGLI ATTACCHI DI PANICO
CHE FA CAPIRE BENE
COME SI RISOLVONO
E PERCHE&#8217; SI PRESENTANO.
 
Annamaria è una giovane donna che soffre di attacchi di panico e sta rischiando di rovinarsi la vita, perché nel tentativo di evitare le situazioni in cui le sono capitati ha ridotto notevolmente le sue attività sociali e le iniziative di studio e di lavoro. Vediamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">UN CASO DI GUARIGIONE</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DAGLI ATTACCHI DI PANICO</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CHE FA CAPIRE BENE</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">COME SI RISOLVONO</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">E PERCHE&#8217; SI PRESENTANO.</span></h2>
<p> </p>
<p><span style="color: #333399;">Annamaria è una giovane donna che soffre di <strong>attacchi di panico </strong>e sta rischiando di rovinarsi la vita, perché nel tentativo di evitare le situazioni in cui le sono capitati ha ridotto notevolmente le sue attività sociali e le iniziative di studio e di lavoro. Vediamo come sono cominciati.</span></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">L’ESORDIO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;">Era una mattina che sembrava come un’altra, quando guidando per andare al lavoro Annamaria si è sentita sopraffare da un <strong>terrore incontrollabile</strong>: era in macchina e le sembrava di soffocare e di perdere il controllo. Avrebbe voluto uscire dalla vettura, ma era in mezzo al traffico e questo ha peggiorato ancora di più il suo stato di terrore. Ma è riuscita comunque ad arrivare al lavoro e pian piano la situazione si è normalizzata. Lasciandola comunque spaventatissima.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Qualche giorno dopo era a cena fuori con il fidanzato e alcuni amici, quando è successo di nuovo: non riusciva a star lì, aveva addosso una agitazione senza motivo e sentiva di <strong>star per svenire o per vomitare</strong>. Non sapeva come fare per andarsene di corsa senza spiegare il perché, e non era neppure sicura che le gambe le avrebbero retto per uscire dal locale o di riuscire a guidare fino a casa. Così ha detto di non aver digerito e ha preso un taxi al volo.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Dopo un paio di settimane le è successo sul lavoro: <strong>presa dal panico le girava la testa e</strong> <strong>non riusciva a respirare</strong>. Memore degli episodi precedenti ha avuto ancora più paura: ha cercato di tener duro sul momento ma il giorno dopo si è messa in malattia con una scusa.</span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> LO STATO ATTUALE</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span><span style="color: #333399;">Adesso Annamaria ha il <strong>terrore di tutto</strong>. Al lavoro ci và, ma preoccupatissima di sentirsi male e molte mattine si dà per malata temendo di avere una crisi quando sarà in ufficio. La sua posizione professionale ne sta risentendo perché non  sono più giustificabili tante assenze per continue influenze e lei non vuole dire a nessuno la vera  ragione. Anzi il cercar di nasconderla le causa un&#8217; ansia ancora maggiore.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Ha tagliato del tutto le uscite sociali per <strong>paura di sentirsi male</strong> al ristorante: sono mesi che non esce più a divertirsi ed evita tutti i luoghi affollati.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Anche guidare è diventato un problema e se può <strong>si fa accompagnare</strong> dalla madre o dal fidanzato, il ché genera una situazione pesante per tutti e la mette nella parte  della povera handicappata.</span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">INIZIO DELLA TERAPIA</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;">Annamaria all’inizio <strong>parla solo di sintomi e di terapie farmacologiche</strong> che non funzionano e devo fare una bella fatica per uscire da questo ambito che non ci porta da nessuna parte.  </span></p>
<p><span style="color: #333399;">Un bel giorno produce una immagine che la sconvolge ma che almeno è utile: <strong>un vulcano che scoppia</strong> e che distrugge tutto! Un’ immagine intensa e molto carica emotivamente: un gran boato e tutte le case e la vita che c’erano prima vengono travolte dalla lava e spariscono.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Parliamo cautamente del <strong>significato di questa visione</strong> e finalmente Annamaria ‘esplode’ verbalmente: non le va bene proprio niente della vita che sta facendo!</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Due anni prima, mentre stava finendo l’università con una certa fatica, era stata convita dai familiari ad accettare il primo lavoro che le avevano offerto: un <strong>lavoro che non le piaceva</strong> e che era molto noioso e senza prospettive, ma sembrava abbastanza sicuro con i tempi che corrono.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Anche <strong>del fidanzato si era stufata</strong> da un pezzo perché sessualmente non si trovava bene, ma anche qui stesso discorso: “ era un bravo ragazzo con serie intenzioni e con i tempi che corrono…”</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Risultato del tutto: era praticamente <strong>incastrata in una prospettiva di vita</strong> che non la convinceva per niente e che si stava facendo definitiva, ma che le sembrava ragionevole sopportare anche se non la faceva felice.</span></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">LA TERZA VIA</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;">Quando le alternative sono troppo drastiche la <strong>paura di scegliere e di sbagliare</strong> paralizza la decisione e si genera uno stato di stallo doloroso. Questa era la situazione di Annamaria: il lavoro attuale non le piaceva ma lascialo sembrava folle senza avere delle alternative; il fidanzato le risultava molto noioso ma non si sentiva di lasciarlo senza avere dei solidi motivi. Così sentiva di stare andando ineluttabilmente verso un matrimonio e una posizione lavorativa che non voleva, ma che sembravano ‘il meglio’ date le circostanze…</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Mi ha molto colpito <strong>la</strong> <strong>giustificazione</strong> che portava per tutto: ‘con i tempi che corrono’….</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Ma quali ‘tempi che corrono’?  Sì, è vero che c’è la crisi e ci sono difficoltà di impiego ma trovare un lavoro soddisfacente non è mai piovuto dal cielo. Sì, è vero che ci sono difficoltà nelle relazioni tra uomini e donne, ma un matrimonio senza amore è ancora meno sopportabile oggi di ieri…</span></p>
<p><span style="color: #333399;">La difficoltà di Annamaria stava nel porsi di fronte degli <strong>out-out troppo rigidi</strong> che la bloccavano: o quel lavoro o la disoccupazione, o quel fidanzato o la solitudine…</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Così facendo si costringeva all’ <strong>accettazione controvoglia o all’esplosione vulcanica</strong> devastante.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Ci sono altre maniere di porsi di fronte alle scelte: non o/o ma e/e  e aprire attivamente il <strong>campo delle alternative</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong> </strong><strong>LA SOLUZIONE</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;">Annamaria ha iniziato <strong>prendendo atto della situazione in cui era</strong>. Così è ora e così mi sento. Ha iniziato ad ascoltare e ad accettare le sue emozioni esattamente per quelle che erano, invece di  far finta di niente e cercar di tirare avanti. Già il semplice rendersi pienamente conto della sua sofferenza per la situazione  in cui si trovava, ha fatto sì che  gli attacchi di panico diminuissero notevolmente ancor prima di trovare una via d&#8217;uscita.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Ma non era comunque un granché come situazione… e allora? Uno si deve pur chiedere se c’è qualcosa che può fare per andare nella direzione desiderata: come <strong>aprire il campo alle possibilità</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Nel caso di Annamaria le idee le sono venute spontaneamente: altro che chiudersi in casa e farsi accompagnare dal fidanzato! Giusto il contrario: uscire, mandare curriculum in giro, ipotizzare alternative…. E <strong>le cose sono successe</strong>:  ha trovato una borsa di studio per riprendere l’università e lì ha conosciuto un partner molto più interessante.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Quel che è successo in questo caso non è generalizzabile, perché ogni persona è unica nelle sue difficoltà come nella maniera di uscirne, ma quel che vale per tutti è che gli attacchi di panico ci mostrano che non stiamo andando nella direzione che fa per noi. E&#8217; inutile opporsi o cercar di combatterli&#8230;  è invece importante ascoltarne il messaggio perché spesso ci guida in delle <strong>trasformazioni di vita</strong> fondamentali e positive.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #333399;"><strong>Paola Santagostino</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span></strong>: Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia e consulenza e conduce corsi e seminari:     <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it"><strong>contatto@paolasantagostino.it</strong></a>    02  6555635</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Questo articolo fa parte di una serie </strong></span><span style="color: #333399;"> in cui trovate anche<strong>:</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><a title="caso guarigione ansia" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/ansia3/" target="_blank">&#8220;Un caso di guarigione dall&#8217;ansia&#8221;</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><a title="Come comportarsi durante gli attacchi di panico" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/attacchi-di-panico/ " target="_blank"><strong>&#8220;Come comportarsi durante gli attacchi di panico&#8221;</strong></a></span> </span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><a title="Come liberarsi dall'ansia" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/ansia-2" target="_blank">&#8220;Per liberarsi dall&#8217;ansia che fare?&#8221;</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><a title="Risolvere attacchi di panico" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/come-risolvere-gli-attacchi-di-panico/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">&#8220;Come Risolvere gli  Attacchi di panico&#8221;</span></a></span></span><a title="Risolvere attacchi di panico" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/come-risolvere-gli-attacchi-di-panico/" target="_blank"></a></span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><a title="Come comportarsi durante gli attacchi di panico" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/attacchi-di-panico/ " target="_blank"><strong></strong></a></span> </p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
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		<title>Come Risolvere gli Attacchi di Panico</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come risolvere gli attacchi di panico:ascoltare il messaggio di dio Pan. Psicologia del panico: energia, istinti, sessualità. Come curare gli attacchi di panico con le immagini ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">COME RISOLVERE GLI </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">ATTACCHI DI PANICO: </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CONTATTO CON L&#8217;ENERGIA PROFONDA,</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">SPAZIO ALL&#8217;ISTINTIVITA&#8217;,</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">LIBERARE LA SESSUALITA&#8217;.</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Tutti presi a combattere gli attacchi di panico spesso si perde il senso del loro significato positivo. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Chi soffre di attacchi di panico pensa solo a liberarsene più in fretta possibile: se esistesse una pillola per farli sparire non esiterebbe un attimo. Ma la pillolina magica non c&#8217;è e lottandoci contro</strong></span><span style="color: #333399;"><strong> come se fossero un’invasione aliena si peggiorano le cose e si rischia di non cogliere il messaggio che stanno inviando: un messaggio importante perché indica che dobbiamo cambiare qualcosa di più profondo nella nostra vita. Ascoltandolo invece se ne vanno&#8230;</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;"> SINTOMI DEGLI ATTACCHI DI PANICO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Gli attacchi di panico sono una specie di esplosione, di corto circuito energetico. L’energia che nasce dalle profondità del corpo prende il sopravvento e si muove di sua volontà e fuori da ogni controllo, il ‘panico’ durante gli attacchi non è paura di qualcosa o di qualcuno: è panico allo stato puro. Il cuore va a mille, il respiro si fa affannoso, la sudorazione abbondante e spesso c&#8217;è un senso di vertigine: la paura è di star per morire o di impazzire, paura di  svenire o di perdere il controllo… </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>A differenza degli attacchi d’ansia quelli di panico sono molto più intensi ma brevi: durano solo pochi minuti e giungono all’improvviso senza motivo apparente.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;"> L&#8217;ARRIVO DEL DIO PAN</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Vediamo chi è questo mitologico dio Pan,  da cui il “panico” prende il nome, perché si narra che quando qualcuno lo disturbava emetteva delle urla così spaventose che il malcapitato fuggiva in preda al terrore… e tanta paura generava Pan con le sue grida che a volte si spaventava persino lui!</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Pan è il dio della natura anzi è lo spirito stesso della natura in tutte le sue forme.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>E’ il dio selvaggio che rappresenta il divino presente in ogni forma di vita naturale: dio della vegetazione e dei boschi, dei ruscelli e degli animali, il dio della parte istintiva dell’uomo.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Un dio selvaggio  raffigurato con l’aspetto di un essere per metà umano e per metà animale: con il volto e il torso muscoloso di un uomo e la parte inferiore caprina con le gambe ricoperte di pelo: con corna e zoccoli ricorda molto le raffigurazioni medioevali del diavolo.  E infatti è stato avvicinato al diavolo del sesso e delle passioni perché è un dio dalla prorompente sessualità. Abita le foreste e le grotte, lo si ritrova vicino ai ruscelli e in fondo agli abissi, vaga nei boschi attorniato da ninfe, danzando e suonando il suo caratteristico strumento: una specie di flauto a sette canne da cui trae note dolcissime e conquista le ninfe&#8230;  Diverte gli dei dell’Olimpo ed è particolarmente caro a Dioniso.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">COME STA IL DIO PAN CHE E&#8217; DENTRO DI NOI? </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Dio Pan rappresenta la natura anche &#8216;dentro&#8217; di noi:  l’istinto la passione la sessualità e l’energia primitiva.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Chi soffre di attacchi di panico spesso sembra aver perso contatto con questi aspetti della propria natura più profonda ed essersene allontanato parecchio per condurre una vita fin troppo regolamentata e anche troppo identificata con la superficie del proprio essere. Intendo dire che ‘in superficie’ tutti indossiamo una specie di maschera fatta di convenzioni e ruoli, atteggiamenti e comportamenti socialmente adeguati e obbiettivi convenzionali. Ma alcuni rimangono completamente ingabbiati nella superficie e perdono il contatto con la parte più profonda, dove ancora vive la nostra anima naturale e dove risiede la fonte dell’energia istintiva. E’ un aspetto di sé che a molti fa paura e si comportano come se in loro albergasse un mostro primordiale da tenere costantemente sotto controllo. Forse è proprio questa parte tenuta troppo in catene che esplode nell’attacco di panico: il dio Pan rinnegato e imprigionato si fa sentire con le sue urla bestiali…</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong> LA RIBELLIONE DELLA NATURA SELVAGGIA</strong><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Sembra che gli attacchi di panico colpiscano maggiormente chi si è appiattito in una vita fatta di regole e di apparenze: in un quotidiano sempre uguale e senza sorprese che ha perso tutta la sua magia. Una forma di rigidità del controllo che non lascia spazio alla spontaneità della vita emozionale e che rifiuta completamente la parte selvaggia che c’è in tutti noi.  La trasformazione che dio Pan chiede con le sue urla è forse quella di riservargli uno spazio  nella nostra vita.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Anche rispetto alla sessualità già Willhelm Reich  sottolineava che &#8220;eccitazione e angoscia&#8221; sono le due  vie opposte che può prendere l’energia sessuale a secondo che sia libera di fluire oppure imprigionata. E l’attacco di panico è stato avvicinato da molti autori a un’esplosione fisica di quell’energia che non si scarica per assenza di orgasmo: il dio Pan della sessualità irrompe a richiedere la sua parte.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>In senso metaforico potremmo dire che quando l’energia naturale della vita non scorre più, nel grigiore di un’esistenza quotidiana congelata da divieti e inibizioni, dio Pan irrompe a travolgere tutto e a mandare all’aria ogni stabilità.</strong></span></p>
<p> <span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">UNA PATOLOGIA NELLA PATOLOGIA &#8230;</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Un ulteriore aspetto drammatico degli attacchi di panico è che proprio dove molti segni indicherebbero la necessità di riaprire le porte al libero fluire dell’energia vitale, darsi nuove prospettive e sciogliere alcune rigidità, invece chi ne soffre tende a fare proprio il contrario: si richiude in casa per paura di uscire, evita ambienti e contatti, si fa accompagnare a ogni passo …</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>In senso figurato cerca di sbarrare porte e finestre contro le irruzioni di Pan e di schierare un esercito di difensori…</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>E questo genera una &#8216;patologia nella patologia&#8217; perché se l’attacco di panico dura pochi minuti invece i comportamenti di evitamento si protraggono per mesi o addirittura anni: eintanto lo spazio vitale si fa ancora più angusto e  l’energia è ancora più costretta.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">LA VIA DELLA RIAPPACIFICAZIONE</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Ma Pan è anche il dio dei sogni. Il dio dell’incubo sicuramente: dell’incubo che ci fa svegliar di notte con il cuore in gola travolti dal panico.. Ma come dice Jung è nell’incubo che la nostra parte oscura fa la sua prima comparsa, come un nemico all’inizio, ma che diviene via via più familiare e infine rivela i suoi tesori.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Si dice che dio Pan come gli antichi medici esclepiadi curasse attraverso i sogni…</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>E sogni immagini fantasie sono una via per riaccogliere dio Pan nella nostra vita e trovargli uno spazio. Pan è terrifico come lo sono le grandi forze sotterranee, come lo è la natura selvaggia nella sua infinita potenza, come lo è ogni incontro con il sacro e il divino: sconvolgenti per la mente e sconvolgenti per gli equilibri consueti. Ma anche apportatori di vita e indicatori di nuove direzioni che possono rivelarsi infinitamente preziose e cambiarci l’esistenza.</strong></span><strong><span style="font-family: Verdana; color: red; font-size: 8.5pt;"> </span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia e consulenza e conduce corsi e seminari: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it ">contatto@paolasantagostino.it</a>   </strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie </span>in cui c&#8217;è anche:  &#8221;Istruzioni su come comportarsi durante gli attacchi di panico&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/attacchi-di-panico/">www.pensieroecorpo.it/attacchi-di-panico/</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">CORSI</span> sulle T<span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">ecniche per</span> </span><span style="color: #ff0000;">LIBERARSI DALL&#8217; ANSIA <span style="color: #333399;"> </span></span><span style="color: #333399;"> </span>nella pagina  a lato <a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/">www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/</a></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana; color: red; font-size: 8.5pt;"> </span></strong></p>
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		<title>Istruzioni durante gli Attachi di Panico</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 11:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attacchi di panico: come comportarsi quando avvengono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h1><span style="color: #333399;">GLI ATTACCHI DI PANICO</span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">SPAVENTANO A MORTE: </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">COME COMPORTARSI MENTRE </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">SUCCEDONO? </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;"> </span></h1>
<p><strong><span style="color: #333399;">Gli attacchi di panico fanno molta paura a chi li ha perché pensa di star per morire… </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma in realtà  non uccidono nessuno e cessano in pochi minuti, il danno vero sta invece in tutte le attività che non si fanno più per paura di averli di nuovo: non si va più in giro da soli se non accompagnati, non si va al ristorante e nei luoghi affollati, non si usa più l’auto né il treno: un vero incubo!</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Vediamo quali sono i sintomi le cause e i comportamenti più utili per risolverli.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">I SINTOMI</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Gli attacchi di panico sono davvero spaventosi perché in un attimo il cuore va  a mille, l’angoscia attanaglia la gola, il respiro manca e la testa gira, lo stomaco si aggroviglia, si pensa di star per svenire se non di star proprio per morire. E accadono all’improvviso.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>Le conseguenze non sono di tipo fisico ma comportamentale.</strong></span><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>La prima volta accadono in una specifica ‘situazione’ e così chi ne soffre in seguito cerca di evitarla: se è successo al ristorante non esce più a cena, se era in macchina ha il terrore di guidare da solo, se era al supermarket non ci entra più… La conseguenza forse più drammatica  è che dato che il primo attacco di panico spesso avviene ‘fuori casa’ chi lo ha sperimentato si rintana al sicuro e ha paura a uscire: il ché peggiora molto le cose perché la dinamica e le motivazioni indicano che la soluzione starebbe proprio nella direzione opposta…</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LE CAUSE</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Non voglio parlar di ‘cause’ perché sarebbe davvero troppo riduttivo e meccanico e anche fuorviante. Ma guarda caso gli attacchi di panico avvengono in condizioni esistenziali in cui si è troppo (e non troppo poco) soggetti alla fascinazione di una sicurezza abitudinaria e soffocante. Accadono a chi è soggetto a un controllo molto pressante e non a chi ne è fin troppo esente&#8230;</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">I COMPORTAMENTI DA TENERE SUL MOMENTO</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Se si cerca di resistere agli attacchi panico o di far finta di star bene si peggiorano solo le cose: non è questa la strada. Vediamo alcuni comportamenti pratici e lascio al prossimo articolo il parlare delle soluzioni più profonde:</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">1)      non sdraiarsi: peggiora i sintomi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">2)      non far finta di niente: peggiora i sintomi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">3)      non cercar di combattere: peggiora i sintomi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">4)      prender aria fresca: quasi sempre aiuta</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">5)      far due passi: quasi sempre aiuta</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">6)      respirare regolarmente: è la via per uscirne</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">7)      massaggiarsi la parte che fa male: aiuta molto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">8)      lasciarsi andare e aspettare che passi: aiuta molto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">9)      non scappare in modo incontrollato: peggiora le cose</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">10)  mettersi comodi ma defilati: aiuta molto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Gli attacchi di panico hanno delle ragioni più profonde  e per altro ottime e portatrici di sviluppi positivi importanti e benefici, se ne può parlare e vedere come  risolverli davvero ma per cominciare ho pensato che fosse utile dare qualche indicazione su comportarsi nell&#8217;emergenza&#8230;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica  tiene sedute individuali di terapia e consulenza e conduce corsi di psicologia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span>  in cui trovare anche &#8221; Come risolvere gli attacchi di panico&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/come-risolvere-gli-attacchi-di-panico/">www.pensieroecorpo.it/come-risolvere-gli-attacchi-di-panico/</a></span></strong><strong><span style="color: #333399;">  e altri articoli sull&#8217;ansia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">CORSI</span> su come <span style="color: #ff0000;">LIBERARSI DALL&#8217;ANSIA</span> nella PAGINA a lato <a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/">www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/</a></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
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		<title>Per Liberarsi dall&#8217;Ansia che fare?</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 11:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come liberarsi dall'ansia: le reazioni automatiche, le abitudini mentali e l'accumulo di tensione, che cosa fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #000080;"> </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">COMPRENDIAMO I MECCANISMI  </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">DELL&#8217;ANSIA  PER LIBERARCENE: </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">DISINNESCARE REAZIONI FISICHE, </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">CAMBIARE ABITUDINI MENTALI, </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">SCARICARE LA TENSIONE.  </span></h2>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">L’ansia è un disturbo tipicamente umano perché si basa sull&#8217;ampia capacità di pre-vedere e quindi anche di <em>pre-occuparsi</em> per eventi che forse non accadranno mai. </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Chi ne soffre avverte soprattutto fastidiosi sintomi fisici: il battito cardiaco che accelera, difficoltà di respirazione, le cosiddette &#8216;farfalle nello stomaco e gambe molli&#8217;, giramenti di testa e vertigini con la sensazione di star quasi per svenire, sudorazione abbondante etc&#8230; e intanto prova una grande angoscia e non ne vede motivo: come se  tutto stesse accadendo suo malgrado.. </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Vediamo di inquadrare l’ansia in un campo di significati un po’ più ampio che spieghi meglio come si produce e che cosa fare in merito. </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #ff0000;">LE REAZIONI  AUTOMATICHE DI FRONTE  A UN  PERICOLO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Per capirle dobbiamo fare una galoppata all’indietro nel tempo e parlare dei <em>meccanismi automatici  di reazione al pericolo</em> che si scatenano in noi come negli animali .  Gli animali hanno una capacità di previsione ridotta rispetto all’uomo: i pericoli che si trovano ad affrontare sono dei pericoli reali e presenti in quel momento, come una minaccia alla vita al territorio o alla prole. E sono pericoli che hanno una sorgente ben definita: un aggressore o un fenomeno naturale. </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Di fronte a tutta questa serie di <em>minacce alla sopravvivenza</em> abbiamo strutturato  nel corso di milioni di anni delle reazioni automatiche molto efficaci per fronteggiarle.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #333399;"><em>Le reazioni  più classiche sono</em>:</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;"> 1) <em>lottare o fuggire</em>: una rapidissima valutazione di forze produce una reazione attiva e tipicamente motoria: aggredire la fonte del pericolo oppure scappare via velocemente.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">2) <em>paralizzarsi</em>: di fronte a certi nemici è inutile cercar di fuggire o aggredire, è meglio provare a rendersi invisibili e sperar che si allontani.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">3)<em> arrendersi</em>: molte specie animali non uccidono un nemico che dà segni evidenti di resa: il combattimento è finito e non si infierisce…</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong></strong></span><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Tutte queste reazioni hanno il loro senso e a secondo della circostanza <em>sono efficaci di fronte a una minaccia fisica alla sopravvivenza</em>.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #ff0000;">I  PERICOLI  PENSATI</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Le minacce alla sopravvivenza sono una situazione comune per <em>gli uomini e le donne di oggi</em>? Neanche per sogno! La maggior parte delle persone passa l’intera vita senza neanche mai sfiorare una situazione di vero pericolo per la propria sopravvivenza. E quando un pericolo di questo tipo esiste nell’immediato non c’è proprio il tempo per diventare ansiosi: si è troppo occupati a salvarsi la pelle!</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Che cosa viene minacciato allora<em> nella normale esistenza quotidiana</em>? Non la vita. Semmai si tratta di minacce all&#8217; immagine di sè o a qualcosa che ci è caro o che consideriamo ‘nostro’ in senso molto lato. Osserviamo le situazioni più comuni che <em>mettono ansia</em>: il rischio di fare una brutta figura, di perdere l’affetto o la stima di una persona cara, la possibilità di subire un danno economico….</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Non sono dei veri pericoli di vita e sono delle situazioni PENSATE e anche spostate nel futuro: sono <em>previsioni mentali di qualcosa di negativo</em> che potrebbe anche succedere.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Di fronte a questo tipo di minacce <em>le  nostre reazioni automatiche di difesa non sono efficaci</em>: non  possiamo fuggire o aggredire il cellulare con cui ci hanno dato una brutta notizia, e neanche paralizzarci e mostrargli la carotide in segno di resa servirebbe molto…  </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">I pericoli con cui abbiamo a che fare oggi sono <em>sopratutto dei pericoli pensati</em> e scatenati da stimoli e da notizie ricevuti  per lo più in forma verbale.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL CORPO REAGISCE</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E’ proprio questo che crea il problema: il nostro <em>corpo si prepara comunque a reagire alla minaccia</em>: l’aumento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria, del tono muscolare e dell’adrenalina in circolo sono adattamenti  eccellenti per prepararsi a lottare fisicamente o a fuggire, ma queste reazioni non vengono messe in atto e si percepisce solo una modificazione non voluta. E questo vale anche per le altre forme di reazione.</span></strong></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;"><em>L’ansia è una reazione rapidissima</em> : un flash di pensiero si è presentato alla nostra mente e ha inviato un segnale di pericolo: la reazione è partita e tutto si è svolto in maniera così veloce che non abbiamo una percezione chiara della sequenza ma solo degli effetti. Il coinvolgimento dell’amigdala e dell’ippocampo nello scatenamento delle reazioni ansiose ci dice che sono avvenute delle valutazioni primordiali di bene/male e di possibile pericolo associate ai ricordi che hanno attivato la risposta dei centri vegetativi.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #ff0000;">CHE FARE?</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>Che cosa fare allora?</strong></em><strong> Quel che fa la maggioranza della gente è assumere dei farmaci tipo benzodiazepine per calmarsi, ma questo non cambia i  meccanismi di pensiero che hanno generato l’ansia. L’effetto consiste in un intervento chimico sui sintomi e questo tipo di farmaci dà dipendenza e assuefazione. Possono funzionare nell’emergenza ma non possono essere assunti per tutta la vita per tamponare i risultati di una attitudine mentale a pre-occuparsi fuori luogo.</strong> </span></p>
<p><strong><span style="color: #003366;"><span style="color: #333399;"><em>Per liberarsi dall’ansia</em> occorre intervenire su tre fronti contemporaneamente:</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #003366;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">1) capire quale è esattamente la minacia nel momento presente e se è il caso mettere in atto delle azioni efficaci</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #003366;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">2) modificare l&#8217;abitudine mentale a preoccuparsi per eventi ipotetici, che mantiene in uno stato di costante allarme</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #003366;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">3) scaricare la tensione fisica già accumulata e imparare dei modi per non aggiungerne altra.</span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>PASSO PER PASSO </strong> </span></p>
<p><strong><span style="color: #003366;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Mi spiego meglio passo per passo:</span></span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL MOTIVO CONTINGENTE</span> : </strong><strong>occorre rendersi conto di che cosa  in realtà sentiamo minacciato in quel momento e mettere a punto  nuove modalità di reazione. Si tratta di un percorso che non possiamo sperar di delegare a una pillolina che faccia tutto il lavoro da sola<em>. </em>Risolvere gli stati d&#8217;ansia cronici vuol dire  riequilibrare il rapporto tra l&#8217;attività di pensiero e il corpo (che poveretto mette in atto dei meccanismi spontanei e naturali di reazione ai segnali di pericolo ancora utilissimi quando si tratta di una reale minaccia alla sopravvivenza!) ma che non è responsabile dei cambiamenti avvenuti negli ultimi centomila anni per cui adesso non dobbiamo fronteggiare l&#8217;aggressione una tigre ma ci preoccupiamo di cose che forse  potrebbero danneggiare la nostra immagine&#8230; Quale è esattamente il pericolo? Che cosa rischiamo di perdere? C&#8217;è qualcosa da fare qui e ora?</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">LE ABITUDINI MENTALI</span></strong><strong>: perché la cura duri nel tempo occorre modificare le abitudini mentali a pre-occuparsi costantemente, perchè la catena degli  <em>“ e se poi…”</em>  è davvero infinita e riusciremmo sempre scovare un nuovo motivo di preoccupazione&#8230; L’ironia della sorte è che una capacità di previsione che era intesa a proteggerci meglio ormai è andata ben oltre la sua funzione ed è diventata nociva: la capacità di immaginare situazioni future ci ha permesso di organizzarci meglio e l’intenzione ‘positiva’ della pre-occupazione era quella di non farci cogliere impreparati da eventi probabili.  </strong><strong>Ma nell’ansioso questo meccanismo è andato del tutto fuori misura e di fatto spreca moltissima energia a fronteggiare delle minacce ipotetiche e non gliene resta poca per gestire le situazioni reali: <em>l’energia impiegata a pre-occuparsi è tutta energia sottratta all’ occuparsi.</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">L&#8217;ACCUMULO DI TENSIONE  FISICA</span>: quando ormai si è creato un accumulo di tensione nel corpo si verificano anche delle reazioni a catena dovute allo stato di allarme mantenuto troppo a lungo. Allora occorre anche scaricare questo eccesso di stress pregresso nelle maniere più adatte a secondo del caso: ad esempio  qualche corsa veloce a volte può riuscire sfogare la tensione muscolare preparatoria di mille lotte e fughe mai avvenute&#8230;.  o delle tecniche di rilassamento possono  evitare di continuare a caricarne oltre&#8230;</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217;ANSIA AMICA</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">C&#8217;è un&#8217;ansia lieve o a momenti che è del tutto naturale e che proviamo tutti: teniamo a qualcosa &#8230; potrebbe andar male&#8230; il cuore batte più forte&#8230; E&#8217; una forma di energia spontanea e un segnale di emozione che si mescola con l&#8217;eccitazione e con il desiderio. </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">C&#8217;è anche un&#8217;ansia per così dire &#8217;esistenziale&#8217; legata alla nostra condizione umana: mille possibilità ci si offrono, mille strade e mille scelte: quale via prendere? Quest&#8217;ansia è stata chiamata da molti autori &#8217;il prezzo della nostra libertà&#8217;  a paragone degli animali che sono più vincolati di noi da reazioni istintive che offrono una gamma ridotta di possibilità.</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;">Ma qui sto parlando dell&#8217;ansia cronica o degli attacchi di ansia acuta, di quell&#8217;ansia percepita  soggettivamente solo con sintomi fisici. Anche questa ansia è una grande amica: ci indica qualcosa e qualcosa di importante da ascoltare&#8230; Chissà forse più in generale  non siamo molto in armonia con la nostra natura in quel periodo di vita&#8230;  forse è il modo in cui prendiamo le cose che è troppo carico di angoscia o forse è proprio il tipo di vita che stiamo facendo che non fa per noi. Se riusciamo ad ascoltare l&#8217;ansia, sempicemente percepirla quando accade, spesso rivela da sola il suo messaggio e ci dona un tesoro&#8230;</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia e consulenza e conduce  corsi: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span> in cui c&#8217;è anche &#8220; </span></strong><span style="color: #333399;"><strong> Esempio di guarigione di un caso di ansia grave&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/ansia3/">www.pensieroecorpo.it/ansia3/</a></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">CORSI</span> su come <span style="color: #ff0000;">LIBERARSI DALL&#8217;ANSIA</span> nella PAGINA  a lato <a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/">www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/</a></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong> </span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong> </span></p>
<p><span style="color: #003366;"><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></span></p>
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		<title>Un Caso di Guarigione dall&#8217; Ansia.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 11:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come guarire dall'ansia con tecniche di rilassamento fisico e mentale: un caso clinico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">COME LIBERARSI DALL&#8217;ANSIA? </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">ECCO UN CASO DI </span><span style="color: #333399;">GUARIGIONE </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DA UNO STATO GRAVE DI ANSIA  CRONICA.</span></h2>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;">Saverio era un giovane uomo che stava dando i numeri per l’ansia: <strong>non riusciva più a dormire e aveva continue crisi di tachicardia con mancanza di respiro vertigini e la sensazione di star  per svenire, un nodo allo stomaco e frequenti scoppi di diarrea. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Gli ansiolitici funzionavano poco</strong>: se ne prendeva la quantità prescritta non riusciva a calmarsi, ma se ne prendeva di più rimaneva intontito e non riusciva a lavorare. Così per gestire l’agitazione e la stanchezza fumava come un turco e beveva mille caffè al giorno (che lo facevano stare ancora peggio…) </span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Il motivo</strong> di tanta agitazione a lui sembrava del tutto ovvio:  lavorava in pubblicità e si era messo in proprio da poco quando è iniziata la crisi economica che gli ha fatto perdere parecchi clienti e temeva di finir a gambe all’aria. Così lavorava come un dannato per accontentare i pochi clienti rimasti, facendo delle corse impossibili contro il tempo e spremendosi le meningi anche di notte per farsi venire nuove idee. </span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL PUNTO DI ESPLOSIONE</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;">Sembrerebbe tutto molto spiegabile….  Ma&#8230;.   Ma il punto è che <strong>Saverio stava per esplodere! </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;">La situazione ormai aveva fatto cortocircuito e <strong>adesso era proprio l’ansia a impedirgli di funzionare</strong>: quando aveva le crisi non riusciva ad andar dai clienti e con tante notti insonni sulle spalle non era più lucido sul lavoro. Andando avanti così sarebbe davvero finito  a rotoli… (se non saltava in aria prima come una pentola a pressione!). Di rallentare o di prendersi una pausa non se ne parlava neanche: la sola idea lo mandava ancora più in tilt! </span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CORPO E MENTE</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;">In questi casi bisogna <strong>intervenire subito per mettere uno stop all’accumulo di tensione fisica</strong> che si sta facendo molto pericoloso: il corpo è la prima via. Ci sono molte tecniche di rilassamento muscolare e di respirazione adatte a distendere i nervi, ma quando si sono raggiunti questi limiti di scoppio vale la pena di abbinarle anche a del moto fisico vivace per scaricare tutta la tensione già accumulata nel tempo:  anche una corsa veloce può andar bene per cominciare. Gli <strong>effetti di questi esercizi si vedono in tempi brevi</strong> e impegnano pochi minuti al giorno se vengono eseguiti regolarmente. </span></p>
<p><span style="color: #333399;">Nel contempo bisogna intervenire per <strong>disinnescare i meccanismi mentali che generano ansia</strong> e uno stato di pre-occupazione costante: tutta l’energia impiegata a pre-occuparsi per il futuro è energia sottratta all’occuparsi del presente, sprecata per nulla, anzi con effetti dannosi. Anche su questo fronte ci sono moltissime <strong>tecniche per cambiare abitudini mentali</strong> e rimanere più radicati nel presente. </span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">LE IMMAGINI DEL MATTINO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;">Per esempio in questo caso  bisognava occuparsi soprattutto del risveglio al mattino: appena aperti gli occhi Saverio veniva assalito dalle preoccupazioni:  “Oddio devo far questo… e devo far quello…e quell’altro… … e se non faccio in tempo… e se poi non riesco … e se succede che…”. <strong>Nel giro di dieci minuti era già sopraffatto dall&#8217;ansia</strong> e dalla sensazione di non potercela fare. E l’ intera giornata era compromessa: andava in studio nervosissimo e scattava con i collaboratori, allora prendeva le gocce calmarsi ma poi si sentiva intontito e beveva tre caffè per svegliarsi, ma gli venivano le palpitazioni e allora prendeva altre gocce… e avanti così in un circolo chiuso molto pericoloso. </span></p>
<p><span style="color: #333399;">Abbiamo lavorato con delle <strong>visualizzazioni guidate</strong> e con una serie di immagini che sgorgavano spontanee o che provenivano dai sogni&#8230;. finchè l&#8217;ansia mattutina di Saverio non si è traformata in <strong>carica di energia utilizzabile</strong>: in fondo il suo lavoro gli piaceva molto ed era anche felice di essersi messo in proprio, ma l&#8217;aveva preso come una sfida &#8216;contro&#8217; tutto e contro tutti e anche contro se stesso e stava remando contro corrente invece di affidarsi al flusso della sua energia. </span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">EMERGENZA E PROFONDITA&#8217;</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;">Ci sono parecchie tecniche per gestire l’ansia.  Penso che bisogni distinguere tra un  <strong>intervento d’emergenza</strong> in cui occorre soprattutto interrompere i corti circuiti fisici e mentali e imparare ad affrontare le crisi d&#8217;ansia e a gestire i sintomi fisici, e invece <strong>un intervento in profondità</strong> per andare alle radici dell&#8217;ansia e alla situazione di vita che la produce. Si può considerare l’ansia  come un indicatore che al momento non si è in armonia  con la propria vita: a volte occorre aprire  prospettive del tutto  nuoveo e altre volte basta solo orientare diversamente l’energia disponibile. </span></p>
<p><span style="color: #333399;">Nel caso di Saverio prima abbiamo badato prima a <strong>ridurre l&#8217;esplosione delle reazioni fisiche e l&#8217;incessante lavorìo mentale </strong>in modo da riuscire a distendere il corpo e ritrovare il sonno necessario a recuperare le forze. E poi con un po&#8217; più di calma abbiamo potuto <strong>andare alle radici di tanta angoscia,</strong> che nel caso di Saverio erano legate a una <strong>valutazione di sè</strong> e del suo valore basata unicamente sul successo professionale: cosa che lo faceva sentire sempre sul filo del rasoio e sull&#8217;orlo del disastro. Questa visione di se stesso e della sua realtà gli faceva vedere catastrofi anche dove non c&#8217;erano, ma soprattutto appiattiva la sua esperienza di vita e lo allontanava da un contatto vitale con parte più profonda di sè.</span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia e consulenza e conduce corsi: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie </span>in cui c&#8217;è anche <a title="Per liberarsi dall'ansia che fare?" href="http://www.pensieroecorpo.it/ansia2/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">&#8221; Per liberarsi dall&#8217;ansia che fare?&#8221;</span> </a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="CORSO CON TECNICHE PER LIBERARSI DALL'ANSIA" href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">CORSI CON TECNICHE PER </span></a></span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="CORSO CON TECNICHE PER LIBERARSI DALL'ANSIA" href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">LIBERARSI DALL&#8217;ANSIA</span></a></span> </span>in  <a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/">www.pensieroecorpo.it/programma-ansia/</a></span></strong></p>
<p><strong> </strong> </p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Iniziano gli Aperitivi Filosofici</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 20:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aperitivi filosofici a Milano: ogni lunedì sera conferenza di filosofia e cena. Partecipano: Salvatore Veca, Laura Boella, Giorgio Galli, Roberto Radice, Giovanni Boniolo, Giulio Giorello, Edoardo Boncinelli, Michele Di Francesco, Ronberta De Monticelli, Tina Faglia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h2><span style="color: #333399;">DAL 25 GENNAIO RIPRENDONO </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">GLI APERITIVI FILOSOFICI:</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">TUTTI I LUNEDI&#8217; SERA A MILANO</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">QUANDO VOLETE VENIRE</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">SIETE BENVENUTISSIMI!</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<p><span style="color: #333399;">Carissimi amici,</span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">eccovi il programma degli Aperitivi Filosofici del 2010!</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;">Ricominciamo lunedì prossimo 25 gennaio</span></p>
<p><span style="color: #333399;">come sempre da <strong>Mangiarini Toscani in Viale Pasubio 8 a Milano</strong>:</span></p>
<p><span style="color: #333399;">dalle <strong>19.00 alle 20.30 si ascolta una bellissima conferenza</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>e poi si cena tutti insieme!</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;">Anche questa volta siamo miracolosamente riusciti a mantenere una certa omogeneità nei <strong>temi che vengono via via approfonditi</strong> da punti di vista diversi, permettendoci così di avere una visuale molto più ampia dell&#8217;argomento trattato.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Il tema che affronteremo diffusamente nella prima parte degli incontri è quello dell&#8217;Etica e inizia il Prof. <strong>Roberto Radice</strong> dandoci una inquadratura storica di come è stata intesa  l&#8217;etica nella filosofia antica, segue </span><span style="color: #333399;">una benvenutissima relazione del Prof. <strong>Salvatore Veca</strong> sulla diversità tra sapere scientifico e riflessione filosofica (un tema che da tempo ci veniva chiesto di approfondire) e poi un vivacissimo intervento  di <strong>Giorgio Galli</strong> su &#8230; filosofia e etica applicata: Stalin era un pazzo criminale o un filosofo? In seguito <strong>Laura Boella</strong> ci parlerà degli esperimenti sull&#8217;etica e <strong>Giovanni Boniolo</strong> toccherà il tema molto discusso di come vengono prese oggi le decisioni critiche.</span></p>
<p><span style="color: #333399;">Nella seconda parte degli incontri amplieremo i temi legati all&#8217;Io e alla coscienza: <strong>Giulio Giorello</strong> ci parlerà di lussuria e conoscenza, <strong>Edoardo Boncinelli</strong> e <strong>Michele Di Francesco</strong> terranno un interessantissima sequenza sull&#8217;Io, <strong>Roberta De Monticelli</strong> tratterà di libertà e  di scelta in filosofia e <strong>Tina Faglia</strong> arricchirà il tema dell&#8217;io le sue funzioni e la libertà, approfondendone gli aspetti psicologici e le conseguenze nella pratica clinica.</span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Vi aspetto entusiasti e numerosi come sempre per una splendida stagione 2010!</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"> Un abbraccio a tutti!  </span></p>
<p><span style="color: #333399;">Paola Santagostino  </span></p>
<h1><em><span style="color: #333399;"> </span></em></h1>
<h1 style="text-align: center;"><em><span style="color: #333399;">Aperitivi filosofici</span></em></h1>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">ogni lunedì sera a Milano</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">da “ Mangiarini Toscani ”  in Viale Pasubio 8 </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">dalle 19 alle 20.30 si ascolta una conferenza interessante </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">tra bruschette gustose e bocconcini sfiziosi </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">e poi si può continuare a discuterne</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">per tutta la serata</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">cenando insieme e  facendo amicizia </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">Una proposta del tutto nuova </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">per mettere insieme lo stimolo culturale </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">con il piacere della socializzazione:</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">un momento di incontro tra amici </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">reso più stimolante dall’ascolto</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;"> di un  tema pieno di spunti  su cui scambiarsi opinioni</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">‘Aperitivo’</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;"> perché  stuzzica anche l’appetito intellettuale</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;"> a saperne di più, trattando gli argomenti </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">in modo vivace e introduttivo</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">‘Filosofico’ </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">perché mette in atto la filosofia </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">come buona abitudine a far funzionare il cervello</span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">E certo è bello </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">anche divertirsi insieme </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;"> </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #333399;">Per informazioni:  </span><a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it"><span style="color: #333399;">contatto@paolasantagostino.it</span></a></em></strong><strong><em><span style="color: #333399;">    02.6555635  </span></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></em></p>
<h1 style="text-align: center;"><em><span style="color: #333399;">Programma 2010</span></em></h1>
<p><em><span style="color: #333399;"> </span></em></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>25 gennaio “L&#8217; Etica nella filosofia antica” Prof. Roberto Radice</strong>, Docente</em><em><strong> </strong>Filosofia Antica Università Cattolica, autore moltissimi testi tra cui ‘Oikeiosis: ricerche sul fondamento del pensiero stoico e sulla sua genesi’e ‘Stoici antichi: tutti i frammenti’.</em>  </span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>1 febbraio “ Una riflessione sui rapporti tra sapere scientifico e indagine filosofica ” Prof. Salvatore Veca</strong></em><em>, Docente ordinario di Filosofia Politica allo IUSS di Pavia e autore di moltissimi testi filosofia, tra cui il recente ‘Dizionario minimo’.</em></span></p>
<p><em><span style="color: #333399;"><strong>8 febbraio “ Stalin: un pazzo criminale o un filosofo marxista?” Prof. Giorgio Galli</strong>, Docente Sociologia Università Genova, noto storico e politologo autore di moltissime opere tra cui il recente: ‘Stalin e la sinistra: parlarne senza paura’.</span></em></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>15 febbraio “ L’etica per esperimenti ” Prof. Laura Boella</strong>,</em><em><strong> </strong>Docente di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Milano, autrice libri tra cui:‘Sentire l’altro: conoscere e praticare l’empatia’ e ‘Neuroetica: la morale prima della morale’.</em><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>22 febbraio</strong> </em><strong><em>“Etica oggi: deliberazione e scelta etica” Prof. Giovanni Boniolo</em></strong> <em>Docente Filosofia della Scienza Facoltà Medicina Università Milano e IFOM Istituto Firc Oncologia Molecolare, autore di ‘Contro la democrazia del parlare vuoto’.</em></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>1 marzo</strong> </em><strong><em>“ Lussuria e conoscenza ” Prof. Giulio Giorello</em></strong><em>,</em> <em>Titolare cattedra Filosofia della Scienza Università Milano, Direttore ‘Scienza e idee’, autore di moltissimi libri tra cui i recenti:‘Lo scimmione intelligente’ ‘Lussuria, la passione della conoscenza’.</em></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>8 marzo  “ Che fine ha fatto l’Io? ” Prof. </strong> </em><strong><em>Edoardo Boncinelli</em></strong><em>,</em><strong><em> </em></strong><em>Docente di Biologia e Genetica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, famoso genetista e  autore di moltissimi libri tra cui appena uscito: ‘Mi ritorni in mente’.</em></span></p>
<p><em><span style="color: #333399;"><strong>15 marzo “Che fine ha fatto l’Io parte seconda: la vendetta” Prof. Michele di Francesco</strong>, Preside Facoltà di Filosofia Università Vita-Salute e Docente Filosofia della mente, moltissimi testi tra cui ‘Il soggetto:scienze della mente e natura dell’io’</span></em></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong> 22 marzo: “La libertà e la scelta nella riflessione filosofica” Prof. Roberta De Monticelli</strong>,</em><strong><em> </em></strong><em>Docente ordinario di Filosofia della persona Università Vita-Salute Milano, autrice moltissimi libri tra cui ‘La novità di ognuno’ e ‘Ontologia del nuovo’.</em></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>29 marzo: “Il funzionamento dell’Io tra libertà e malattia” Dott.ssa Tina Faglia</strong></em> <em>Psicoanalista e Psicoterapeuta, attività clinica e Formatrice Istituzionale, esperta di dinamiche relazionali e di patologia del puerperio e della maternità. </em></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em><strong>Dott.ssa Paola Santagostino  </strong><a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it"><strong>contatto@paolasantagostino.it</strong></a>    <strong>02 6555635</strong></em></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><em><span style="color: #ff0000;">Sugli Aperitivi filosofici potete leggere anche:</span></em></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a title="Aperitivi filosofici:il senso di questa iniziativa" href="http://www.pensieroecorpo.it/aperitivi-filosofici/aperitivi-filosofici-progetto/" target="_blank">&#8221; Il senso di questa iniziativa&#8221;</a></span></em></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><em><span style="color: #333399;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a title="Che cosa è per te il Natale?" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/natale/" target="_blank">&#8221; Che cosa è per te il Natale?&#8221;</a></span></em></strong></span></em></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a title="Aperitivi filosofici Programma 2007-2009" href="http://www.pensieroecorpo.it/aperitivi-filosofici/programma/" target="_blank">&#8220;Programma completo degli Aperitivi Filosofici 2007-2009&#8243;</a></span></em></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><em></em></span> </p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Fiaba che Cura la Pelle</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 18:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[CASI di GUARIGIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[La fiaba della pelle: raccontare una storia come forma di terapia. Fiaba terapia e uso delle fiabe in psicoterapia e psicosomatica:caso clinico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.pensieroecorpo.it/wp-content/uploads/2010/01/Paola-foto-classica-sito-vecchio.jpg"></a> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">A COSA SERVE INVENTARE UNA FIABA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">PER  GUARIRE DA UNA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">MALATTIA DELLA  </span><span style="color: #333399;">PELLE?</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">QUI C&#8217;E&#8217; LA FIABA INVENTATA</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DA SANDRO, CHE SOFFRIVA</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DI UNA RARA FORMA DI ECZEMA</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">E SI CAPISCE QUANTO  E&#8217;</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">SERVITA NELLA </span><span style="color: #333399;">TERAPIA&#8230;</span> </h2>
<p><strong><span style="color: #333399;">“ C’era una volta un cavaliere valoroso, che viveva passando di battaglia in battaglia. Aveva un cavallo nero come il carbone e una corazza d’acciaio lucente.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Un giorno vagava tra valli e foreste, senza una meta precisa, in cerca della sua prossima avventura, quando s’imbatté in uno strano cartello: “ Qui inizia il regno senza tempo ”. Si guardò intorno, ma a parte il cartello null’altro indicava i limiti di un regno. Il cavaliere procedette incuriosito a bassa andatura, e vide una porta, un grande portale d’acciaio con ancora quel cartello: “ Qui si entra nel regno senza tempo ”. Il cavaliere volle varcare quella strana soglia. Si aggirò attento nella valle erbosa che gli si apriva dinanzi, ma non vedeva traccia di esseri umani. Vagò in qua e in là per tutto il giorno e al calare della sera si fermò a riposare sotto un albero.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La notte era tiepida e dolce, il cavaliere si sentiva molto stanco e spossato. La corazza gli pesava tremendamente. Avrebbe voluto toglierla, liberarsene per sempre e procedere leggero. Ma aveva paura. Aveva una terribile paura. Senza corazza era indifeso. Ogni nemico avrebbe potuto attaccarlo e ferirlo, e poi con la corazza era un cavaliere, senza corazza chi era lui? Cosa avrebbe fatto nella vita senza la sua armatura e il suo destriero? Con questi pensieri si addormentò.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Al mattino si svegliò di buon’ora e riprese a vagare per la valle. Ad un tratto vide a distanza una fanciulla bellissima. Era la donna che aveva sempre sognato, proprio la donna dei suoi sogni, la sua principessa. Subito iniziò a correre per raggiungerla e come le fu dinanzi, di getto la strinse tra le braccia. Ma la principessa sparì. Svanì nel nulla, si dissolse in un attimo lasciando il cavaliere attonito a stringere l’aria. Il suo dolore era cocente, pianse lacrime di disperazione e di struggimento e riprese sconsolato il suo cammino. Ed ecco che rivide in lontananza la bella principessa. Ebbe un tuffo al cuore e si lanciò all’inseguimento. Ancora la raggiunse, l’afferrò e la principessa di nuovo svanì. La cosa si ripeté più volte. Il cavaliere era affranto dal dolore. Piangeva di nostalgia e di disperazione. Non c’era nulla da fare. Non poteva vivere senza quella donna e non poteva averla. ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Qui la favola si arresta. Sandro, il paziente che l’ha inventata non riesce ad andare avanti. Vediamo ora la storia di Sandro.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA  REALTA’</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Sandro è un uomo di 29 anni, disegnatore pubblicitario, coniugato. Si presenta in terapia per una ipercheratosi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E’ il primo ed ultimo figlio di una famiglia di commercianti della provincia di Novara. I genitori gestivano insieme una rivendita di materiale elettrico per industrie. Non ricorda nulla di quel periodo. I parenti dicono di lui che era molto attaccato alla madre.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quando Sandro ha cinque anni la madre muore improvvisamente, il padre ha un grave esaurimento nervoso e il bambino viene affidato alle cure della nonna materna.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ricorda la nonna come molto anziana già allora, una donna piccola, canuta, ma ancora agile e attiva. Gli era molto affezionata, era una persona  comprensiva e sempre piena di buoni consigli: proprio la buona saggia nonnina!</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong><strong><span style="color: #333399;">In quel periodo la nonna è l’unico punto di riferimento affettivo per Sandro. Il padre è lontano e sempre più malato, va molto raramente a trovarlo e in seguito si trasferirà definitivamente in Svizzera. Con lui Sandro non ricorda di avere mai avuto molti contatti. È sempre stata una figura assente, quasi inesistente.</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">Sandro e la nonna vivono piuttosto isolati in campagna, ad alcuni chilometri da un piccolo paese di provincia. Il bambino frequenta lì la scuola elementare, ma, anche per la distanza dal centro abitato, non stringe nessun rapporto significativo con i compagni. Va poco volentieri a scuola, anche se con buoni risultati, perché ha sempre paura a lasciare la casa e di staccarsi dalla nonna. Dice: “ Avevo paura che le succedesse qualcosa mentre io ero via&#8230;”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E infatti qualcosa succede.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quando Sandro ha dieci anni la nonna muore e il bambino viene preso in cura da una delle sorelle maggiori della madre: la zia Tina.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Anche questa donna era abbastanza in là con gli anni e non godeva di buona salute. Comunque Sandro viene allevato amorevolmente dalla zia, frequenta normalmente le scuole medie e le superiori. E’ solo all’ultimo anno di liceo che la zia non è più in grado di occuparsi di lui e Sandro termina l’anno in collegio. Completati gli studi, deve cercarsi subito un lavoro e si impiega in una grossa agenzia di pubblicità come disegnatore. Il lavoro gli è congeniale e ottiene in breve tempo un notevole successo.</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">In quel periodo conosce una ragazza, Marta, di poco più grande di lui e ancora studentessa universitaria. Dopo poco si sposano. Descrive Marta come molto dolce e remissiva.</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">I primi anni di matrimonio non hanno presentato problemi. Solo nell’ultimo anno, anche in relazione alla scoperta di alcune avventure extraconiugali di Sandro, la moglie ha cominciato a chiedere più spazi personali, si è trovata un lavoro, si è costruita un suo giro di amicizie e di interessi ed ora è spesso fuori casa.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">I disturbi cutanei di Sandro sono comparsi in questo ultimo anno e non hanno reagito a nessun trattamento farmacologico. Da una iniziale zona di indurimento della pelle al centro del petto (all’incirca all’altezza del cuore) il disturbo si è esteso via via a tutto il petto, alle spalle, alle braccia (nella parte interna), alle mani (sul palmo) e ultimamente alla zona genitale (inguine).</span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> <strong>L’  UOMO  DURO</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Sandro descrive se stesso come ‘un tipo duro’, aggressivo, indipendente ed autonomo. Dice:  “Io sono uno che tiene le distanze, non mi piace che la gente mi si appiccichi addosso, mi piace stare per conto mio ”. Ha sempre manifestato, almeno negli ultimi anni, una forte tendenza a difendere i suoi spazi personali. Nel lavoro è molto competitivo, vuole vincere e si sente sempre in battaglia. Le sue frasi spesso ripetute sono: “ devo sempre stare attento a sventare i tiri mancini dei colleghi ”, “ l’attacco è la migliore difesa ”, “quello è un ambiente di lupi, se non stai attento ti colpiscono alle spalle ”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Anche nel rapporto con la moglie mantiene questa posizione di ‘uomo duro’. È Sandro quello che dice che vuol sentirsi libero, non vincolato dal matrimonio, che cerca spazi altrove, che se li prende con le sue avventure extraconiugali. Sostiene di avere sposato la moglie solo per insistenza di lei, per permetterle di uscire dalla famiglia, altrimenti lui non si sarebbe mai e poi mai sposato, perché è contrario ai legami fissi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il rapporto con la moglie è descritto come nonostante tutto complessivamente buono, emerge però il fatto che mancano totalmente dei momenti di affettuosità fisica, di contatto epidermico, al di là dello stretto necessario per mantenere i rapporti sessuali.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA  CORAZZA</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">In questo caso ho cercato di capire insieme a Sandro il senso di quel primo passaggio della fiaba, quello in cui il Cavaliere vorrebbe liberarsi della corazza, ma ha paura. Sandro si identifica immediatamente con il cavaliere della fiaba: “ Anche io sono come lui, sempre duro, sempre battagliero, sempre difeso, se lasciassi cadere la mia corazza mi ferirebbero a morte ”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma parlando del tema della corazza emerge da Sandro anche un vissuto di profonda insicurezza personale, di dubbi sulla propria reale identità. La maschera di durezza gli serve a gestire la sua immagine sociale, sul lavoro come a casa: “Se ti fai vedere debole e indifeso tutti ti attaccano, anzi infieriscono!”. Sandro avrebbe terrore a mostrare la sua parte più tenera e più vulnerabile agli altri, persino alla moglie: avrebbe paura di venire ferito.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La sua modalità comportamentale tipica, il ‘mantenere le distanze’, risponde a questa esigenza, Sandro ha paura di venire ferito da un contatto troppo intimo, troppo ravvicinato. La sua forma di difesa abituate è l’indurirsi, l’irrigidirsi, il tenersi lontano dagli altri. Gli elementi di difesa, di durezza, di non contatto diretto epidermico, sono benissimo rappresentati nella fiaba dall’immagine della corazza.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma Sandro adesso si sta costruendo anche fisicamente una corazza: la sua pelle callosa mima un processo di indurimento che si sta accentuando ancora di più negli ultimi tempi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Emerge il fatto che l’ulteriore irrigidimento di Sandro è iniziato in relazione ai problemi della sua vita coniugale. Quando la moglie ha iniziato a costruirsi dei propri spazi personali, Sandro ha reagito con un’ulteriore ‘indurimento’: apparentemente ha manifestato un comportamento indifferente, anzi apertamente favorevole all’autonomia della moglie, mentre dentro di sé si sentiva ferito e molto impaurito da quello che viveva come un progressivo distacco della moglie da lui. Sandro non voleva sentire una parola dei discorsi della moglie sui propri progressi indipendenti da lui.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Dice: “ In verità non mi spaventava neanche tanto l’idea che potesse avere anche lei delle altre relazioni sessuali, quello che mi spaventava davvero era l’idea che si potesse allontanare definitivamente da me ”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Sandro mette in relazione l’area del petto, in cui è comparsa la prima callosità, con l’area del cuore, dei sentimenti; le braccia sono per Sandro soprattutto quella parte del corpo che serve ad abbracciare e le mani a toccare; l’inguine, vicino ai genitali, è visto in relazione alla sessualità.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> <span style="color: #ff0000;">L’ ABBRACCIO  MANCATO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Nella fiaba, il momento drammatico culminante è costituito dalla impossibilità di un contatto con la Principessa, di una ‘presa affettiva’ stabile su di lei, raffigurato nell’abbraccio di una figura evanescente.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Quando tocchiamo il tema della sparizione della Principessa della fiaba Sandro ha una fortissima reazione emotiva: scoppia a piangere e ricorda i vissuti della sua infanzia. Emerge l’immagine della madre, a cui era veramente attaccato e il ricordo della sua improvvisa scomparsa, vissuta da Sandro bambino come un crollo totale del suo mondo affettivo. Alla morte della madre Sandro si era sentito totalmente solo, abbandonato e disperato, pensava di morire anche lui di dolore.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>La vicenda si era più o meno ripetuta negli stessi termini alla morte della nonna. A Sandro sembrava che tutte le figure a cui si attaccava affettivamente scomparissero poi all’improvviso, ingoiate nel nulla. Sandro aveva in qualche modo messo in relazione il suo attaccamento affettivo con la loro scomparsa.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Sebbene avvenuto in età più tarda, anche il distacco dalla zia era stato da lui vissuto in maniera drammatica, riattivando l’intero tema dell’abbandono. In quella circostanza Sandro adolescente aveva reagito con una profonda trasformazione comportamentale: “Non attaccarsi mai ad una donna” era diventata la sua norma. Diceva agli amici: “ Le donne devi tenerle sulla corda, se ti attacchi a loro scappano via ”, “ Se gli corri dietro se ne vanno…”, “ Se capiscono che ci tieni, non le ferma più nessuno.. ”.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Anche l’abitudine di Sandro di mantenere più rapporti sentimentali contemporaneamente, era dettata dalla paura profonda che attaccandosi ad una donna sola l’avrebbe persa, ritrovandosi poi nella disperazione più totale. Aveva sempre cercato di mantenere più punti di riferimento affettivo, sperando con questo di cautelarsi dall’abbandono.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>La maggiore autonomia della moglie era stata vissuta da Sandro come un potenziale abbandono, aveva scatenato tutte le paure precedenti e aveva riattivato, esasperandoli, i meccanismi di difesa. Mi dice: “ Anche con mia moglie non potevo mica scoppiarle a piangere in faccia e dirle di non andare via da me, così facendo l’avrei persa del tutto…”. E Sandro aveva cercato ancora una volta di “prendere le distanze”, di allontanarsi affettivamente e di indurirsi ancora di più, per non rischiare di sentire il dolore di una nuova separazione. ‘Tenersi la corazza’, ‘farsi la pelle dura’, ‘non attaccarsi a nessuno’, erano gli unici mezzi con cui Sandro cercava di gestire una situazione che scatenava delle sue angosce profonde.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL  CAVALIERE  DI  PELLE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">È interessante notare come tutti questi elementi trovino una loro espressione  nelle trasformazioni del corpo di Sandro quanto nella fiaba che ha inventato.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La pelle è quella superficie che ci racchiude e ci delimita, differenziandoci concretamente l’uno dall’altro. Se esistiamo come entità separate e distinte lo dobbiamo innanzi tutto ad una funzione delimitatrice. Filogeneticamente la prima struttura che compare a dividere una forma di vita dal tutto circostante è una membrana. Ovvero la prima forma che la vita si è data per costituirsi in entità separate è la pelle. A livello psichico ripetiamo lo stesso processo strutturandoci un Io, una ‘pelle psichica’, che ci distingue dagli altri.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Possiamo dire che la pelle come struttura corporea e l’Io come struttura psichica, sono analogici, nel senso che hanno la stessa funzione di delimitare un’entità e di differenziarla dal tutto circostante.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Sandro non ha utilizzato come suo ‘rappresentante d’identità’ la sua pelle reale, la sua personalità essenziale, ma bensì la sua corazza ( un insieme di atteggiamenti difensivi), tanto che l’abbandonarla gli ripropone il tema della mancanza di identità.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La corazza della fiaba si fa ‘pesante da sopportare’ per il Cavaliere, è soffocante e costringente, così come l’insieme dei comportamenti difensivi di Sandro lo limita e soffoca l’espressione delle sue parti più tenere e affettive. L’idea di liberarsi dalla corazza scatena nel Cavaliere della fiaba l’angoscia di essere ferito e di perdere la sua identità, esattamente come l’idea di abbandonare le strutture comportamentali difensive, scatena in Sandro analoghe angosce.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nella fiaba trova piena espressione il tema dell’attaccamento e della sparizione della persona amata, che ha tanto profondamente segnato l’esperienza reale di Sandro fin dalla più tenera età e che ora è il grande tema presente a livello psichico ed emotivo, attualizzato dalla crisi coniugale, ed operante a livello fisico con la comparsa dei disturbi cutanei.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA  FIABA  CONTINUA</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Invito Sandro a continuare la sua fiaba, cercando un possibile lieto fine. Non è semplice e per parecchio tempo Sandro non riesce a prevedere nessuna soluzione dell’impasse. Poi ha come un’intuizione e conclude la storia di getto. Questo è il proseguo:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong><strong><span style="color: #333399;">“ Un giorno mentre il Cavaliere giaceva, sempre più disperato, sotto un albero, gli compare dinanzi una vecchia. E’ una vecchia vestita stranamente, con degli occhi azzurri e chiari e un sorriso buono. Sembrerebbe una fatina, se non fosse così vecchia. Gli dice che deve subito togliersi la corazza e immergersi nel fiume. Se resterà nel fiume tre giorni e tre notti, lei tornerà ad aiutarlo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il Cavaliere è così giù, che ha poca voglia di badarle, ma è anche talmente disperato che decide di tentare. Si toglie la corazza e si immerge nell’acqua. L’acqua è fresca e chiara. Resta lì e attende. Passa il giorno e passa la notte, e così per tre giorni di fila… e un po’ si rilassa.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Al terzo giorno compare la vecchia e gli dice che ora può uscire dall’acqua. Dovrà lasciare lì la corazza, potrà portarsi dietro solo la spada, se proprio vuole. Poi gli dà una pasta appiccicosa da mettere sulle mani, sulle braccia e sul petto; con quella, quando abbraccerà la principessa, lei non potrà più sfuggirgli.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il Cavaliere riprende il cammino e dopo poco ecco riapparire la principessa. Corre come un matto, la raggiunge e l’abbraccia. La principessa resta attaccata alla pasta. Ma invece di ribellarsi, gli butta le braccia al collo e lo copre di baci. Tra le lacrime lo ringrazia di averla salvata. Era colpita da un cattivo sortilegio, costretta a svanire ogni volta, finché non avesse trovato un principe che la potesse trattenere, allora l’incantesimo si sarebbe sciolto e lei avrebbe potuto tornare normale. Così il Cavaliere e la principessa restano insieme e vivono felici e contenti per molti lunghi anni.”</span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong> LA TRASFORMAZIONE DEL REALE</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Generalmente, per quel che concerne la mia esperienza, è sufficiente che venga trovata a livello immaginario una via d’uscita dal punto morto in cui la fiaba si è arrestata, per mettere in moto il processo di autoguarigione dei sintomi fisici.</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">Però non è sempre facile trovare una soluzione alla fiaba! Il paziente che si presenta in terapia con un disturbo organico si trova davvero in uno stato di seria empasse e sta chiedendo un aiuto per uscirne. Le fiabe che vengono inventate hanno spesso la  caratteristica di finire male o di arrestarsi a un punto morto e al momento il paziente non vede proprio nessuna soluzione credibile.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quando, nel corso della terapia, compare la soluzione della fiaba, è segno che è stata trovata a livello immaginario (ma non per questo meno operante), una via d’uscita dell’empasse e l’intero sistema si mette in moto in quella direzione. Le trasformazioni fisiche il più delle volte seguono spontaneamente. Per questo di solito non è necessario interpretare la fiaba o coscientizzare l’intero processo affinché il disturbo fisico si risolva favorevolmente.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nel caso di Sandro ho ritenuto opportuno cercare insieme a lui il significato della fiaba anche durante la sua elaborazione. In un certo senso abbiamo usato tutta la fiaba, fin dall’inizio, come spunto per esplorare i temi che presentava. E poi abbiamo usato passo passo, la sua soluzione immaginativa della fiaba, come una guida per facilitare la  modificazione di alcuni comportamenti reali.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Sandro vedeva nella “ vecchia ” la saggezza. La vecchia gli ricordava sì un poco la nonna, con i suoi buoni consigli, da lui a volte non capiti razionalmente, ma sempre risultati efficaci in pratica. Ma vedeva nella vecchia soprattutto la ‘propria’ saggezza interiore, quella parte di sé capace di suggerirgli una via d’uscita da  situazioni difficili. In fondo erano già anni e anni che Sandro doveva cavarsela da solo, facendo affidamento giusto sul proprio intuito per superare condizioni non certo facili. Persino in campo professionale, aveva dovuto contare solo sul suo intuito: aveva cominciato a lavorare molto presto e senza una preparazione tecnica specifica e aveva avuto successo proprio grazie ai suoi lampi di genio.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> “ Togliersi la corazza ”, secondo Sandro, poteva rappresentare l’abbandonare la finzione del ‘duro a tutti i costi’, ed l’iniziare a manifestare i propri sentimenti per quelli che erano, rischiando anche di venire ferito o rifiutato.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">“ Stare tre giorni e tre notti nell’acqua ” è stato interpretato da Sandro come il piangere, l’entrare in contatto con quel ‘fiume di lacrime’ che si sentiva dentro.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La “ pasta appiccicosa ” è stata da lui vista come ‘l’attaccamento’ affettivo. Avere la pasta sulle mani era, secondo Sandro, manifestare apertamente il suo affetto alle persone.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quando Sandro ha trovato la soluzione della fiaba, la patologia cutanea ha avuto una repentina recessione. Per la modificazione di tutti quei comportamenti difensivi che ci stavano sotto, c’è voluto ovviamente molto più tempo….</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nei mesi successivi c’è stata una profonda trasformazione nei gli atteggiamenti caratteriali di Sandro. Ha iniziato piano piano a manifestare più apertamente la propria parte tenera, affettiva, vulnerabile o debole.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E’ stato anche un periodo di grosse depressioni (non in senso clinico!), in cui Sandro lasciato riemergere il proprio dolore per le perdite subite, che non aveva mai pienamente riconosciuto ed espresso. Ha rivissuto le sue  angosce abbandoniche e il timore di perdere le persone care e a provare uno struggente desiderio di contatto e di intimità fisica, tattile. La moglie ha reagito molto favorevolmente a questa trasformazione di Sandro, mostrando che il suo allontanamento dal punto di vista affettivo era proprio in relazione al comportamento troppo distaccato del marito.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Così Sandro ha potuto trovare nel suo rapporto coniugale l’affidabilità, il calore emotivo e la vicinanza fisica che cercava e creare una intimità che prima lui stesso non era in grado di rendere possibile, con tutte le sue corazze di pelle e non di pelle…</span></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #333399;">Dott.ssa Paola Santagostino</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #333399;">Questto caso clinico è tratto dal libro &#8220;Guarire con una fiaba &#8221; di Paola Santagostino Edizioni Urra o Feltrinelli (pagina a lato)</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span><span style="color: #333399;">: psicologa e psicoterapeuta specializzata in medicina psicosomatica tiene corsi, sedute individuali di terapia e consulenza <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie dedicata alla terapia con la fiaba </span>in cui c&#8217;è anche:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><a title="fiaba impotenza" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/impotenza/" target="_blank">&#8220;Guarire dall&#8217;impotenza con la fiaba terapia&#8221;</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="tachicardia e fiaba" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/tachicardia/" target="_blank">&#8220;Una fiaba per guarire dalla tachicardia &#8221;</a></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="text-decoration: underline;">LIBRO GUARIRE CON UNA FIABA </span></span></strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_paola_santagostino.php?pn=577" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_paola_santagostino.php?pn=577&amp;referer=');"><br />
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<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
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		<title>Carattere e Disturbi della Pelle</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 17:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disturbi della pelle e carattere: personalità e malattia nell'eczema, psoriasi da stress, dermatite da stress. Psicosomatica della pelle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h2><span style="color: #333399;">QUALE CARATTERE E&#8217;</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">PIU&#8217; PREDISPOSTO A</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">ECZEMA  <span style="color: #333399;">ACNE  </span>E</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">PSORIASI DA STRESS</span><span style="color: #333399;">?</span></h2>
<p> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Le ricerche sul carattere dei pazienti che soffrono di disturbi della pelle hanno messo in luce alcuni elementi comuni che ci possono far comprendere meglio il tipo di problema che vivono. « I disturbi cutanei sono generalmente legati al desiderio di amore. II conflitto profondo è tra il <span style="color: #ff0000;">desiderio di essere amati e la paura di venirne feriti </span>». Sono persone che oscillano tra  la tendenza ad andare verso gli altri e quella a rifuggirne: da un lato desiderano intensamente un contatto epidermico tenero e affettuoso fatto anche di abbracci e di carezze e dall’altro una memoria antica di dolorosi rifiuti li mette in guardia dall’avvicinarsi troppo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Flanders Dundar dice : «<span style="color: #ff0000;">la disaffezione materna </span>li ha così completamente avvolti che in un certo senso il loro corpo ne è coperto e la loro pelle è la parte più immediatamente colpita».  E’ stata una esperienza dei primi mesi di vita quella che si è iscritta nella loro memoria e spesso si tratta di un rifiuto non espresso con le parole o percepito in maniera cosciente, ma piuttosto “intuito con la pelle” dal modo in cui venivano maneggiati da neonati.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LE SFIDE E IL PARTENER GIUSTO</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">A questi antichi dolori secondo la Dunbar « i pazienti che soffrono di disturbi della pelle  reagiscono nella vita adulta con lo sviluppo di un comportamento teso a ricercare <span style="color: #ff0000;">l&#8217;approvazione degli altri</span>. In certi casi cercano di adeguarsi a un conformismo meticoloso e di mostrarsi molto responsabili e affidabili e in altri si impegnano soprattutto a misurarsi con gli altri: sono persone orientate verso gli sport competitivi piuttosto che gli interessi culturali, <span style="color: #ff0000;">amano vincere le gare</span> e ottenere riconoscimenti diretti, anche in senso metaforico tramite i successi professionali ».</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">«L’adattamento sessuale sembra superficialmente buono, ma le donne siano inclini a ritardare i il più possibile i rapporti sessuali completi e gli uomini a tenere numerose relazioni ma superficiali sostenendo di <span style="color: #ff0000;">non trovare mai la donna giusta con cui impegnar<span style="color: #ff0000;">s</span></span><span style="color: #ff0000;">i</span>».</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">«L’esordio dei disturbi della pelle è generalmente <span style="color: #ff0000;">legato alla perdita</span> di qualcosa a cui erano particolarmente legati»</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LE MANI DELLA MAMMA</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">L’ importanza delle prime manipolazioni come messaggio affettivo che comunica al bambino i sentimenti e le emozioni della madre verso di lui è stata confermata da moltissimi autori.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">I neonati vengono presi in braccio per essere nutriti cambiati o semplicemente coccolati: <span style="color: #ff0000;">“quanto” e “come” la madre  tocca il bambino è un preciso segnale </span>e anche l’unico mezzo di comunicazione possibile in quella fase. Pelle braccia mani calore del corpo e carezze sono il primo linguaggio dell’amore o della sua assenza.</span></strong></p>
<p><strong> </strong><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Di mancanza di carezze si muore</span>: gli studi divenuti famosi di Renè Spitz sui neonati orfani ospedalizzati nel primo anno di vita indicavano nella assenza di un sufficiente contatto fisico la causa del fatto che il 60% dei bambini moriva prima dei due anni anche se era stata ben curata e accudita dal punto di vista igienico e alimentare.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma anche di ‘poche  carezze’ si soffre: l’autore cita il caso delle madri che hanno paura di toccare il bambino perché è così fragile… ma in realtà hanno paura della propria inconfessata aggressività nei suoi confronti. E il <span style="color: #ff0000;">messaggio ostile è avvertito dal neonato </span>e lascia quella traccia di memoria di cui dicevamo …. Altri autori hanno osservato la qualità delle manipolazioni e notato che anche la bruschezza dei gesti e la rigidità delle mani sono segnali di ostilità che il bambino è in grado di recepire. E parlando di psoriasi da stress hanno indicato nella cattiva manipolazione infantile il fattore determinante di quel vissuto di frustrazione connesso con la pelle che si ritrova in tutti i pazienti affetti da dermatite in generale.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL MONDO DELLA PELLE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che cosa possiamo trarre da questi studi? Personalmente non credo che si possano fare degli schemini sul carattere di chi soffre di un disturbo piuttosto che di un altro, ma in qualche modo questi dati ci aiutano a comprendere  il simbolismo del “ mondo della pelle” e delle sue sofferenze.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ci muoviamo in un ambito fatto di ‘contatti’ perché la pelle è il confine tra l’interno e l’esterno, l’organo con cui viviamo corporeamente la vicinanza con l’altro e il senso di fusione oppure di ostilità. <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Un </span>mondo fatto di carezze e di ferite anche metaforiche, di vicinanze e di abbandoni </span>e molto sensibile alla qualità delle relazioni…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Scritto da</span> Dott.ssa Paola Santagostino</span>: psicologa e psicoterapeuta specializzata in medicina psicosomatica tiene corsi, sedute individuali di terapia e consulenza <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie dedicata alla psicosomatica </span>in cui c&#8217;è anche:</span></strong></p>
<ul>
<li><strong><span style="color: #333399;"><a title="carattere mal di testa" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/carattere-di-chi-soffre-di-mal-di-testa/" target="_blank">&#8221; Il Carattere di chi soffre di Mal di Testa&#8221;</a><span style="color: #333399;"> </span></span></strong></li>
<li><strong></strong></li>
<li><strong><span style="color: #333399;"><a title="cefalea emicrania" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/mal-di-testa-cefalea-emicrania/" target="_blank"><span style="color: #333399;">&#8221; Per Guarire da Cefalea ed Emicrania&#8221;</span></a><span style="color: #333399;"> </span></span></strong></li>
<li><strong></strong></li>
<li><strong><span style="color: #333399;"><a title="tachicardia" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/tachicardia/" target="_blank"><span style="color: #333399;">&#8221; Guarire dalla Tachicardia&#8221;</span></a><span style="color: #333399;">  </span></span></strong></li>
<li><strong></strong></li>
<li><a title="fiaba impotenza" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/impotenza/" target="_blank"><strong><span style="color: #333399;">&#8221; Impotenza curata con la Fiaba Terapia &#8221;</span></strong></a></li>
<li><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"> </span><a title="risolvere attacchi di panico" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/come-risolvere-gli-attacchi-di-panico/" target="_blank"><span style="color: #333399;">&#8221; Come risolvere gli attacchi di panico&#8221;</span></a></span></strong></li>
<li><strong></strong></li>
<li><strong><span style="color: #333399;"><a title="istruzioni attacchi di panico" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/attacchi-di-panico/ " target="_blank"><span style="color: #333399;">&#8220;Istruzioni durante gli attacchi di panico&#8221;</span></a><span style="color: #333399;"> </span></span></strong></li>
<li><strong></strong></li>
<li><strong><span style="color: #333399;"><a title="caso guarigione ansia" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/ansia3/" target="_blank"><span style="color: #333399;">&#8220;Un caso di guarigione dall&#8217;ansia&#8221;</span></a><span style="color: #333399;"> </span></span></strong></li>
<li><strong></strong></li>
<li><strong><span style="color: #333399;"><a title="liberarsi dall'ansia" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/ansia-2/" target="_blank"><span style="color: #333399;">&#8220;Per liberarsi dall&#8217;ansia che fare?&#8221;</span></a></span></strong></li>
</ul>
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		<title>I Simboli della Festa della Befana.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 23:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I simboli della Befana: morte e rinascita della natura, la morte della vecchia stagione, ciclicità del tempo, riti antichi per la fertilità dei campi: la rigenerazione oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h2><span style="color: #333399;">CHI E’ QUELLA CARA VECCHINA</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">UN PO’ MAL IN ARNESE</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CHE PORTA  DOLCETTI</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">O CARBONE?</span></h2>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nella sua figura di strega bonaria che vola sulla sua scopa si intrecciano riti antichissimi sia pagani che cristiani. Vediamo quali:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL RITO ANTICO DELLA NATURA</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Madre Natura alla fine dell’inverno veniva anticamente raffigurata come una vecchia rinsecchita, ormai svuotata di ogni bellezza e pronta a morire (anzi ad essere bruciata come un ciocco di legno secco) per rinascere di lì a poco nelle vesti della giovane e promettente primavera: il rito della morte e della rinascita della natura.  </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Negli antichi riti antichi pagani si celebrava il solstizio d’inverno ( vicino a Natale: il giorno più corto dell’anno a partire dal quale le giornate ricominciano ad allungarsi) e con la prima luna nuova di gennaio si celebrava la <span style="color: #ff0000;">morte simbolica della vecchia stagione </span>per preparare l’arrivo della nuova. La notte del 6 gennaio madre natura ormai sfinita per aver distribuito energie durante tutto l’anno volava via su una scopa nei panni di una vecchia incartapecorita, ma prima di andarsene distribuiva a tutti i suoi doni: i semi della nuova stagione che stava per iniziare!</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Anzi  gli antichi romani pensavano che un intero stormo di figure femminili volasse per i cieli nelle dodici notti dopo il solstizio invernale, sorvolando i campi appena seminati per propiziare i futuri raccolti, ed era guidato da Diana in persona: la dea selvaggia della natura e della vegetazione, protettrice delle nascite.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL CARBONE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Anche il carbone ha una sua parte in questa vicenda perché in quei dodici giorni un grandissimo tronco di quercia doveva bruciare senza mai spegnersi in onore della dea e se produceva molto <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">carbone questo sarebbe stato</span><span style="color: #333399;"> propizio per la fertilità</span></span><span style="color: #333399;"> dei campi… altrimenti si prospettavano tempi duri.</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA BEFANA E I RE MAGI</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Anche nella tradizione cristiana c’è una traccia fantasiosa della Befana: i tre re magi partiti da tanto lontano per cercare il signore dei cieli annunciato dalle antiche profezie, seguivano la stella cometa che secondo i loro calcoli astrologici li avrebbe guidati verso il luogo dove doveva nascere. A un certo punto ormai vicini si fermarono a chiedere indicazioni sulla strada per Betlemme a una vecchia, e la invitarono anche ad unirsi a loro spiegandole lo scopo della loro ricerca. Ma quella si rifiutò di seguirli dicendo che aveva le sue faccende da sbrigare. Come se ne furono andati però si pentì e cercò di corrergli dietro, ma non riuscì mai a raggiungerli e ad arrivare alla meta. E  così continuò a vagare per le campagne regalando dolcetti a tutti i bambini sperando prima o poi di incontrare il bambin Gesù… Una metafora sul valore intrinseco del <span style="color: #ff0000;">tipo di </span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;">ricerca </span>che mettiamo a centro della nostra vita </span>e sulle priorità  che diamo alle faccende di tutti i giorni rispetto al grande sogno.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’EPIFANIA DENTRO DI NOI</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che cosa rimane oggi di questi simboli? La befana si è trasformata in una specie di nonnetta con vaghi intenti educativi, che premia i bimbi buoni e punisce quelli cattivi. E che agli adulti non dice granché, se non che gli tocca comprar calze preconfezionate con dentro torroni che poi i bambini non devono mangiar troppo per via delle carie…..</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Invece credo che sarebbe molto importante proprio <span style="color: #ff0000;">per gli adulti recuperare il senso della morte e della rinascita </span>della natura, riannodando un rapporto che si sta facendo sempre più astratto. Chi vive nelle città non percepisce più che dall’andamento dei raccolti deriva il suo cibo e che dalla benevolenza della natura dipende la sua sopravvivenza. E’ diventato un nesso solo teorico. E non pensa certo ad ingraziarsi la fortuna dei raccolti, perché anche se percepisce che c’è qualcosa di importante che è nelle mani di una sorte che non dipende da lui probabilmente penserebbe a tutt’altri fattori..</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> Ma soprattutto oggi abbiamo perso il contatto con il tipo di andamento ciclico del tempo caratteristico di tutti i processi naturali: il nascere crescere e morire di tutte le cose, e il rinascere ancora… un tempo  che non è rettilineo ma ricorrente, sempre nuovo ma sempre uguale.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Questo tipo di ‘tempo’ rimane il ritmo dei nostri processi interiori e accordarsi al suo suono vuol dire anche mantenere viva la <span style="color: #ff0000;">capacità di rigenerarsi interiormente </span>e riemergere dalle crisi, accettare gli inevitabili alti e bassi mantenendo uno sguardo d’insieme…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Celebrare con dei piccoli riti intimi e personali la morte della ‘vecchia stagione’ in senso metaforico e la rinascita di una nuova, ha un profondo senso trasformativo che agisce sulle strutture più antiche della nostra psiche e ci predispone a rifiorire anche noi.</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia, consulenza e corsi sulla fiaba: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Questo articolo fa parte di una serie che contiene anche : </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>“ I simboli di Buon Anno Nuovo”  </strong><span style="color: #000000;"><a href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/simboli-di-buon-anno-nuovo/">http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/simboli-di-buon-anno-nuovo/</a>  </span></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><span style="color: #000000;"> </span></span><span style="color: #333399;"><strong>“ Che cosa è per te il Natale?” </strong></span><a href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/natale/">http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/natale/</a></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>e </strong></span></p>
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		<title>I Simboli di Buon Anno Nuovo</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 17:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Simboli dell' Anno Nuovo e riti di Capodanno: abbigliamento rosso, buttare un oggetto vecchio, indossare un vestito nuovo, mangiar  lenticchie come augurio di Buon Nuovo e prosperità e baciarsi sotto il vischio per giurarsi amore eteno. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">E&#8217; CAPODANNO:</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">INDOSSARE BIANCHERIA IN ROSSO,</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">ABBIGLIAMENTO NUOVO,</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">BUTTAR VIA UN OGGETTO,</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;">MANGIAR LENTICCHIE,</span></span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">BACIARSI SOTTO IL VISCHIO&#8230;</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">MA COSA VOGLIONO DIRE?</span></h2>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Spesso lo facciamo solo per scaramanzia, ma sono divertenti queste tradizioni per attirarsi la buona fortuna nell&#8217; Anno Nuovo!  Quale è il loro senso? In effetti recano con sè  dei significati profondi e antichi, che si rifanno a simboli collegati alla passione alla prosperità e all&#8217;amore. </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Vediamoli uno per uno:</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217;INTIMO IN ROSSO </span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Vale sia per uomini che per donne! Avete mai provato a regalare al partner dei boxer rosso fuoco? Provate: magari brontola un po&#8217;  ma se li mette&#8230; </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Il rosso è legato all&#8217;energia vitale che scorre, al sangue ricco di ossigeno che rivitalizza ogni cellula del nostro corpo, al fuoco della passione, della sessualità e dell&#8217; erotismo, ma anche al vigore del combattimento. </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Indossare biancheria intima rossa a Capodanno o il primo giorno dell&#8217;Anno Nuovo è un augurio simbolico del riaccendersi dell&#8217;Eros ed è di buon auspicio per la sessualità. Ma più in generale indica la nostra intenzione di  riservare uno spazio nella nostra vita anche per l&#8217; istintualità calda e focosa e per una spontaneità naturale e disinvolta ( infatti i più rigidi la rifiutano orripilati!).</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>C&#8217;è un effetto personale nell&#8217; indossare certi colori su di noi, anche se non si vedono all&#8217;esterno: il rosso per esempio dà carica e vigore e più in generale ci fornisce un piccolo aiuto nelle giornate in cui ci sentiamo un po&#8217; fiacchi o infreddoliti&#8230; oppure quando dobbiamo affrontare una situazione che richiede tutta la nostra energia e un pizzico di combattività o anche di seduzione. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">INDOSSARE UN CAPO DI ABBIGLIAMENTO NUOVO ( e buttar un oggetto vecchio)</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Sia quel che sia: una camicetta una gonna una cintura un piccolo dettaglio&#8230; il senso è sempre quello: dare il benvenuto al NUOVO nella nostra vita in generale. Simboleggia in senso lato la ripresa la rinascita il rifiorire e il voltar pagina&#8230; e il cambiar pelle! <span style="color: #333399;"><strong>Anno nuovo vita nuova.</strong></span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>I napoletani sono incredibili nell&#8217;usanza di buttar via il vecchio e a Capodanno scaraventano di tutto fuori dalla finestra! tra botti piatti e oggetti che piovono dal cielo a circolar per le strade a mezzanotte ci sono solo i pazzi sprovveduti turisti. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ma sono in molti a usare  il Capodanno per celebrare un piccolo rito privato denso di significati profondi: per liberarsi da tutto ciò che nell&#8217;anno passato li aveva angustiati, per lasciar cadere vecchi modi d&#8217;esser e vecchi comportamenti e  in un certo senso per cambiar pelle!  </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Se la  lista di fine anno di buoni propositi spesso serve a ben poco&#8230; (salvo a volte a fare un po&#8217; il punto della situazione ) &#8230; invece una buona disposizione a cambiar davvero pelle opera dei miracoli interiori che si possono incarnare anche in un semplice gesto simbolico della quotidianità.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">MANGIAR LENTICCHIE</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Soldi ovviamente! Soldi a palate.. soldi che si moltiplicano come per magia. Perchè proprio le lenticchie? Perchè le lenticchie si gonfiano durante la cottura e sembrano davvero  moltiplicarsi da sole. L&#8217;abbondanza di cibo è il segno più antico e tangibile della prosperità: avere cibo era avere ricchezza ma  anche avere fortuna: la fortuna di una buona annata di raccolti,  la fortuna con le piogge e il sole:  fortuna che viene dal cielo!   </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ci sono parecchi cibi collegati alla prosperità per l&#8217;anno nuovo e hanno un senso simile: cibi grassi e nutrienti come il cotechino, cibi dai molti chicchi come l&#8217;uva o frutti con molti acini dentro come il melograno della fertilità..  </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">BACIARSI SOTTO IL VISCHIO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>E promettersi eteno amore&#8230; Il vischio è un sempreverde e con questo simboleggia la durata deil&#8217;amore. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ma in effetti ha una tradizione ben più antica e nobile che si rifà ai celti e ancor più indietro nel tempo. Avete presente  Panoramix il druido che taglia il vischio con suo il falcetto d&#8217;oro avvolto in un lungo abito tutto bianco? Così si fa: il vischio è l&#8217;ingrediente principale della sua pozione magica&#8230;</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Il vischio cresce &#8217;sugli&#8217; alberi: affonda le sue radici nella corteccia dei rami e forma delle nuvole alte che sembra appartenere più al cielo che alla terra. Produce delle bacche bianche e traslucide che sembrano perle e che si raggruppano a tre. Per gli antichi celti era una pianta sacra e un dono degli  dei e teneva lontane disgrazie e  malattie. Veniva usato medicinalmente per curare l&#8217;artereosclerosi era considerato un simbolo dell&#8217;immortalità&#8230; </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Immortalità dell&#8217;amore che si bacia sotto il vischio a mezzanotte&#8230;.</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per Guarire da Cefalea ed Emicrania</title>
		<link>http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/mal-di-testa-cefalea-emicrania/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 16:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[PENSIERO E CORPO]]></category>
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		<category><![CDATA[PSICOLOGIA DELLA SALUTE]]></category>
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		<description><![CDATA[Mal di testa, cefalea, emicrania: il significato psicologico e psicosomatico e le cure.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">COME GUARIRE DAL MAL DI TESTA?</span> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">C&#8217;E&#8217; UN CONFLITTO TRA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">RAGIONE E PASSIONE  </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CHE DEVE ESSERE RISOLTO</span><span style="color: #333399;">.</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Cefalee ed emicranie sono tra i disturbi più diffusi e anche più resistenti alle comuni terapie. Quando poi gli antidolorifici non funzionano più i mal di testa furiosi diventano un disturbo veramente invalidante. </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Ma quale è l’universo interiore di chi soffre di frequenti mal di testa?</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">NEL  REGNO DEL CAPO:</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Sembra che un aspetto piuttosto caratteristico di chi soffre di cefalea ed emicrania sia l’essere orientato verso un approccio molto mentale e razionale alla vita: la facoltà di pensiero viene ampiamente privilegiata e spesso a scapito di altre funzioni. L’istintualità e la spontaneità sono viste con sospetto e tenute sotto stretto controllo e questo rischia di produrre uno stato di costante repressione delle emozioni. </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Nulla è lasciato al caso, neppure nell’espressione  dei sentimenti e non c’è posto per la fantasia l’intuizione e lo slancio del momento: ogni moto dell’animo deve essere filtrato dal pensiero e le emozioni devono essere ‘spiegate’ e ‘giustificate’, sottoposte al vaglio della mente prima di ricevere il benestare a esistere.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ma la mente può forse spiegare al cuore le sue ragioni? Ed è questo il suo ruolo?</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Groddeck usava un’immagine suggestiva quando parlava di tre regni ben distinti che convivono più o meno pacificamente dentro di noi: il regno del capo, del cuore e della pancia. L’uno è la sede dei pensieri, l’altro dei sentimenti e il terzo degli istinti e delle passioni. Tra questi tre regni non sempre regna la pace e molto spesso ‘non la pensano allo stesso modo’. Solo il regno del cuore può governare l’insieme del microcosmo interiore e mantenere l’armonia dei tre regni, perché sa mediare tra le ragioni della testa e quelle della pancia che sono troppo distanti tra loro …</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL SANGUE ALLA TESTA</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Anche la repressione dell’aggressività sembra essere una caratteristica tipica di chi soffre di frequenti mal di testa e questo non desta certo meraviglia: se c’è una pulsione che tendiamo tutti a tener sotto controllo è proprio la collera e per buone ragioni. Ma evitare di compiere azioni aggressive è ben diverso dal reprimere l’aggressività: non è che chi soffre di mal di testa non si arrabbi anzi! Si arrabbia moltissimo ma la sua rabbia cova tutta nella testa: nei pensieri aggressivi che rimugina dentro di sé senza mai portarli all’esterno. E la rabbia trattenuta e ingabbiata dentro la mente si trasforma in un sordo risentimento, in un rancore e un’irritazione che pervade  ogni pensiero.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">UN BLACK OUT DEL PENSIERO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Certo con un gran mal di testa non si pensa bene, anzi non si riesce a pensare affatto tanto l’attenzione viene calamitata dal dolore! Ed è proprio questo secondo molti autori il senso delle cefalee e delle emicranie: non lasciare emergere alla coscienza dei pensieri e delle fantasie disturbanti. Una specie di black out temporaneo, uno stop forzato a ogni attività di pensiero: qualcosa sta ribollendo nelle viscere del mondo interiore e la coscienza se ne difende facendo barriera. Una barriera ‘d’emergenza’ nel presentarsi degli attacchi di dolore, ma più in generale una  attitudine cronica a mantenere le distanze dal mondo istintuale.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>LA PARTE  ‘ SELVAGGIA ’ E  QUELLA ‘ CIVILIZZATA ’</strong><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Luis Chiozza, Psicoanalista argentino che opera da quasi cinquant’anni anni nel campo della medicina psicosomatica, propone una interessante  interpretazione dell’emicrania, che per la sua particolarità di manifestarsi solo da un lato della testa ha tanto attirato l’attenzione degli studiosi. L’autore riprende i significati simbolici del capo come sede dell’attività di pensiero e la caratteristica di “voler risolvere con la testa i problemi del cuore” tipica chi soffre di mal di testa. </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>Ma lato sinistro e lato destro hanno anche una antica tradizione simbolica nella nostra cultura, come il lato del diavolo  e del peccato contro il lato della giustizia e del rigore: ragione contro passione. </strong></span><span style="color: #333399;"><strong>E l’emicrania metterebbe in scena con particolare drammaticità il conflitto tra la nostra “parte selvaggia” e la nostra “parte civilizzata”.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">UN   &#8216; DILEMMA&#8217;  INCONCEPIBILE</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Concepire un’idea vuol dire anche cominciare a sentire l’emozione che la impregna e se si tratta di un ‘dilemma’ ( cioè di un problema con due facce contrapposte e soluzioni contrastanti) questo vuol dire  percepire degli affetti in opposizione tra loro. Questo secondo Chiozza è ciò che si nasconde dietro l’emicrania: un conflitto affettivo che non riesce a prendere la forma pensata di un ‘dilemma’ con due rami (di-lemma) e quindi finisce per rimanere ‘inconcepibile’ e con questo  irrisolvibile.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>La nostra mente razionale fa sempre fatica a tenere insieme gli opposti perché si muove sul principio della non contraddizione e della separazione, ma questa non è la realtà della vita dove gli opposti si compenetrano costantemente, né la logica degli affetti dove emozioni opposte si mescolano e si alternano senza sosta. Il tipo di pensiero per ‘razionalizzazioni’ tipico di chi soffre di mal di testa non riesce a contenere gli opposti e a darsi ragione delle emozioni.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">LA VIA DELLA GUARIGIONE</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Come si fa ad uscire da questo circolo chiuso di rabbia repressa, sentimenti trattenuti e dilemmi non pensabili?  Una psicoterapia che cerchi di rimanere sul piano del pensiero razionale rischia di trovarsi invischiata in delle sequenze di razionalizzazioni che non fanno altro che rinforzare le difficoltà già esistenti … Occorre rompere il cerchio e ridare spazio alla voce del cuore e dell’istintualità. Ma come se la parola è divenuta schiava della mente?</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Come psicoterapeuta prendo la via dell’immaginazione della fantasia del sogno e della fiaba. Dare spazio alle immagini significa recuperare il contatto con quel mondo sommerso e misterioso che sta oltre la nostra mente razionale e cominciare a conoscerlo e a scoprire i tesori di saggezza che ci può regalare. Il linguaggio delle immagini si dipana da solo con la sua logica interna e riesce a dare forma ‘all’impensabile’ e a contenere gli opposti e le contraddizioni nella struttura dei simboli che genera. Così pian piano e con dolcezza ‘l’altro mondo’ trova spazio accanto a quello razionale e tre regni ritornano in armonia…</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica  tiene sedute individuali di terapia e consulenza e conduce corsi di psicologia <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span> in cui c&#8217;è anche: &#8220;Il carattere di chi soffre di mal di testa&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/">www.pensieroecorpo.it/carattere-di-chi-soffre-di-mal-di-testa/</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">CORSI</span> sul significao psicologico delle malattie in <a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-psicosomatica/">www.pensieroecorpo.it/programma-psicosomatica/</a></span></strong></p>
<p><strong> </strong> </p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Carattere di chi Soffre di Mal di Testa</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 16:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[PENSIERO E CORPO]]></category>
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		<description><![CDATA[Il carattere di chi soffre di mal di testa cefalea emicrania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<h2><span style="color: #333399;">CHI SOFFRE DI MAL DI TESTA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">HA UN CARATTERE PARTICOLARE? </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">SEMBREREBBE DI SI&#8217;:</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">MOLTO CONTROLLATI, PERFEZIONISTI&#8230;</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">TI RICONOSCI?</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<p><strong><span style="color: #333399;">Vediamo quale sarebbe il carattere di chi soffre di frequenti mal di testa: parecchi studi  sulla personalità di questi pazienti hanno messo in rilievo degli elementi comuni: «Di solito coloro che sono soggetti a emicranie frequenti preferiscono vivere secondo un piano prestabilito: evitano l&#8217;incerto e non intraprendono nulla sotto l&#8217;impulso del momento. Vogliono essere visti sotto il loro aspetto migliore e temono di essere presi alla sprovvista, si preoccupano molto di vestire bene e badano ad avere una conversazione sempre corretta e brillante. Di conseguenza difficilmente riescono ad essere disinvolti e spontanei: la spontaneità è un tratto di carattere molto raro in chi soffre di mal di testa».</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">«Questo tentativo di presentarsi sempre al meglio e di ottenere costantemente conferme del proprio valore e successi concreti sul piano sociale porta chi soffre di cefalea a strutturare uno stile di vita caratterizzato da parecchia tensione e da iperattività: sono individui molto ambiziosi e lavoratori accaniti, ai quali piace essere tenuti in grande considerazione e che, sopra ogni altra cosa, temono le critiche. Si addossano un carico sempre maggiore di responsabilità che li porta ad essere perennemente tesi e irritabili. Disgraziatamente molte persone affette da cefalea ed emicrania non riescono a distendersi e a riposarsi come dovrebbero neanche quando hanno un giorno di vacanza».</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">«Il controllo coinvolge anche la sfera affettiva e sessuale impedendogli di lasciarsi andare  a manifestazioni emotive spontanee e di abbandonarsi al piacere sessuale. Quello che emerge dagli studi è soprattutto un quadro generale di controllo dell&#8217; istintualità».</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">MA HANNO SENSO QUESTE DESCRIZIONI DEL CARATTERE?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong><strong><span style="color: #333399;">Secondo me sì e no. Da un lato non si può certo pensare che tutti quelli che soffrono di mal di testa abbiano lo stesso carattere e così semplicisticamente descrivibile! Questo tipo di schemini sono sempre molto riduttivi e descrivono una media statistica che nella realtà non esiste proprio. Nella realtà ogni mal di testa è diverso dall’altro, come lo è ogni persona: con la sua unicità irripetibile, con i suoi problemi e i suoi modi di reagire, con la sua storia e il suo mondo interiore unico e privato.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">In un altro senso però esiste una sorta di &#8217;simbolismo d’organo&#8217; per cui il capo è più adatto ad esprimere un certo tipo di problemi di quanto non lo sia il polmone o il rene… In questo senso un sottile filo di comunità lega metaforicamente tutti coloro che soffrono della stessa malattia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">I discorsi sul carattere vanno sempre presi molto con le pinze</span></strong><strong><span style="color: #333399;"> perché sarebbe un vero disastro pensar di conoscere una persona solo in base alla malattia di cui soffre. Ma d’altra parte a volte propon gono anche degli spunti interessanti di correlazione tra un certo modo d’essere del corpo e un certo modo d’essere dell’anima…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Dì la tua:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Note: There is a poll embedded within this post, please visit the site to participate in this post's poll.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">I PROBLEMI SOTTOSTANTI</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Tre aspetti ritornano costantemente nell&#8217;analisi psicologica di chi soffre di cefaleee ed emicranie:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">1) la presenza di conflitti tra istinto e ragione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">2) la repressione del mondo istintuale in generale e delle sue valenze aggressive in particolare</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">3) la sopravalutazione della &#8216;funzione del pensiero&#8217; e la sua inibizione durante l&#8217;attacco di cefalea</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL CONFLITTO TRA ISTINTO E RAGIONE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">I sintomi della cefalea e dell&#8217;emicrania secondo alcune impostazioni psicoanalistiche sono v</span></strong><strong><span style="color: #333399;">isti come una drammatizzazione corporea dei processi psichici inconsci e dei conflitti lì presenti. </span></strong><strong><span style="color: #333399;">Angel Garma per esempio riferendosi ai risultati di una vasta ricerca condotta sulle cafalee dalla Società Psicoanalitica Argentina conclude che per quanto riguarda i disturbi a sfondo vasomotorio, il momento iniziale della vasocostrizione costituisce un tentativo di difesa da contenuti angoscianti, che si realizza sia sul piano psichico con un irrigidimento della coscienza contro l&#8217;emergere di immagini pensieri fantasie disturbanti provenienti dall&#8217;inconscio; e sul piano organico con una contrazione delle pareti vasali che riduce l&#8217;afflusso del sangue. Il successivo momento di vasodilatazione rappresenta un ulteriore tentativo di difesa-elaborazione del conflitto avvicinabile a quello messo in atto dall&#8217;organismo in caso di infezione.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Sul piano organico il processo vede una eccessiva riduzione e poi un eccessivo aumento del flusso sanguigno, analoghi sul piano psichico a una repressione e poi esplosione dell&#8217;energia libidica. </span></strong><strong><span style="color: #333399;">L&#8217;autore constata una specifica relazione con la sessualità dei contenuti contro cui la coscienza mette in atto la difesa.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA REPRESSIONE DELL&#8217;AGGRESSIVITA&#8217;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong><strong><span style="color: #333399;">Altri autori vedono invece nell&#8217;attacco cefalico-emicranico il risultato di un atteggiamento cronico di repressione dell&#8217;aggressività. Per esempio </span></strong><strong><span style="color: #333399;">Alexander scrive: «L&#8217;avvio comune di un attacco di emicrania è lo stato di collera represso. È poi veramente impressionante constatare che l&#8217;attacco finisce improvvisamente, da un momento all&#8217;altro, quando il paziente diviene consapevole del suo atteggiamento di collera fin allora repressa e si sfoga».</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Secondo Alexander, un atto aggressivo prevede una preparazione ideativa, poi un coinvolgimento vegetativo,  e infine una realizzazione muscolare. La repressione può intervenire in ognuna di queste fasi: qualora sia inibito il pensiero aggressivo comparirà una cefalea o un&#8217;emicrania, qualora sia già iniziata la fase di preparazione vegetativa l&#8217;inibizione comporterà un innalzamento della pressione arteriosa, mentre se è inibita solo la realizzazione muscolare dell&#8217;azione si svilupperà una sintomatologia artritica.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IPERVALUTAZIONE  E  INIBIZIONE DEL PENSIERO </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La testa è la sede elettiva delle &#8216;funzioni di pensiero&#8217; e delle attività logico-razionali coscienti. In chi soffre di cefalea ed emicrania esiste secondo gli autori una ipervalutazione di questa funzione nella gestione dei conflitti, e in generale in tutto l&#8217;approccio alla realtà esterna: </span></strong><strong><span style="color: #333399;"> &#8217;pensare&#8217; è la facoltà più utilizzata e più altamente valutata. Il blocco del pensiero realizza la difesa della coscienza da contenuti mentali vissuti come pericolosi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Marty fa una distinzione tra cefalee e emicranie.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong><strong><span style="color: #333399;">a) Nel caso dell&#8217; emicrania siamo di fronte a una &#8216;difesa  d&#8217;emergenza&#8217;: la coscienza si oppone rigidamente e totalmente ad accogliere un certo  contenuto. «Non pensare» equivale a non voler vedere un certo aspetto della propria realtà profonda.        </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">b) Nel caso delle cefalee croniche persistenti invece, l&#8217;intera funzione dei pensiero risulta costantemente inibita. Secondo l&#8217;autore questo è un meccanismo di difesa generalizzato che ha origini antiche, e precisamente nel periodo di sviluppo delle facoltà logico-razionali tra i 6 e gli 8 anni: in quella fase l&#8217;intera funzione del pensiero è stata giudicata pericolosa perchè associata a una  curiosità intellettuale colpevolizzata.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CONCLUSIONI</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Dal quadro generale che emerge dagli studi di vari autori sulle caratteristiche della personalità dei pazienti sofferenti di cefalea ed emicrania possiamo concludere che:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">1)  II paziente con cefalea o emicrania privilegia la &#8216;dimensione del capo&#8217;, dell&#8217;intellettuale e del razionale e con essa cerca di  controllare il  mondo istintuale.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">2)   Questo eccesso di controllo finisce per soffocare le parti affettive e per inibire l&#8217;espressione delle pulsioni, soprattutto di quelle più calde e sanguigne come l&#8217;aggressività e la sessualità.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">3)  L&#8217;attacco di mal di testa o emicrania rappresenta il momento  acuto del  conflitto tra  le pulsioni istintuali che cercano di emergere e la coscienza che si oppone ad esse.</span></strong><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">4)  II  ristabilimento di  uno stato  di salute e di equilibrio passa attraverso una maggiore accettazione ed espressione delle emozioni.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica  tiene sedute individuali di terapia e consulenza e conduce corsi di psicologia <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span> in cui c&#8217;è anche &#8220;Per guarire dal mal di testa&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/carattere-di-chi-soffre-di-mal-di-testa/">www.pensieroecorpo.it/mal-di-testa-cefalea-emicrania/</a> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">CORSI  DI PSICOSOMATICA </span> sulla psicologia delle varie malattie in <a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-psicosomatica/">www.pensieroecorpo.it/programma-psicosomatica/</a></span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Che Cosa e&#8217; per Te il Natale?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 20:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il significato del Natale: legami, famiglia, attesa, rinascita della luce, l'inverno dell'anima e il riemergere dai periodi più bui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #333399;"> </span><span style="color: #333399;"> </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">IERI SERA </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">AGLI APERITIVI FILOSOFICI </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">E&#8217; SUCCESSO QUALCOSA </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">DI INASPETTATO</span>:</h1>
<p> </p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Il relatore Prof.Gianni Gasparini invece di parlarci delle fiabe di Natale come pensavamo, ci ha letto un racconto scritto da lui personalmente. </strong></span><strong><span style="color: #333399;"> &#8220;Un non-racconto di Natale&#8221;  come ha voluto chiamarlo, perché  sollevava il problema di quanto sia difficile oggi parlare ancora del Natale.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Un tema che ha subito aperto un bellissimo confronto  tra i partecipanti riguardo a :</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">“ <span style="color: #ff0000;">Che cosa è davvero il Natale per noi?</span> ”</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Non siamo stati a ripeterci le scontate critiche sugli aspetti consumistici del Natale o il significato della simbologia religiosa, sono emerse invece delle considerazioni molto più personali:  chi parlava della riconferma dei legami ( e chi aggiungeva una nota sulla tristezza per gli assenti) chi parlava dell’attesa che oggi non è più di una situazione migliore…   </strong><strong>Molte riflessioni interessanti che vorrei raccogliere e aggiungerne di mie.</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>IL NATALE E LA FAMIGLIA</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">“Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi…” è una consuetudine. Il Natale che si passa in famiglia visto come una riconferma dei legami duraturi di fronte alla  ‘liquidità’  delle relazioni che contraddistingue i nostri tempi. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">In alcune culture Natale è l&#8217;occasione speciale in cui tassativamente per un solo giorno si mettono  da parte i dissapori e i contrasti e si sottolinea il senso di unità. Una ritualità forse che potremmo anche recuperare e per &#8217;un giorno solo&#8217; metter da parte tutto quel che ci divide ci separa e ci oppone e sottolineare invece quello che ci unisce.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Anche in senso più metaforico: come esseri umani accomunati da un insolito destino… </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Perché per molti il Natale è il giorno in cui  avvertono maggiormente la solitudine e lo sfaldamento dei legami, ma anche in questo senso come esseri umani non sono i soli.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217; ATTESA</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La si vedeva negli occhi incantati dei bambini: la festa i regali la gioia la speranza… aprire ogni sera una casellina del quadretto finché non si arrivava a quella grande. C’è chi ha detto che oggi non c’è più  il senso di attesa perché i bambini hanno tutto quello che vogliono ogni giorno. Sì è vero, ma non credo che spieghi del tutto lo svanire del senso di attesa.  </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">C’è chi ha fatto un interessante discorso di clima culturale e sociale: dal dopoguerra in poi le cose sono andate sempre meglio in occidente e si guardava al futuro con fiducia e con speranza: l&#8217;attesa era attesa di qualcosa di buono, oggi invece si guarda al futuro con timore e preoccupazione e ci si pongono molte domande su cosa ci riservi&#8230; E anche questo è  moltovero, ma ricordo i racconti dei nonni su Natali pieni della gioia dell&#8217; attesa in una generazione che ha passato due guerre e faceva la fame. Come riuscivano  a vivere l&#8217;attesa in modo così positivo in tempi tanto bui?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">QUANDO LA NOTTE E&#8217; PIU&#8217; NERA&#8230;..</span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>Il Natale è una festa antichissima: veniva celebrata ben prima dell’avvento di Cristo come rito pagano del sole. Il 21 dicembre è il giorno più corto dell’anno… poi la luce inizia di nuovo a crescere e le giornate si allungano. </strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Una esperienza fondamentale per i nostri antenati e un simbolo potentissimo. </span></strong><strong><span style="color: #333399;">Personalmente quello che mi coinvolge di più nel Natale è proprio questo significato antico di nascita del nuovo e di ritorno della luce dopo le tenebre più buie&#8230;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La natura è ciclica come lo sono i nostri processi più profondi: dopo il fiorire della primavera e l’esplodere rigoglioso dell’estate la terra ritorna in sé stessa e proprio durante l&#8217; inverno nell’oscurità delle sue viscere inizia a germinare il nuovo ciclo. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">In senso metaforico è quel che accade anche dentro di noi: anche nella nostra vita interiore nascono costantemente  nuove idee  nuovi amori e nuove visioni del mondo, ma poi ‘in quella forma’ hanno esaurito il loro ciclo e dobbiamo ritornare nella nostra interiorità più oscura se vogliamo germinare il nuovo.                    </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">L ’inverno dell’anima è il tempo più difficile: nel regno del visibile tutto sembra morto ma nelle profondità è il momento di massima creatività. Un tempo in cui tutto quel che  era non è più..  e quel che sarà non è ancora&#8230; un passaggio determinante nella trasformazione simbolica e un momento essenziale di rigenerazione.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Penso che la società attuale che coglie solo i segni visibili dell’attività ( i risultati, i fatti, le dimostrazioni tangibili ) non renda per niente facile all’individuo singolo attraversare queste fasi di ritiro interiore che pure sono così necessarie per generare il nuovo. Spesso vengono addirittura scambiate per periodi di depressione! mentre sono un momento importante di ritorno dentro di sé per preparare una nuova fioritura.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">IL  NATALE  OGGI</span></span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>In questo senso profondo di ritorno della luce dopo le tenebre, di inizio di un nuovo ciclo appena nascente il Natale può parlare al cuore di tutti. </strong><strong>Penso che a livello interiore abbiamo molto bisogno di mantenerci in contatto con la ciclicità dei nostri ritmi più profondi, che porta con sé anche la fiducia di poter riemergere anche dai periodi più bui e dalle prove più dure. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Accompagnare di buon grado questo percorso naturale e saper  vivere  &#8221; l’inverno dell’anima &#8221; quando arriva il suo tempo&#8230; e saper cogliere con gioia l’inversione di tendenza verso la luce appena si verifica&#8230; penso che sia un’arte e anche un grande dono di saggezza</strong>.</span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica, tiene sedute individuali di terapia e consulenza flosofica e conduce corsi: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">Il  programma completo degli  <span style="color: #ff0000;">APERITIVI FILOSOFICI <span style="color: #333399;">si trova in <a href="http://www.pensieroecorpo.it/aperitivi-filosofici/programma/">www.pensieroecorpo.it/aperitivi-filosofici/programma/</a></span></span></span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"> </span></span></strong></span></p>
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		<title>Impotenza curata con la Fiaba Terapia</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 20:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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VINCERE L’IMPOTENZA: 
IL CASO DI VITTORIO 
E IL CAMMINO DELL&#8217;EROE,
NELLA FIABA E NELLA REALTA&#8217;.
 
Il motivo che spinge Vittorio a chiedere l’aiuto di un terapeuta è l’ assenza di erezione. Non ci sono delle motivazioni organiche. Nelle ultime situazioni in cui ha avuto occasione di avere dei rapporti sessuali non ci è riuscito per completa mancanza di reazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h1><span style="color: #333399;"> </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">VINCERE </span><span style="color: #333399;">L’IMPOTENZA: </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">IL CASO DI VITTORIO </span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">E IL CAMMINO DELL&#8217;EROE,</span></h1>
<h1><span style="color: #333399;">NELLA FIABA E NELLA REALTA&#8217;.</span></h1>
<p> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il motivo che spinge Vittorio a chiedere l’aiuto di un terapeuta è l’ assenza di erezione. Non ci sono delle motivazioni organiche. Nelle ultime situazioni in cui ha avuto occasione di avere dei rapporti sessuali non ci è riuscito per completa mancanza di reazioni fisiche.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che cosa gli stava succedendo?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Vittorio ha quasi trent’anni ed è figlio unico, è stato educato in una scuola privata e poi si è iscritto a Economia e Commercio per volontà del padre. Ormai è fuoricorso da un pezzo: dà un esame o due all’anno e non si pone problemi sul suo futuro lavorativo. Non ha mai frequentato granché gli amici né avuto relazioni affettive importanti.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il padre ha un’azienda e viene descritto come un uomo collerico e autoritario. In casa detta legge ma non c’è quasi mai: è impegnato in affari all’estero che lo tengono spesso lontano. Cosa di cui Vittorio è molto contento perché quando il padre è a casa il tema della sua carriera universitaria diventa motivo di continui litigi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Della madre non dice quasi nulla, a parte che suona il pianoforte e che è succube del marito e soffre di frequenti depressioni.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Gli chiedo di inventare una fiaba perché questo è il mio metodo terapeutico.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA FIABA</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">“ C’era una volta un Principe sul suo  cavallo bianco. Era avvolto in un manto azzurro e il suo capo splendeva al sole con i riccioli biondi. Galoppava nelle vaste praterie. Era un principe buono: tutto in lui ispirava dolcezza e bontà. </span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Arrivò un giorno nelle vicinanze di un castello. Era una reggia enorme, splendida e suntuosa tutta avvolta in una luce evanescente. Il principe restò ammaliato da tanta bellezza e decise di entrare. Voleva sapere di chi era quello splendido castello. Entrò e sentì una musica soave: tutto lì era morbido e liscio, c’erano velluti e tappeti ovunque e un’atmosfera ovattata. </strong><strong>Giunse al cuore della reggia senza che nessuno lo fermasse e lì vide la regina,  sprofondata nei cuscini.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> La regina era una donna di una bellezza abbagliante: con lunghe trecce nere e una carnagione pallida come la luna.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il principe se ne innamorò subito. Si avvicinò titubante e la regina sorrideva dolcemente in silenzio, si accostò e iniziò a parlarle e la regina rispose con una voce flebile e dolce come il miele. Il principe se ne invaghì perdutamente.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>La regina gli raccontò la sua triste storia: era molto malata, non aveva né braccia né gambe perché un orso gliele aveva sbranate nella foresta. Poteva solo giacere lì, sola, fra molti agi ma con un’infinita tristezza. </strong><strong>Il Principe sentiva di amarla più d’ogni altra cosa al mondo e le disse che sarebbe rimasto lì con lei se voleva: le avrebbe fatto compagnia lui. La regina acconsentì e così iniziarono a vivere insieme a palazzo.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"> </span><strong><span style="color: #333399;">All’inizio tutto andava bene e vivevano tra lussi e agi. Però il principe si muoveva poco: voleva restare accanto alla regina e non lasciarla mai sola, ma piano piano sentiva che le forze gli venivano meno&#8230; Chissà, forse tutte quelle comodità lo viziavano, ma sta di fatto che si sentiva sempre più debole e perdeva energia nelle gambe e nelle braccia. Che la regina fosse infettiva? Ma no, non era una malattia! Ma il principe si indeboliva di giorno in giorno e si sentiva anche confuso: la musica soave che si diffondeva  nella reggia era intorpidente e aveva sempre sonno. I servitori lo accudivano in ogni modo, ma il principe non stava proprio bene e si sentiva anche solo, chissà perché visto che la regina era sempre al suo fianco.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Un giorno si affacciò alla finestra: il giardino sembrava morto, non c’erano foglie sugli alberi, né fiori, né frutti eppure era già primavera avanzata. Non si vedevano animali intorno: il paesaggio sembrava sprofondato nell’inverno e non c’era vita lì… Anche nel castello tutto sembrava muoversi al rallentatore e la servitù camminava sempre più piano, come se tutti si stessero addormentando.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">A questo punto il Principe si spaventò: gli sembrava che la vita si stesse fermando e non sapeva cosa fare. Lui era così debole e stremato, privo di ogni forza e aveva solo voglia di dormire. La regina era malata e non poteva far nulla neanche lei. Ma lì tutto stava morendo. ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">IL</span>  <span style="color: #ff0000;">&#8220; MASCHILE&#8221;  E   IL &#8220;FEMMINILE&#8221;  COME SIMBOLI</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Se definiamo  &#8220;Maschile&#8221; simbolico una modalità energetica che tende all’estroversione possiamo avvicinarla per similitudine a tutte le forme di azione e di espressione : dal parlare all’agire al muoversi. L’organo genitale maschile, estroflesso, diventa il rappresentante corporeo di questa modalità. Le sue funzioni: l’ergersi, l’andare verso, il penetrare, il fecondare ne incarnano il simbolismo. In questo senso il Maschile simbolico è collegabile ad una modalità attiva di affrontare la realtà.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Analogamente il  &#8220;Femminile&#8221;  simbolico può essere collegato a una modalità energetica tendente all’introversione, alla recettività, all’accoglimento, al contenimento. L’organo genitale femminile, introflesso, incarna la capacità di ricevere accogliere contenere nutrire.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;">La creazione del nuovo, il figlio simbolico, è frutto dell&#8217;unione di questi due archetipi.</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"> </span>Tutte e due queste modalità simboliche sono compresenti negli esseri umani reali: gli uomini e le donne in carne ed ossa hanno in sé sia l’archetipo maschile che quello femminile e li usano entrambi. Anzi potremmo dire che lo sviluppo armonico di una persona è frutto della realizzazione bilanciata di tutti e due gli aspetti e che ogni forma di creatività li implica entrambi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LO SQUILIBRIO YIN E YANG</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nella fiaba di Vittorio però vediamo accentuati e idealizzati solo gli aspetti del simbolismo femminile: non c’è equilibrio.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La reggia è ampia e spaziosa e la recettività è sottolineata: la musica è soave, i velluti sono morbidi, nessuno ostacola l’avanzata del principe. E la regina esprime ancora di più queste caratteristiche: è dolce, silenziosa, accogliente, ma la sua malattia consiste nella perdita totale di ogni qualità attiva: non ha le gambe che permettono il moto e non ha le braccia che permettono l’azione, può solo stare distesa nella passività più assoluta. E ovviamente è sola perché ogni rapporto implica un protendersi verso l’altro.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il principe ne resta ammaliato e aderisce totalmente a questa modalità non bilanciata dal suo opposto e pian piano anche lui perde le caratteristiche attive: non si muove più, non ha più forze, non fa più nulla e si sente solo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La natura attorno al castello sembra uniformarsi a questa modalità: manca quel quoziente attivo che permette ai boccioli di rompere la corteccia e di nascere alla luce. L’inverno con le sue caratteristiche di stasi nel mondo del visibile (ma di estrema creatività sotterranea) incarna la produttività della polarità femminile, mentre la primavera con il suo esplodere di manifestazioni visibili, incarna la realizzazione di quella maschile. Ma nel paesaggio di questa fiaba si è rotto l’equilibrio yin e yang: non c’è primavera, non fiorisce nulla, il maschile è del tutto assente, non svolge la sua funzione fecondante e il risultato è mortifero.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Se facciamo una analogia tra la fiaba di Vittorio e la sua vita vediamo che le componenti dinamiche e attive sembrano mancare completamente in entrambi i casi: anche Vittorio non fiorisce, non si muove, non agisce, non si proietta in avanti, non si arrischia a uscir di casa. Nel raccontare una storia fantastica rappresentiamo spontaneamente il nostro mondo interiore e ne riveliamo le caratteristiche simboliche.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217;ARRIVO DI UN NUOVO PERSONAGGIO</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Chiedo a Vittorio se riesce ad immaginare l&#8217;arrivo di nuovo personaggio nella fiaba e dopo lunghi silenzi compare un leone:</span></strong></p>
<p><strong> </strong><strong><span style="color: #333399;"> “ E’ un leone grande e grosso, ha una folta criniera ed è molto feroce. Entra nel castello si guarda attorno, ma nessuno lo ferma. Vede tutti mezzi addormentati e li aggredisce. Gli balza addosso e li sbrana, è bello soddisfatto lui! Procede indisturbato e nessuno interviene, tutti hanno paura e si nascondono, ma è inutile. Così il leone arriva nelle stanze centrali dove c’è il principe e la regina. Guarda il principe, che è debolissimo e non ha forze per reagire e sta per balzargli addosso…”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Chiedo a Vittorio di far  parlare il principe e il leone. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quello che segue è il dialogo immaginario:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Principe: “ No, ti prego, non farlo! Perché mi vuoi mangiare? ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Leone: “ Beh, perché no? ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Principe: “ No, risparmiami, ti prego, non vedi che non posso neanche muovermi? ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Leone: “E con questo? ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Principe: “ Ma tu sei crudele! ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Leone: “ No, è che tu sei scemo. Perché non ti dovrei mangiare? ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Principe: “ Ma non si mangia la gente indifesa!”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Leone: “ E perché no? E’ tutta fatica in meno. ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Principe: “ Ma che Leone sei tu a mangiarti la pappa pronta? ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Leone: “ E  che Principe sei tu, lì tutto rammollito? ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Principe: “ Ma no, non sono un Principe, è tutto uno scherzo! Sono un povero mendicante che passava di qui per caso, qui si sta bene e mi sono fermato. Risparmiami ti prego! ”</span></strong></p>
<p><strong> </strong><strong><span style="color: #333399;">Leone: “ Fai schifo. ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E il leone se ne va.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">LA FIABA PROSEGUE</span> </span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>“Il giorno dopo il Leone torna, ha già mangiato un paio di cortigiani e quindi è sazio, viene più per divertirsi a stuzzicare il Principe che per altro.” E riprende il dibattito: il principe continua a supplicare e il leone a non mostrare pietà; il principe lo accusa lamentosamente e il leone gli dà dello scemo ripetutamente.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il discorso cade poi sulla regina.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Principe dice: “ Non posso andare via dal castello, lei poverina è qui tutta sola.. che cosa farebbe? Ne morirebbe. Non ho cuore di lasciarla ”. </strong><strong>Il leone allora racconta che quella non è la povera regina malata che sembra, ma è una Strega terribile. Fa sempre così, lui la conosce bene: attira i passanti  dentro il castello, 1i seduce, li priva di forze e li tiene schiavi a vita. Il Principe non gli crede.</strong></span></p>
<p><strong> </strong><strong><span style="color: #333399;">La regina nel frattempo ascoltava da dietro la porta e appena il leone esce, chiama il principe e gli dice con un filin di voce che le è giunta notizia che un leone feroce si aggira nel castello, lei è così debole e indifesa e se il leone la trova è fin troppo facile sbranarla. Ordina al Principe di chiudere ogni porta e ogni finestra del castello e di restare accanto a lei: di non far più entrare né uscire nessuno.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il principe a quel punto è un po’ perplesso: fra leone e regina non ha più ben chiaro chi sia più pericoloso. Ma si fida della regina: sbarra tutti gli usci e monta di guardia. Viene la notte, è buio pesto e non si sente un rumore. Il principe è di guardia nella stanza della regina.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ad un tratto si sente un gran fracasso. E’ il leone rompe il vetro della finestra e balza nella stanza. Il principe lo vede, grande e forte con la sua bella criniera, ma non fa neppure in tempo di spaventarsi perché tutto accade in rapida successione: come la regina si accorge della presenza del leone, lancia un grido orribile e si trasforma… II suo volto bellissimo svanisce e lascia il posto ad un ghigno orrendo: è un’orchessa con la bocca spalancata, enorme, nera e senza fondo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Si lancia sul leone e inizia una lotta furibonda.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il leone sputa fuoco, si alza sulle zampe posteriori, cerca di difendersi, ma l’orchessa gli è addosso con le fauci spalancate. Il principe non ragiona più, prende qualcosa, un bastone, un punteruolo, si lancia sulla strega e mira dritto al cuore. Come il punteruolo la trapassa la strega cade a terra morta stecchita. Il principe salta in groppa al leone e insieme fuggono liberi fuori dalla reggia. ”</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL SIMBOLISMO DEL LEONE</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Con il leone nella fiaba di Vittorio compare un Maschile simbolico ma inizialmente sembra un nemico.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il simbolismo del leone ci porta in pieno nel campo delle rappresentazioni del maschile: simbolo di potenza, di sovranità, di forza, di azione, di coraggio, di fecondità, di luce e di parola.</span></strong></p>
<p><strong> </strong><strong><span style="color: #333399;">Gli aspetti oscuri di questo simbolo si collegano al dispotismo, alla violenza brutale e alla soddisfazione impulsiva di ogni appetito.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong><strong><span style="color: #333399;">E sono questi gli aspetti che Vittorio coglie inizialmente: vede il leone come forte ma violento e distruttore. E sono gli stessi aspetti che sottolineava nella descrizione di suo padre: dispotico, autoritario, prevaricatore, impulsivo, irruente e collerico.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nel vissuto di Vittorio la figura maschile paterna è stata caricata di valenze negative e completamente rifiutata. Vittorio detesta suo padre e non vuole assomigliargli in nessun aspetto, gli risulta impossibile identificarsi con il Maschile simbolico ma così facendo l’intera realizzazione della sua polarità attiva è bloccata, sia a livello fisico: Vittorio non ha erezioni, ha la pressione bassa, la muscolatura flaccida, è sempre stanco e ha freddo, la sua vista debole e la mente confusa; sia nelle manifestazioni comportamentali: è incapace di assertività, è sempre passivo, indeciso e senza slanci; come negli aspetti relazionali: Vittorio non parla, non si esprime, non va verso gli altri, non cerca nessuno, se ne sta chiuso in casa (con la mamma)  a non far nulla&#8230;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Mi ha colpito il fatto che il leone di questa fiaba continui a dare dell’imbecille al principe. Nella tradizione simbolica il leone è anche il portatore di luce e di conoscenza: combatte e vince le tenebre dell’ignoranza. Il leone della fiaba sembra piuttosto abile nella dialettica e ha rapidamente la meglio sui banali luoghi comuni del principe.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nella realtà Vittorio non si è mai occupato di sviluppare le sue capacita intellettuali: è stato uno studente mediocre e disinteressato e in generale non si è mai posto molte domande sulla vita né sulla realtà circostante e non nutre alcuna curiosità verso il mondo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Anche quando il discorso tocca l’argomento della regina, il leone della fiaba si fa portatore di conoscenza: sa qualcosa che il principe neppure sospetta e che si rivelerà esatto. Dal tono con cui il leone parla della regina, sembra che si tratti di una conoscenza molto antica.</span></strong></p>
<p><strong> </strong><span style="color: #333399;"> </span><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL   MENDICANTE </span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il passaggio in cui il Principe della fiaba si dichiara essere in realtà un ‘mendicante di passaggio’ è interessante perché Vittorio lo collega a un suo vissuto. Lui ama presentarsi agli altri come una specie di eroe e di paladino degli indifesi: un esempio di bontà superiore. L’immagine iniziale del principe buono con i riccioli d’oro corrisponde all’ immagine idealizzata che Vittorio cerca di darsi. Ma spesso questa autoimmagine crolla rovinosamente nell’impatto con la realtà e lascia emergere un’ autopercezione molto diversa: quella del ‘mendicante’ per l’appunto. Vittorio si sente vuoto, privo di capacità, di risorse e di energia: una nullità che si trascina ‘mendicando’ un po’ di affetto o almeno di compassione. In quei momenti si sente completamente un’inetto ed esclude che qualcuno lo possa amare per ciò che è così ricorre al vittimismo per attirare attenzioni.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL CAMMINO DELL’EROE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Neumann in “Le origini della coscienza” dà una descrizione simbolica del cammino dell’eroe, analoga al cammino di sviluppo della coscienza  che emerge dal caos indistinto dell’inconscio indifferenziato, seguendo una serie di tappe necessarie.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">All’inizio l’Eroe è solo una potenzialità di coscienza, è ancora completamente immerso nel mare indistinto delle origini. La Grande Madre simbolica, da cui ogni vita scaturisce, è generatrice di tutto l’esistente. Ma non è un femminile differenziato che richiama come suo opposto un maschile altrettanto differenziato: è qualcosa di molto più arcaico che allude piuttosto a uno stato primordiale in cui maschile e femminile non si sono ancora scissi. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">All’origine stanno un maschile e femminile fusi insieme, non ancora divisi nelle due polarità yin e yang e il cammino dell’eroe-coscienza consiste innanzitutto nell’ emergere da questa fusione primordiale.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E&#8217; la stessa fondamentale tappa di sviluppo che deve percorrere un bambino maschio:  innanzitutto deve separarsi dalla madre per potersi affermare come entità a sè stante.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">In seguito l’eroe maschile dovrà affrontare e vincere gli aspetti distruttivi del femminile integrandone quelli positivi e analogamente combattere e vincere gli aspetti distruttivi del maschile identificandosi in quelli positivi. Questa è la lotta dell’eroe con i due mostri: ma prima deve uscire dal mare primordiale.</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #ff0000;"> I RITI DI INIZIAZIONE MASCHILE</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>Gli antichi riti di iniziazione alla pubertà per i maschi sottolineavano la necessità del distacco dalla madre e l’assunzione di un’identità propria con l’ingresso nel mondo degli uomini. Questo rito preparava anche allo sviluppo della sessualità: solo quando il ragazzo aveva stabilmente acquisito un’identità maschile poteva mettersi in relazione con un femminile inteso come compagna di vita e non come mamma. Il distacco dal femminile-materno era considerato un passaggio indispensabile ai fini dello sviluppo di una relazione con l’altro sesso.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">LA REGINA MADRE</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Osserviamo sotto questa luce la fiaba di Vittorio. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il principe protagonista che compariva all’inizio sembrava avere i caratteri maschili adulti ma poi si scoprirà che era un bluff: si trattava metaforicamente di un bambino/mendicante del tutto dipendente per la sua sopravvivenza dalle elemosine/materne. Nel contatto con la regina/madre viene completamente risucchiato in un legame soffocante che gli toglie  forze autonomia e vitalità.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> Di una ‘regina’ si trattava, non di una principessa!</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Neumann parla nel  mito ‘dell’ eterno adolescente ’ delle sorti del giovane maschio che non riesce a staccarsi dalla Grande Madre simbolica: affascinato e ammaliato, amante imberbe, viene lentamente risucchiato e ucciso. Proprio come il principe della fiaba di Vittorio: intrappolato dalla regina-madre e sempre più debole si spegne pian piano.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il leone della fiaba conosce bene questo pericolo e mette in guardia il principe dal rischio di finir inglobato nel sombolo materno: gli rivela che la regina è un’ammaliatrice che lega a sé in un rapporto mortifero. Ma il Principe non gli crede. E la regina cerca di vincolarlo a sé ancora di più ordinandogli di chiudere tutte le porta e finestre della reggia: così il principe è del tutto intrappolato.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Chi fa saltare il gioco è ancora una volta il leone, delegato a  incarnare tutti i ruoli simbolici maschili e attivi del racconto. E quando irrompe nella reggia, la regina mostra la sua vera faccia ed emerge il suo aspetto terrificante: l’orchessa.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">I  RICORDI  SEPOLTI</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nei colloqui successivi riemergono dei ricordi di frammenti della vita familiare: questo padre collerico ma diretto gli aveva sempre fatto meno paura della madre, che faceva fatica persino a nominare. Nel primo caso si trattava di una ostilità dichiarata e riconosciuta, ma nel secondo caso di oscure percezioni e di terrori senza nome. Vittorio spesso aveva paura di sua madre ma non sapeva perché, a volte ne sospetta una violenza nascosta ma si sentiva subito in colpa, a volte provava una rabbia sorda nei suoi confronti ma gli appariva immotivata e mostruosa.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>E’ interessante notare che nella fiaba il principe riesce a reagire solo quando l’orchessa mostra il suo vero volto. </strong><strong>Nella realtà sarà solo quando arrivano a piena coscienza anche gli aspetti negativi della madre che Vittorio riuscirà a separarsene: pian piano è riemerso il ricordo di questa madre di cui non  parlava mai, affetta da una depressione bipolare con accessi maniacali violentissimi che erano stati un vero incubo sepolto nella memoria di Vittorio bambino.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E nella fiaba il leone che a prima vista sembrava un pericolo e un nemico poi si rivela un alleato prezioso. E viene fuori che anche il padre di Vittorio un po’ tardivamente riscoperto, non era poi quel dittatore spaventoso che sembrava all’inizio: le sue famose sfuriate a un figlio trentenne completamente abulico erano mosse più che altro dal desiderio di smuoverlo dal torpore in cui giaceva.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Queste dinamiche erano collegate anche alle difficoltà sessuali di Vittorio. L</strong><strong>e fasi di sviluppo della terapia si sono succedute con una cadenza abbastanza analoga a quella della fiaba : come in un rito iniziatico Vittorio ha ripercorso nell’immaginario le tappe della lotta contro un femminile-materno divorante, fino alla sua identificazione con un maschile solare ed eroico…</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica,  tiene sedute individuali di terapia e consulenza filosofica e conduce corsi di psicologia <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie </span>in cui c&#8217;è anche &#8220;Guarire dalla tachicardia&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/tachicardia/">www.pensieroecorpo.it/tachicardia/</a></span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #ff0000;">CORSI SULLA  FIABA COME TERAPIA    </span></strong></span> <span style="color: #333399;"><strong>in </strong><a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-fiaba/"><strong><span style="color: #333399;">www.pensieroecorpo.it/programma-fiaba/</span></strong></a></span><a href="http://www.urraonline.com/libri/9788850321872/scheda" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.urraonline.com/libri/9788850321872/scheda?referer=');"></a></p>
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		<title>Un caso di Consulenza Filosofica.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 19:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[CASI di GUARIGIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[La consulenza filosofia nel caso di una persona con problemi di alcol e droga: tutti i passaggi del colloquio filosofico]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h2><span style="color: #333399;">COME HA AIUTATO LA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CONSULENZA FILOSOFICA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">IN UN CASO DI ABUSO DI ALCOL E DROGA. </span></h2>
<h2> </h2>
<p><strong><span style="color: #333399;">Una buona maniera per capire come funziona una consulenza filosofica è vedere i casi pubblicati. Riporto qui quello di una persona che dopo una rapina aveva ripreso a bere e drogarsi fino a finire ricoverato. Sembra strano? No, non lo è affatto se si capisce la sua logica. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Questo caso mi sembra particolarmente interessante perchè vengono riferiti tutti i passaggi del dialogo filosofico e quindi si può capire quali domande e quali osservazioni sono risultate efficaci per modificare un modo di pensare e di attribuire le responsabilità che stava sconvolgendo le emozioni e danneggiando l&#8217;autostima.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il caso è pubblicato insieme ad altri molto interessanti  nel libro di Peter Raabe: &#8220;Teoria e pratica della consulenza filosofica&#8221; Edizioni Apogeo e ringrazio sentitamente l’editore per  il gentile permesso di riportarlo. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL KARMA </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Clarence si trovava in uno stato di grande angoscia quando ha chiesto aiuto: era un uomo di venticinque anni, indiano ma adottato da una famiglia di bianchi, e fin dall’età di dodici anni aveva vissuto in centri di detenzione, carceri e strada, facendo abuso di alcool e droga. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">A vent’anni era già arrivato alla conclusione che la sua vita era destinata a un completo fallimento. Ma poi aveva ritrovato sé stesso avvicinandosi allo Spirito An­cestrale del suo popolo nativo: aveva smesso di drogarsi, era tornato a studiare al college e aveva  trovato un lavoro. Leggendo gli scritti new age si era convinto che la guarigione dalla tossicodipendenza lo avesse riportato al suo ruolo predestinato nel grande schema co­smico della vita.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma una sera tutto precipitò: stava tornando dal cinema insieme a un amico giovanissimo quando hanno preso una scor­ciatoia e sono stati aggrediti da due uomini armati che li hanno picchiati e derubati di soldi e vestiti. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Di ritorno a casa Clarence era distrutto e cercando di dare un senso all’accaduto era giunto alla conclusione che quanto successo era segno della giustizia divina che gli stava fecendo pagare la sua vita passata di rapinatore: si trattava del karma per cui tutto ciò che fai  ti torna  indietro…. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma Cla­rence non capiva perché Dio avesse deciso di punirlo proprio adesso che aveva cambiato vita:  se uscire dall’alcol e dalla droga non era bastato a estinguere il suo de­bito allora tutti i suoi sforzi erano stati inutili e non c’era più un senso nella sua vita: così ricadde nella tossicodipendenza. Venne ricoverato in un centro di disintossicazione dove per ironia della sorte applicavano il metodo dei dodici passi basato sulla fiducia nel potere divino…. proprio quello su cui adesso aveva grossi dubbi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL DIALOGO PASSO PER PASSO</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Dice Raabe : i</strong><strong>niziai la seduta con dolcezza chiedendogli che cosa provava, mi disse che biasimava se stesso e si sentiva molto male in particolar modo per quel che era successo al suo giovane amico.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Gli domandai “ Come pensi che sia Dio?” e rispose: “Come un padre amorevole che è in ogni luogo: qualcu­no che veglia su di te e ha a cuore il tuo benessere”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> “Perché pensi che un padre amorevole vorrebbe ripagare della stessa moneta suo figlio per qualcosa che ha fatto in passato  e per giunta della quale sta provando a fare ammenda?” </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Disse che non aveva alcun senso che Dio si comportasse in questo modo e che secondo lui non agiva proprio così. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Gli chiesi perché il suo amico fosse stato coinvolto nella rapina se questa era una punizione divina rivolta a  lui . E  rispose che anche questo non aveva senso perché il ragazzo non era in nessun  modo responsabile di quel che lui aveva fatto nel suo passato.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Gli chiesi: “<span style="color: #ff0000;">Quando eri un rapinatore, Dio come ti faceva sapere chi rapinare?” </span>e Clarence rispose di aver sempre deciso da solo: Dio non aveva niente a che fare con le sue scelte.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Allora domandai: “Ma se non ha mai influenzato la tua scelta delle vittime quando eri un rapinatore perché Dio avrebbe dovuto indirizzare altri rapinatori a scegliere te e il tuo giovane amico come vittime?”. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E fu d’accordo che  probabilmente Dio non aveva niente a che fare con tutto ciò. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Suggerii che forse il suo pensiero riguardo al coinvolgimento di Dio nella rapina non era molto coerente, e che magari era arrivato a conclusioni troppo affrettate sulla rapi­na come disegno divino ed come effetto karmico. Clarence fu d’accordo che non avevano molta logica.”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">BADARE ALLE EMOZIONI</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Dice Raabe: “ Però avevo lo spiacevole sospetto che Clarence lo dicesse senza con­vinzione: mi pave distratto, come se ci fossero altre questioni non dette e importanti che lo preoccupavano. Non ero certo che il nostro ragionamento filosofico fosse riu­scito a togliergli la sensazione che Dio lo avesse punito per ciò che aveva fatto in passato.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Mi venne in mente che forse io e Clarence stavamo guardando la ra­pina da punti di vista diversi e decisi di portare l’ attenzione sulla fon­damentale questione della responsabilità. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Gli chiesi: “Se Dio non è responsabile della tua aggressione, <span style="color: #ff0000;">di chi pensi sia la colpa </span>di ciò che è accaduto? Chi è responsabile della rapina?” .“Beh&#8230; Dio in un certo senso”  “Ma avevi detto che Dio non ha bisogno di pareggiare i conti con la gente”. “No infatti, credo che il responsabile sia la vita&#8230;. Cioè  suppongo. Vedi, non lo so. Le cose accadono. Dovrei conoscere meglio quel che so: è un mio difetto, no?”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Feci la stessa domanda in un modo diverso: “Intendo dire: chi è responsabile di averti effettivamente aggredito?”.“Credo che le cose accadano: è una sorta di karma. Non so. La mia colpa era di essere là fuori”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Gli chiesi per la terza volta: “Ma chi è responsabile di averti picchiato e derubato quella sera quando uscisti dal cinema?” Final­mente rispose: “Oh, capisco ciò che vuoi dire. Sono loro! I tipi che ci hanno aggredito sono i responsabili”. “Perché?” chiesi. “Perché l’hanno fatto: è stata una loro decisione, hanno deciso di farlo, proprio come facevo io”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217;EFFETTO</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Scoppiò a ridere. Pensava che fosse buffo non averlo visto prima. Non si era accorto di una cosa così banalmente ovvia: “Loro sono responsabili per averci picchiato, non io!”  Rise ancora e disse di aver sprecato un’intera settimana a chiedersi perché Dio lo avesse punito e a cercar di capire in che modo il suo essere stato un drogato e un alcolizzato avesse giustificato la situazione&#8230; Non si era reso conto di non essere stato colpevole.</span></strong></p>
<p><strong> </strong><strong><span style="color: #333399;">Poi la conversazione continuò riferendosi a come si operano le scelte e come si possono evitare le  disgrazie.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Dice Raabe che proseguì facendogli delle domande sulla sua autonomia: gli chiese come sceglieva le sue vittime quando era un rapinatore, che criterio usava? E chiese se chi aveva assalito lui e il suo giovane amico poteva aver usato gli stessi criteri&#8230;. Clarence pensava che potevano esserci delle affinità: lui indossava una giacca di pelle costosa e che portava scarpe di pregio e anche l’amico indossava indumenti fir­mati da capo a piedi. Il fatto che uscissero da un teatro poteva aver indotto i rapinatori a pensare che avessero parechio denaro in tasca e la giovane età dell’amico faceva supporre che avrebbe offerto poca resistenza. Tutto considerato erano delle vittime ideali: ogni rapinatore sarebbe stato felice di incontrarli in una strada buia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quando tornò la settimana successiva Clarence era sereno e rilassato: disse di sentirsi a suo agio pensando a Dio co­me a una guida positiva nella sua vita piuttosto che come a un pa­dre vendicativo. Tutto aveva più senso adesso e per il momento non sentiva bisogno di altra consulenza.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ritengo che questo sia un bellissimo esempio di come rivedere dei collegamenti poco logici possa cambiare le emozioni la valutazione di sé e delle proprie prospettive di vita…. Molte emozioni che proviamo sono dovute ad associazioni mentali che non abbiamo veramente considerato e discusso, ma che hanno una influenza determinante e portano a conseguenze significative…. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il caso riportato è di Peter Raabe, pubblicato insieme a molti altri casi interessanti nel manuale “Teoria e pratica della consulenza filosofica” edito da Apogeo nel 2006  e ringrazio l&#8217;Editore per la gentile concessione d&#8217;uso.  </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica,  tiene sedute individuali di terapia e Consulenza filosofica e conduce corsi: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span> <span style="color: #333399;">in cui c&#8217;è anche</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="text-decoration: underline;"> &#8221; Che cosa è la <a href="http://www.pensieroecorpo.it/consulenza-filosofica-psicosomatica/">consulenza filosofica&#8221;</a></span><a href="http://www.pensieroecorpo.it/consulenza-filosofica-psicosomatica/"> </a></span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;"> <span style="text-decoration: underline;"> &#8220;Consulenza filosofica e psicosomatica&#8221;</span> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><a href="http://www.pensieroecorpo.it/"></a></span></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
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		<title>Che cosa è la Consulenza Filosofica?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 06:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cos'è la consulenza filosofica? Discutere visioni del mondo, scelte, decisioni, scale di valori, chiarire problemi e considerare soluzioni e alternative.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #000080;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CHE COSA E&#8217; LA CONSULENZA  </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">FILOSOFICA? </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">UN MODO PER RIVEDERE LA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">PROPRIA VISIONE DEL MONDO </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">E FARE SCELTE PIU&#8217; CONSAPEVOLI.</span></h2>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Come funziona la consulenza filosofica è una bella domanda perchè sicuramente c’è molta confusione a proposito: che cosa è una consulenza filosofica e come si distingue da una psicoterapia? La confusione deriva dal fatto che a volte si occupano di problemi simili e forse anche dal fatto che la consulenza filosofica sia storicamente nata come alternativa alla psicoterapia… questioni vecchie ma che lasciano il segno. Quindi aggiorniamo: <em>di che cosa si occupa la consulenza filosofica e con quali metodi?</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">LA  PROPRIA  VISIONE  DEL  MONDO</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ognuno di noi si muove nella vita in base a una propria ‘<em>visione del mondo’</em> che include che cosa sia per lui importante o meno, quali siano i suoi progetti e la sua idea di una vita felice e realizzata, come debbano essere i rapporti di amicizia e di coppia, che cosa ci si debba aspettare dal lavoro e dal riconoscimento e così via…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Se guardiamo bene queste sono esattamente delle ‘<em>posizioni filosofiche personali’ </em> :  in parte sono acquisite dall’ambiente che ci ha formato e in parte sono il prodotto di una riflessione personale basata sull’esperienza.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Questo complesso di valutazioni e di convinzioni che di fatto <em>orienta ogni scelta e ogni reazione di fronte agli eventi della vita</em>, ben difficilmente è frutto di una riflessione consapevole: il più delle volte è il risultato di un assorbimento passivo di credenze dell’ambiente, di modalità di comportamento e di reazione acquisite per imitazione, di pregiudizi ereditati e mai ridiscussi, di esperienze personali che si riferivano a una certa situazione e poi sono state generalizzate, di conclusioni affrettate e mai riaggiornate etc…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">VECCHIE CREDENZE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il nostro sistema mentale giustamente ‘<em>manda in automatico’</em> molte operazioni che un tempo venivano eseguite i modo cosciente perché questo rappresenta un enorme risparmio energetico. Lo sanno tutti quelli che hanno imparato a guidare un’auto: all’inizio sembrava un’impresa quasi impossibile controllare contemporaneamente la strada, lo specchietto, il volante, l’acceleratore, il cambio, la frizione, i freni…. dopo qualche anno si chiacchiera amabilmente e si riesce persino ad accalorarsi in una discussione mantenendo un perfetto controllo dell&#8217;auto: buona parte delle operazioni necessarie sono andate in automatico.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma questo succede mentalmente molto più in generale: gran parte di quello che abbiamo appreso in un modo o nell’altro, ormai è entrato in automatico. E riferendosi alla gestione della propria vita non sempre le <em>vecchie modalità di pensiero</em> rimangono ottimali nel lungo periodo, anzi direi quasi mai&#8230; </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE COSA E&#8217; UN PROBLEMA?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che cosa succede quando abbiamo un <em>problema  nella vita</em>?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Può darsi che sia veramente qualcosa che non avevamo mai avuto occasione di sperimentare prima, ma questo fa parte del normale processo di apprendimento: ci si presenta qualcosa di ignoto e in qualche modo impariamo a gestirlo, dopo di ché lo classifichiamo come cosa imparata. In questo senso un problema è una <em>situazione molto transitoria</em> tra il momento in cui si è già presentata la domanda e il momento in cui abbiamo già trovato la risposta (che per definizione c’è): come a scuola quando ci davano un problema di matematica e dovevano procedere con risoluzione e risposta.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma non è questo che di solito chiamiamo un ‘problema’ nella vita. Comunemente ci riferiamo al perdurare a lungo di una situazione in cui la domanda si è già posta e <em>la soluzione non arriva</em>. E perché non arriva ? Spesso è proprio il modo concettuale in cui ci poniamo il problema ciò che ci preclude l’arrivare a una soluzione, oppure si tratta del metodo applicato, o addirittura del fatto che non era affatto un problema o che non aveva una soluzione….</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">RIAGGIORNARE LA VISIONE</span></strong></p>
<p><span style="color: #000080;"><strong><span style="color: #333399;"><em>La consulenza filosofica si occupa</em> di chiarire meglio la struttura di un problema, i metodi di soluzione che sono stati applicati e quelli possibili. Sembra molto astratto?  Non lo è per nulla.</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Si parla di &#8216;problematizzare un problema&#8217; e questo pare un termine molto cervellotico, ma in realtà significa semplicemente indagare come ce lo si è posto, quale rete di significati e di convinzioni implicite sono sottese, che cosa lo ha intricato tanto da renderlo irrisolvibile…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La consulenza filosofica in un certo senso aiuta a fare ordine:  quando le personali <em>visioni del mondo non si rivelano più adatte</em> a garantirci un andamento fluido nella vita è spesso perché contengono delle contraddizioni, delle associazioni incongrue o delle generalizzazioni inappropriate, dei passaggi illogici o dei conflitti tra valori diversi all’interno della stessa visione: chiarendoli diventa più facile riprendere la propria strada…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La consulenza filosofica non dà delle soluzioni e non dà consigli su che cosa fare rispetto a un certo problema né suggerisce come comportarsi, ma chiarendo la struttura del problema aiuta a <em>trovare le proprie e personali soluzioni</em>. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: P<span style="color: #333399;">sicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica e Consulenza filosofica  tiene sedute individuali e Corsi  <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Questo articolo fa parte di una serie in cui c&#8217;è anche:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> &#8221; Consulenza filosofica in un caso di alcol e droga &#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/filosofia-caso/">www.pensieroecorpo.it/filosofia-caso/</a>  </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> &#8221;Cosulenza filosofica e psicosomatica&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/consulenza-filosofica-e-psicosomatica/">www.pensieroecorpo.it/consulenza-filosofica-e-psicosomatica/</a></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><span style="color: #000080;"><a href="http://www.paolasantagostino.it" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.paolasantagostino.it?referer=');"></a></span><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">  <span id="_marker"> </span></span></strong></p>
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		<title>Consulenza Filosofica e Psicosomatica</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 05:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[corpo che parla]]></category>
		<category><![CDATA[corpo e colloquio]]></category>
		<category><![CDATA[modi di pensare]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero e corpo]]></category>
		<category><![CDATA[visione olistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli aspetti in comune tra consulenza filosofica e psicosomatica nel domandarsi il senso di quanto accade all'uomo nella sua interezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<h2><span style="color: #333399;">CONSULENZA FILOSOFICA E </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">PSICOSOMATICA HANNO QUALCOSA IN </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">COMUNE? DIREI MOLTO NEL </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CONSIDERARE L&#8217;UOMO COME ESSERE </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">INTERO.</span></h2>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong> </span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Consulenza filosofica e psicosomatica hanno parecchi aspetti in comune, ma per capirlo bisogna addentrarsi un po’ nel discorso altrimenti potrebbe sembrare che si occupino di ambiti del tutto diversi e con modalità che non hanno niente di simile…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Innanzitutto che cosa è la consulenza filosofica? Ci sono molte linee e nemmeno omogenee tra loro, per cui ne dò una definizione piuttosto allargata: si occupa di discutere le &#8216;visioni del mondo&#8217;, le scale di valori, le modalità di formare e costruire idee e convinzioni, li criteri con cui si operano le scelte e via dicendo, tramite una serie di colloqui che si dipanano a partire dal tema/problema presentato dal cliente e ne approfondiscono  e sviluppano i risvolti. Non si occupa di risolvere un problema, ma di aiutare a comprenderlo meglio in modo che il cliente stesso possa trovare le sue risposte.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E che cosa è la medicina psicosomatica? Qui andiamo ancora peggio: le linee sono tante che non si assomigliano neppure… Ma anche qui possiamo darne una versione molto allargata: si occupa di comprendere il senso della malattia nel contesto complessivo della vita del paziente.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Già da queste poche (e discutibili) definizioni si capisce che cosa ci possa essere in comune: entrambe si fondano sulla comprensione di quanto sta accadendo a un essere umano considerato nel suo complesso.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">MENTE E CORPO</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Una persona non è corpo o mente ma entrambe le cose simultaneamente e il suo particolare modo di essere al mondo include sia come sta fisicamente che come pensa e come sente, che rapporti ha con gli altri, che tipo di vita sta facendo etc. Quando si percepisce uno stato di ‘malessere’ questo coinvolge sempre, anche se in proporzioni diverse corpo  sentimenti  pensieri e relazioni  e per comprendere veramente il significato di quel che sta accadendo non si possono frammentare i vari aspetti come se si trattasse di territori isolati e indipendenti l’uno dall’altro.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Certamente consulenza filosofica e psicosomatica si muovono con metodologie diverse: la consulenza usa esclusivamente il dialogo come proprio strumento e si muove sulla linea di una analisi critica di quanto viene detto, così come viene detto, senza presupporre significati diversi che non siano autoevidenti. E’ proprio sulla congruenza dei concetti, e del legami tra di essi, che essa sviluppa il suo percorso. </strong><strong>La psicosomatica invece fa riferimento a degli impianti teorici che prevedono un significato simbolico o inconscio degli organi e dei sintomi: il funzionamento organico non è di per sé presente alla coscienza. E spesso non usa solo il dialogo per operare e interviene anche direttamente sul corpo.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL CORPO NEL COLLOQUIO</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Nella pratica di un colloquio psicosomatico o filosofico che sia i confini si fanno molto più sottili: lì non c’è comunque il corpo-oggetto dell’indagine medica.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;">C’è  &#8221; <em>un corpo che parla da solo&#8221;</em> lì direttamente attraverso la mimica i gesti il tono di voce e le espressioni fisiche di emozione&#8230;</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> E c’è</strong> <strong>&#8220;<em>un corpo di cui si parla</em>&#8220;</strong> <strong>che è un prodotto mentale intessuto di vissuti e di ricordi, di desideri e associazioni, un corpo di cui si dice attraverso concetti convinzioni e credenze che hanno più a che fare con la filosofia che con la medicina.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E c’è un <em>linguaggio come mezzo di comunicazione</em> che è sia linguaggio verbale intessuto di concetti, sia linguaggio metaforico fatto di immagini che spesso si riferiscono a esperienze fisiche, sia linguaggio del corpo stesso che conferma o sconferma quanto si sta dicendo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Le convergenze nei colloqui della psicosomatica e della consulenza filosofica si manifestano forse con una certa sfasatura di tempi: il paziente che arriva in terapia psicosomatica con una malattia porta tutta l’urgenza del dolore fisico e chiede una soluzione. Ma via via che il significato del suo disturbo si fa più chiaro emerge una problematica che lo riguarda come persona intera. E’ a questo punto  la discussione in entrambi gli ambiti diventa più simile e la filosofica mostra il suo valore d’esperienza nell’affrontare i temi esistenziali.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">I MODI DI PENSARE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">In termini di vita comune proviamo a riflettere un attimo su quanto un certo modo di pensare informi di sé ogni altro aspetto dell’esistenza:  le reazioni agli eventi, il modo di porsi nelle relazioni, i progetti di vita, le azioni e le valutazioni… Ridiscutere le nostre forme di pensiero è un&#8217;operazione di vasta portata che ha effetti in ogni campo dell’esistenza e possiamo facilmente ipotizzare che abbia un ‘effetto’ anche sul funzionamento del corpo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> Ma non è questo possibile ‘effetto’ che ora ho in mente, sto considerando un&#8217;ipotesi più ampia e cioè se le nostre ‘forme’ stabili di pensiero, i &#8216;modelli di pensiero&#8217; che usiamo abitualmente, potrebbero essere letti essi stessi come degli schemi simbolici in diretta relazione con le grandi funzioni del corpo&#8230;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene  sedute individuali di terapia e Consulenza filosofica e Corsi:  <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span> un cui c&#8217;è anche:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> &#8221;Un caso di Consulenza filosofica&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/filosofia-caso">www.pensieroecorpo.it/filosofia-caso</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">&#8220;Che c0s&#8217;è la consulenza filosofica?&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/consulenza-filosofica">www.pensieroecorpo.it/consulenza-filosofica</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cambiare i Colori dopo un Divorzio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 12:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[CASI di GUARIGIONE]]></category>
		<category><![CDATA[COLORI in ABBIGLIAMENTO e ARREDAMENTO]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERO E CORPO]]></category>
		<category><![CDATA[PSICOLOGIA]]></category>
		<category><![CDATA[PSICOSOMATICA]]></category>
		<category><![CDATA[VARIE]]></category>
		<category><![CDATA[arredamento]]></category>
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		<category><![CDATA[colori e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[cromoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[effetto dei colori]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del colore]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia dell'arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[scegliere i colori]]></category>
		<category><![CDATA[significato dei colori]]></category>
		<category><![CDATA[simbolismo dei colori]]></category>

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		<description><![CDATA[Caso colore: come rifare un'abitazione cambiando l'arredamento e  il colore delle pareti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">CAMBIARE I COLORI DELLA  </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">PROPRIA CASA PER  VOLTAR PAGINA: </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">COME HA FATTO ELENA DOPO IL </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DIVORZIO.</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che criteri usiamo per cambiare i colori della nostra casa? Come li scegliamo e da che parte cominciamo? Possono aiutarci quando vogliamo cambiar  vita? Questo è un esempio di come usare i colori  per rifare a nuovo un’ abitazione dopo un divorzio, con poca spesa e in tempi brevi: </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> “ Elena era divorziata da poco: aveva vissuto in quella casa con il marito per dieci anni. L’appartamento era stato progettato insieme e rispondeva al tipo di coppia che erano allora: la disposizione delle stanze, i colori e l’arredamento erano stati scelti insieme ma poi erano rimasti immutati.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Dopo la separazione Elena aveva passato un lungo periodo di tristezza in cui si era chiusa in casa a leccarsi le ferite senza nessuna voglia di veder gente. Ma adesso voleva voltar pagina, riaprirsi al mondo e avere tanti amici intorno a sé. Voleva anche iniziare un’attività in proprio e uscire di più. Ma intanto non riusciva più a stare in quella casa dove ogni minimo particolare le ricordava il passato….</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL BISOGNO DI CAMBIAMENTO</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il bisogno principale di Elena era quello di cambiamento. Era cambiata tutta la sua situazione: da casalinga sposata con un benestante quanto misogino docente universitario adesso era una donna divorziata con difficoltà economiche e la voglia di aver gente attorno. Come coppia erano stati dei gran solitari: non uscivano mai e dopo la separazione anche lei si era rintanata in casa ma adesso aveva bisogno di fare nuove amicizie. E subito.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quella casa era stata pensata in tutt’altro periodo di vita: quando Elena e il marito si erano sposati lui stava appena iniziando una  carriera da studioso e andava bene a entrambi avere un’abitazione molto classica. Elena si era dedicata completamente a fare la brava mogliettina…. anche perché pensavano di avere figli al più presto… figli che poi non avevano avuto. Adesso in quella casa non riusciva a resistere un  giorno di più.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L&#8217;INSOPPORTABILE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quali erano gli elementi che le rendevano quella casa tanto insopportabile?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">1) il soggiorno classico</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">Era il luogo dove Elena passava la maggior parte del tempo. Era stato progettato in modo molto più adatto alla carriera del marito che non a viverci quotidianamente: per esempio la grande finestra che occupava tutta la parete di fondo era oscurata da pesanti tendaggi  di velluto verdone scuro perché era stata pensata per invitare ospiti di sera.</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">La zona pranzo era nella parte meno illuminata della stanza perché il tavolo veniva usato solo dal marito per studiarci di sera. Era circondato da massicce librerie che adesso con gli scaffali semi vuoti davano un’impressione di totale disarmo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Le pareti color crema non si vedevano neanche tanto erano coperte da altre librerie ora vuote e da quadri antichi. Nel complesso  tutta la stanza sembrava sovraccarica e con la luce del giorno risultava lugubre e opprimente. Non c’è da stupirsi che Elena rivivesse l’abbandono in tutti i dettagli visivi di quel salotto: sia i colori che lo stile inviavano il messaggio simbolico di “tradizione e permanenza” proprio il contrario della sua realtà attuale.</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">2) la cucina spaziale</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La cucina era una stanza a sé molto piccola e supermoderna perché il marito di Elena era un appassionato dell’efficienza e non del cibo: quella cucina cromata aveva  l&#8217;atmosfera gelidamente asettica di una nave spaziale e a mangiare lì da sola Elena si sentiva così triste che le passava pure l&#8217;appetito …</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">3) la camera da letto anonima</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> La camera da letto era</strong><strong> totalmente anonima e un po’ squallida  perché Elena si era liberata del pomposo talamo nuziale ma lo aveva sostituito con un letto da quattro soldi e in più la luce nord del mattino dava alla stanza delle tinte violaste.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>4) la cameretta dei bambini non avuti</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Non parliamo neanche di quella cameretta: era la stanza più piena di sole dell&#8217;intera casa ed Elena non la apriva assolutamente mai perché era originariamente destinata ai bambini e  le faceva proprio male vedere quel gran vuoto….</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">DA DOVE COMINCIARE?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">I primi interventi sono stati fatti ovviamente nella parte più abitata della casa e con delle modifiche semplici  ed economiche che cambiavano subito l’atmosfera</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il salotto è stato il primo: innanzitutto bisognava svuotarlo di un sacco di roba inutile e dolorosa: gli scaffali vuoti e le librerie in disuso sono state portate in cantina, come i vecchi quadri e una valanga di soprammobili-ricordo e via quei tendaggi scuri!!! Tende chiare&#8230;</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">Già così la stanza sembrava due volte più grande e molto più luminosa.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">L’arredamento rimasto è stato tutto spostato: il tavolo da pranzo vicino alla luce così che Elena potesse pranzare di fronte alla bella vetrata.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Divani e le poltrone sono stati ricoperti con un tessuto chiaro color avorio. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma soprattutto le pareti sono state dipinte di un bellissimo color albicocca che scaldava la stanza e che è stato il vero elemento determinante di tutto il cambiamento dell&#8217;ambiente.</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;">Il pavimento di parquet a Elena piaceva e lo si è subito scaldato con un po&#8217; con delle stuoie che riprendevano i toni arancio rosso e marrone  e  legavano insieme  tutte le sfumature presenti nella stanza.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">A questo punto è bastato spargere qua e là un po&#8217; di cuscini e l&#8217;insieme  risultava davvero perfetto!</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ora la stanza era allegra ed accogliente proprio come Elena la voleva: adatta a ricevere amici e molto vivibile anche di  il giorno.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">In seguito stati modificati con ben pochi interventi anche la camera da letto la cucina e la camera degli ospiti: in quattro e quattr&#8217;otto la casa era rifatta a nuovo e si adattava alla nuova vita di Elena. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">SIMBOLISMO DEL COLORE</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il punto determinante dal punto di vista del simbolismo del colore è che il verde scuro richiama tradizione e permanenza e adatto a creare questo tipo di atmosfera&#8230; mentre l&#8217;arancione albicocca è molto stimolante e favorisce la socializzazione e il cambiamento&#8230; </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia, Consulenze colore e Corsi : <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Questo articolo fa parte di una serie in cui c&#8217;è anche:</span></strong></p>
<p><strong></strong><strong><span style="color: #333399;"> &#8221;Cambiare il colore dell&#8217;abbigiamento&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/colore-abbigliameto/">www.pensieroecorpo.it/colore-abbigliameto/</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">&#8220;L&#8217;effetto dei colori su di noi&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/colori/">www.pensieroecorpo.it/colori/</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il testo è tratto dal <span style="color: #ff0000;">LIBRO IL COLORE IN CASA</span>  <a href="http://www.pensieroecorpo.it/colore-in-casa">www.pensieroecorpo.it/colore-in-casa</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">CORSI SUL COLORE</span>   <a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-colore/">www.pensieroecorpo.it/programma-colore/</a></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">CORSI SUL COLORE<br />
</span></strong></p>
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		<title>Quando usare il Rosso in Abbigliamento?</title>
		<link>http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/abbigliamento-rosso/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 12:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
CHE SIGNIFICATO HA 
 
VESTIRSI DI ROSSO?
 
ENERGIA, DETEMINAZIONE, 
 
SEDUZIONE, PERICOLO…
 
COME USARLO? 
 
DIPENDE DALLA CIRCOSTANZA.
 
Il rosso è un colore forte che si collega simbolicamente all’energia vitale istintiva: eros, libido, carica sessuale, vitalità, calore, sangue, circolazione, aggressività, competizione e anche pericolo.
QUANDO USARE IL ROSSO E  PERCHE’?
Possiamo ricollegarci ai significati simbolici del rosso per dare a noi stessi un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h2><span style="color: #333399;">CHE SIGNIFICATO HA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">VESTIRSI DI ROSSO?</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">ENERGIA, DETEMINAZIONE, </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">SEDUZIONE, </span><span style="color: #333399;">PERICOLO…</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">COME USARLO? </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DIPENDE DALLA CIRCOSTANZA.</span></h2>
<p> </p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Il rosso è un colore forte che si collega simbolicamente all’energia vitale istintiva: eros, libido, carica sessuale, vitalità, calore, sangue, circolazione, aggressività, competizione e anche pericolo.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">QUANDO USARE IL ROSSO E  PERCHE’?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Possiamo ricollegarci ai significati simbolici del rosso per dare a noi stessi un impulso di carica, oppure per inviare un messaggio agli altri. Vediamo le diverse possibilità.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E&#8217; utile indossare degli indumenti rossi (all’esterno o nella biancheria intima) <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">quando vogliamo</span> caricarci di energia <span style="color: #333399;">o quando dobbiamo affrontare delle </span>situazioni competitive <span style="color: #333399;">o vogliamo amplificare la nostra</span> carica seduttiva</span>.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Facciamo degli esempi</span>: in una giornata  gelida e piovosa  in cui ci sentiamo <span style="color: #ff0000;">intirizziti dal freddo </span>e vorremmo solo rinchiuderci in casa al calduccio, vestirci di rosso ci aiuta a sentire meno il rigore della temperatura e a darci una carica vitale in più. Questo vale anche quando sentiamo di star per prendere un raffreddore o una qualsiasi altra malattia da raffreddamento: vestirci di rosso ci riscalda e ci da l’impressione di essere circondati di calore.  </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Quando sappiamo di dover<span style="color: #ff0000;"> affrontare uno scontro </span>a cui non siamo molto  ben disposti portare un indumento rosso può sostenere la nostra capacità affermativa: rosso-lotta, rosso-competizione, rosso-Ferrari stimolano la nostra volontà di farci valere e di combattere per i nostri diritti.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Anche nelle situazioni in cui vogliamo <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">esprimere la nostra</span> carica erotica </span>e seduttiva indossare del rosso ci mantiene in contatto con la fonte vitale della libido naturale e amplifica il nostro magnetismo.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL ROSSO COME MESSAGGIO AGLI ALTRI</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il rosso invia un messaggio di <span style="color: #ff0000;">energia e determinazione</span>: anche un piccolo dettaglio rosso accende un completino grigio da lavoro e gli dà tutt’altra grinta. Indossare del rosso come messaggio per gli altri va bene quando vogliamo comunicare loro la nostra forza ed energia nel sostenere le nostre posizioni e indicare che non mancheremo di aggressività se cercano di metterci sotto. Vestirsi di rosso è adatto anche in situazioni festive e giocose, per esprimere il senso di eccitazione e la <span style="color: #ff0000;">gioia per la ricorrenza </span>e anche in contesti romantici carichi di<span style="color: #ff0000;"> seduttività </span>e di erotismo.</span></strong><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">QUANDO ‘NON’ INDOSSARLO</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Non è invece proprio il caso di indossare indumenti rossi quando già ci sentiamo <span style="color: #ff0000;">tesi e nervosi</span>, quando siamo pronti a litigare o molto irritabili. Il rosso è particolarmente poco indicato per chi soffre di <span style="color: #ff0000;">cefalea ipertensione e disturbi della tiroide</span>. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Caso vuole che molte persone che <span style="color: #ff0000;">vivono la vita in modo acc</span><span style="color: #ff0000;">elerato</span> ed estremamente attivo, amino anche vestirsi e circondarsi del colore rosso. Beh! Certo il rosso esprime il loro modo d’essere, e per questo gli piace, ma nel contempo esaspera anche quelle caratteristiche della personalità che in loro sono già fin troppo marcate… Mi spiace dirlo ma occorrerebbero proprio altri colori per bilanciare e per riequilibrare.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il rosso in un certo senso ‘mette il prossimo in allerta’ (non a caso viene usato per i segnali di pericolo) e <span style="color: #ff0000;">può generare ansia </span>in alcuni. Non è il caso di indossarlo in situazioni molto serie e formali (o luttuose) in cui sarebbe decisamente inappropriato e certamente  attirerebbe l’attenzione in un senso per nulla positivo. Come vestirsi di rosso <span style="color: #ff0000;">diventa volgare </span>se la seduzione è troppo esplicita o non adeguata alla circostanza.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">IL ROSSO A PICCOLE DOSI</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Vestirsi completamente di rosso può andar bene solo in delle circostanze un po’ particolari. Nella vita di tutti i giorni è molto più utilizzabile a piccole dosi. Per esempio un po’ di rosso è in grado di <span style="color: #ff0000;">ravvivare un completo blu, grigio o marrone </span>in modo estremamente gradevole. Va usato con più accortezza sul nero perché produce un abbinamento molto forte.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Un pizzico di rosso sparso qua e là anche nell’arredamento della casa è una sorta di <span style="color: #ff0000;">antidoto contro la depressione</span>: ravviva le energie vitali e stimola a non lasciarsi andare.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il rosso esprime vitalità ed energia, è il colore che meglio rappresenta simbolicamente la vita: può essere un toccasana in mille circostanze e aiutarci a <span style="color: #ff0000;">risvegliare le nostre forze</span>.</span></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #333399;">Paola Santagostino</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in medicina psicosomatica e psicologia del colore tiene sedute individuali di terapia e consulenza-colore  e corsi  e seminari      <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><a title="Libro &quot;Il colore in casa&quot;" href="http://www.pensieroecorpo.it/libri/colore-in-casa/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">LIBRO IL COLORE IN CASA</span> </span></a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie<span style="color: #333399;"> in cui potete leggere anche:</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="Caso colore Elena" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/caso-colore" target="_blank">&#8220;Cambiare colori dopo un divorzio&#8221;</a></span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="Effetto colori" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/colori/" target="_blank">&#8221; Effetto dei colori su di noi&#8221;</a></span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="Colori abbigliamento" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/colori-abbigliamento/" target="_blank">&#8220;Colori dell&#8217;abbigliamento&#8221;</a></span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><span style="text-decoration: underline;">&#8220;1° capitolo del libro &#8220;Il colore in casa&#8221;</span></span></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p style="text-align: right;"><strong></strong> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Effetto dei Colori su di Noi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 06:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[COLORI in ABBIGLIAMENTO e ARREDAMENTO]]></category>
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		<description><![CDATA[L'effetto fisico, emotivo e mentale dei colori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #000080;"> </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">PERCHE’  I  COLORI </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">HANNO  TANTO  EFFETTO SU DI NOI?</span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">COME UTILIZZARLI PER IL </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">BENESSERE.</span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<p><strong><span style="color: #333399;">Come fanno i colori a influenzarci tanto da riuscire a cambiare il nostro stato d’animo e persino il nostro stato fisico? </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Vediamo come seguendo il loro percorso dento di noi: quando uno stimolo luminoso colpisce il nostro occhio l’informazione prosegue verso il cervello e lì raggiunge aree differenti: un’area di  linguistica che ci fà dire “<em>E&#8217; rosso</em>!” o verde o blu… i centri associativi che collegano ai <em>ricordi,</em> <em>pensieri ed emozioni</em>…. e i centri vegetativi che reagiscono allo stimolo inviando <em>segnali al corpo</em>:  eccitano calmano risvegliano allertano&#8230;.. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E’ in questo modo che i colori ci influenzano: i colori che vediamo (e anche quelli che immaginiamo) sono in grado di suscitare in noi delle <em>reazioni  fisiche emotive e mentali </em>a secondo del diverso stimolo che inviano e delle associazioni ed emozioni che suscitano in noi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE COSA SONO I COLORI?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Due parole su che cosa sono i colori:  i colori sono luce, sono onde elettromagnetiche di differenti lunghezze d’onda riflesse dagli oggetti, e il nostro occhio è in grado di registrarle ma soprattutto è capace di <em>distinguere la lunghezza d’onda</em>. E’ proprio la differenza di lunghezza d’onda ciò che noi percepiamo come una differenza di colore. Il bello è che il nostro occhio non registra tutte le lunghezze d&#8217;onda ma solo una banda molto ristretta: perchè proprio quella? Possiamo pensare che fosse quella che come specie ci era più utile distinguere per vivere: altri animali registrano altre onde e vedono diversamente.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">UN MESSAGGIO PER LA  SOPRAVVVIVENZA</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La capacità di distinguere i colori ci è stata <em>fondamentale per la sopravvivenza </em>perchè i colori della natura fornivano ai nostri antenati primitivi un’infinità di informazioni determinanti per la vita: il colore di un frutto indicava se era maturo, il colore della terra se l’acqua era vicina, il colore del cielo l’arrivo di una tempesta e il colore della vegetazione l’avvicinarsi delle stagioni, dal colore della luce si capiva quando era tempo di cercar riparo per la notte.. Parecchi animali poi cambiano colore quando stanno per attaccare o quando sono in calore o ormai vecchi e deboli: tutte informazioni importanti per decidere come comportarsi con loro.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><em>‘Vedere’ è un po’ come ‘toccare’ ma senza andare così vicino all’oggetto</em>: mediante la vista l’uomo ha potuto distinguere con un certo anticipo (e tenendosi a una prudente distanza) ciò che era cibo da ciò che era pericolo,  ciò che era sicuro da ciò che suggeriva una fuga   precipitosa…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Noi abbiamo perso del tutto il senso di questo importante valore informativo dei colori riguardo alla qualità degli oggetti  e delle situazioni, perché oggi molti colori sono artificiali e  ormai sono ben poche le azioni che compiamo solo sulla base di un certo colore: a parte forse fermarci se il semaforo è rosso&#8230;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><em>In natura non ci sono colori omogenei</em>: anche un piccolo cespuglio non è ‘verde’ ma mille verdi diversi quanti sono le sue foglie, e poi ci sono i rametti e le luci e le ombre: verde, giallo, marrone, viola, nero, rosso… inoltre cambia colore con il cambiar della luce durante la giornata e cambia colore con il passar del tempo… nulla è mai uguale.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL CORPO E IL COLORE</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><em>Il nostro corpo è strutturato per vivere in questa grande varietà di colori</em>. </span></strong><strong><span style="color: #333399;">Ma il nostro tipo di sviluppo culturale e industriale ha portato un <em>enorme appiattimento e livellamento dei colori</em>:  le città sono uniformemente grigie in confronto a un bosco, gli oggetti hanno colori artificiali che rimangono stabili nel tempo; le persone sono vestite con tinte che a un uomo del rinascimento sembrerebbero adatte solo alle divise di un carcere&#8230;.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E sono monocromatici anche gli ambienti interni: gli uffici hanno le pareti bianche e gli arredi uniformi di un colore scelto a caso e luce artificiale fissa. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma anche nell’arredo delle abitazioni private usciamo da anni di minimalismo acromatico.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Questa limitatezza della gamma dei colori, ma soprattutto la loro <em>omogeneità e invarianza non ci è per niente salutare</em> dal punto di vista del benessere: anche una parete tutta rossa dopo un po’ di tempo al nostro occhio risulta monotona quanto una parete tutta grigia… il monocromatismo stanca l’occhio, annoia la mente e appiattisce le emozioni.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">I COLORE DI CASA NOSTRA</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Singolarmente possiamo fare ben poco riguardo all’uniformità cromatica prodotta dal nostro tipo di cultura e anche quel che facciamo darà risultati solo in tempi lunghi. Ma almeno in casa nostra<em> possiamo scegliere i colori</em> <em>e anche farlo  subito</em>. Possiamo scegliere come dipingere le pareti e come arredare le stanze, possiamo scegliere quali materiali usare e di quali colori vogliamo circondarci. Anche per modificarli <em>in quattro e quattr’otto</em> non c’è bisogno di grandi opere: per cambiare completamente l’effetto cromatico di una stanza basta un mazzo di fiori, un cuscino, una stuoia o una tovaglia diversa. Piccole cose che sono in grado da sole di cambiare l’intera atmosfera di un ambiente: piccole cose alla portata di tutti, ma che se vengono pensate e scelte con criterio possono essere più che efficaci per <em>creare intorno a noi un ambiente che favorisca il nostro benessere</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">TRATTO DAL LIBRO &#8220;IL COLORE IN CASA&#8221;</span>  di Paola Santagostino <span style="color: #333399;">per contattare l&#8217;autrice:</span><span style="color: #000000;"> </span><a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it"><strong>contatto@paolasantagostino.it</strong></a></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><span style="color: #333399;">Urra Apogeo    </span></span></strong><a href="http://www.urraonline.com/libri/9788850324026/scheda" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.urraonline.com/libri/9788850324026/scheda?referer=');"><span style="color: #333399;">http://www.urraonline.com/libri/9788850324026/scheda</span></a></p>
<p><a href="http://www.paolasantagostino.it" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.paolasantagostino.it?referer=');"><strong><span style="color: #333399;">www.paolasantagostino.it</span></strong></a></p>
<p><a href="http://www.psicologiacorsi.wordpress.com" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.psicologiacorsi.wordpress.com?referer=');"><strong><span style="color: #333399;">www.psicologiacorsi.wordpress.com</span></strong></a></p>
<p><a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it"><strong></strong></a> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
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		<title>Cambiare Colori dell&#8217;Abbigliamento</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 05:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cambiare il colore dell'abbigliamento cambia l'effetto su di noi e il messaggio inviato agli altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">CAMBIA QUALCOSA VESTIRSI </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DI UN COLORE OPPURE DI UN ALTRO ? </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">SI&#8217;, AGISCE SU DI NOI E INVIA UN </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">MESSAGGIO AGLI ALTRI.</span></h2>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Il colore dell&#8217;abbigliamento influiscono su chi li porta e su chi guarda inviando un preciso messaggio all&#8217;esterno. Ma normalmente scegliamo i colori dell&#8217;abbigliamento consapevoli dell’effetto che hanno su noi e sugli altri o solo in base a considerazioni estetiche e di moda?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Conoscendo l’effetto dei singoli colori è perfettamente possibile abbinare un effetto benefico personale con un messaggio agli altri e intanto seguire anche la moda del momento… tutto in un colpo solo. Come? Non è poi così difficile.  </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">I COLORI  DELL&#8217;ABBIGLIAMENTO</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>Il colore che ci fa bene indossare è quello che ci esprime oppure che ci riequilibra: per esempio se siamo molto stressati ci giovano i colori calmanti come il blu o il verde e se abbiamo l’energia bassa ci aiutano i colori stimolanti come il rosso o l’arancio . </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Ma non occorre indossarli all’esterno! </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Soprattutto se non ci donano o se non sono adatti all&#8217;ambiente di lavoro.   </strong><strong>Per le donne una soluzione semplicissima è indossarli a pelle con la biancheria intima. Ormai esistono in commercio completini di seta cinese economicissimi di qualunque sfumatura possibile e quindi perché no? Per gli uomini può essere un po’ più complicato, ma si risolve comunque con gli indumenti da tempo libero oppure con dei piccoli dettagli che abbiano un preciso valore simbolico. </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Quanto al messaggio rivolto per gli altri si può decidere il colore secondo la circostanza e l’intenzione: ovvero si può scegliere quale colore  indossare in una certa occasione per lanciare un messaggio di rassicurazione, di decisione, di affidabilità, di allegria o di pacatezza…</strong><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #ff0000;">I COLORI DA LAVORO</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Spesso siamo  un po&#8217; costetti a indossare sempre gli stessi colori nella  vita professionale: una specie di &#8216;divisa da lavoro&#8217; che risponde a dei criteri di consuetudine dell&#8217;ambiente.… E anche se vogliamo seguire la moda ci dobbiamo adattare alla gamma di sfumature più in voga quell’anno. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ma questo non ci fa bene come esseri umani naturali, perché noi abbiamo bisogno di rimanere in contatto con l’intero arco dei colori, che sono anche forme energetiche ed emozionali.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>Allora che fare?</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Le soluzioni si trovano quando se ne capisce il motivo e l’importanza: biancheria intima, indumenti sportivi,  abiti da casa o da notte, le lenzuola, oppure piccoli dettagli di colore nell’abbigliamento quotidiano che hanno soprattutto un effetto simbolico e associativo perché noi siamo consapevoli di averli scelti apposta per sintonizzarci con l&#8217;energia di quel particolare colore&#8230;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>:  Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene corsi , sedute individuali di terapia e consulenza colore : <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it"><span style="color: #333399;">contatto@paolasantagostino.it</span></a></span></strong><strong><span style="color: #333399;"></span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie</span> in cui c&#8217;è anche :</span></strong></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #333399;">&#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/caso-colore" target="_blank">Cambiare colori dopo un divorzio&#8221;</a></span> </span></strong></span></span></span></span></span><span style="color: #333399;"> </span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><a title="effetto colori" href="http://www.pensieroecorpo.it/2009/12/colori/" target="_blank">&#8220;L&#8217;effetto dei colori su di noi&#8221;</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.pensieroecorpo.it/programma-colore" target="_self">CORSI SUL COLORE</a>  </span></span></strong></p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><a href="http://www.urraonline.com/libri/9788850324026/scheda" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.urraonline.com/libri/9788850324026/scheda?referer=');"><span style="color: #333399;"> </span></a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
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		<title>Inventare una Fiaba</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 20:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
COME E&#8217; NATA L&#8217;IDEA 
DI INVENTARE UNA FIABA 
PER CURARSI ?  
  
Da mlti anni ormai uso le fiabe in terapia come se fossero una medicina e funzionano benissimo: danno dei risultati davvero sorprendenti&#8230;  Ma come è mi è venuta in mente l&#8217; idea? Tutto è partito da una esperienza personale.
“ C’era una volta&#8230; ”
“ C’ero una volta io, tanto tanto tempo fa’…” che un giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #000080;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">COME E&#8217; NATA L&#8217;IDEA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">DI INVENTARE UNA FIABA </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">PER CURARSI ?  </span></h2>
<p><strong> </strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Da mlti anni ormai uso le fiabe in terapia come se fossero una medicina e funzionano benissimo: danno dei risultati davvero sorprendenti&#8230;  </span></strong><span style="color: #333399;"><strong>Ma come è mi è venuta in mente l&#8217; idea? </strong><strong>Tutto è partito da una esperienza personale.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">“ C’era una volta&#8230; ”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">“ C’ero una volta io, tanto tanto tempo fa’…” che un giorno mi aggiravo per casa  come un leone in gabbia. Ero agitatissima ma non riuscivo a capire che cosa avessi: non mi era successo niente di speciale. Non sò come mi sia venuto in mente di inventare una fiaba…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Ho inventato una fiaba piena di personaggi: c’era la Principessa di Luce e il Principe delle Tenebre che  si amavano molto, ma facevano parte di regni incompatibili e non avrebbero mai potuto coronare il loro sogno d&#8217;amore&#8230;  La fiaba si arrestava in circostanze drammatiche e non riuscivo a dargli un lieto fine. Ho passato ore e ore a provarci come se per me fosse una questione di vita o di morte.</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Alla fine ci sono riuscita. </strong><strong>E la faccenda sarebbe finita lì &#8230; se nei gorni successivi non avessero cominciato a piovermi in mente intuizioni di ogni tipo:  tanti piccoli problemi che avevo lasciato accumulare perchè non sapevo come risolverli adesso trovavano risposta, e una risposta così semplice e ovvia che mi stupivo di non averla pensata prima.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Che cosa mi era successo? Le ‘ idee geniali’ non mi venivano come frutto di lunghe e faticose riflessioni, ma come dei lampi improvvisi d’intuizione&#8230;. ( <a title="Libro Guarire con una fiaba" href="http://www.pensieroecorpo.it/guarire-con-una-fiaba/" target="_blank">segue</a>)</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia, consulenza e conduce corsi e seminari sulla fiaba terapia : <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><a title="Corso Guarire con le fiabe" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-fiaba/" target="_self"><span style="color: #ff0000;">CORSI  SULLA  FIABA</span>  <span style="color: #ff0000;">TERAPIA</span></a>   con programma completo</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>La Fiaba per Guarire</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 20:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come è nata l'idea di usare le fiabe in terapia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #000080;"> </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">COME E&#8217; NATA L&#8217; APPLICAZIONE </span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">TERAPEUTICA DELLA FIABA?</span></h2>
<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #333399;">Si era ammalato un mio carissimo amico, io facevo la psicosomatista ormai da parecchio tempo e vedevo benissimo le componenti psicologiche della sua malattia, ma non potevo certo intervenire professionalmente con lui. E intanto stava peggiorando di giorno in giorno.  Così un po&#8217; per disperazione gli ho detto di  inventare una fiaba che  poi ne avremmo parlato insieme… Avevo visto che serviva per stimolare l&#8217;intuizione e la creatività, ma non mi ero mai azzardata a usarla in terapia.</span></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">La cosa assolutamente stupefacente della fiaba che ha inventato era che conteneva una perfetta trasposizione in immagini del meccanismo fisico della sua malattia. Lui non aveva conoscenze di medicina e quindi non poteva averlo fatto apposta: aveva solo inventato una fiaba e non ci vedeva nessun collegamento con il suo disturbo o con la sua situazione generale.</span></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">In quell’occasione ho notato che quando è riuscito a condurla a lieto fine ( perchè nella prima versione finiva male)  si sono visti subito degli effetti positivi anche sulla malattia: come se si fossero messi in moto le sue forze di auto-guarigione.</span></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Da questa scoperta all&#8217; introdurre la fiaba tra le mie tecniche di terapia il passo è stato breve e naturale ed in tutti gli anni successivi fono ad oggi ne ho costantemente verificata l’efficacia.  </span></strong> </p>
<div><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"> </span></span>Dott.ssa Paola Santagostino</span>: Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia, consulenza e conduce corsi sulla fiaba terapia: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong> </span></span></span></span></span></strong></div>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Questo brano fa parte del <span style="color: #333399;">1° capitolo del libro</span> <a title="Libro Guarire con una fiaba" href="http://www.pensieroecorpo.it/libri/guarire-con-una-fiaba/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">Guarire con una fiaba</span> </span></a> <span style="color: #333399;">leggibile su questo sito</span> </p>
<p><span style="color: #333399;"> </span><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><a title="Corso Guarire con le fiabe" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-fiaba/" target="_self"><span style="color: #ff0000;">CORSI SULLA FIABA  TERAPIA </span></a></span><span style="color: #ff0000;">  <span style="color: #333399;">con programma dettagliato</span></span></span></strong> </p>
<p></span></span></span></span></span></strong></p>
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		<title>A che Cosa Serve Inventare una Fiaba?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 20:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A che cosa serve inventare una fiaba: la fiaba come strumento per risolvere problemi. Raccontare una storia usando la fantasia è una forma di terapia ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #000080;"> </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span> </h2>
<h2><span style="color: #333399;">A CHE COSA SERVE </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">INVENTARE UNA FIABA?</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">E&#8217; UNO STRUMENTO PER CONOSCERSI</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">E  INTANTO  PER CURARSI</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;"> </span></h2>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Faccio inventar fiabe ai miei pazienti in psicoterapia  (e che ne invento regolarmente anche io) e si sono sempre rivelate utilissime. Ma  per che cosa?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">1) Innanzitutto inventare una fiaba  è  un ottimo modo per  conoscersi e per comprendere le proprie dinamiche interiori con rapidità e  ricchezza di elementi. La fiaba offre una rappresentazione completa, in termini  e simbolici e figurati, di quanto sta accadendo nel nostro profondo  e permette di cogliere subito con l&#8217;intuizione i punti  fondamentali,  le relazioni di alleanza e di opposizione tra i vari personaggi e capire le forze su cui contare e gli ostacoli da superare, i percorsi da compiere e i pericoli da evitare.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong><strong>2) Inoltre il solo fatto di rappresentare simbolicamente mediante una fiaba la propria situazione di vita sortisce un immediato effetto terapeutico perché avvicina i processi profondi inconsci  (e anche corporei) alla coscienza.</strong></span><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
<p><strong> </strong> </p>
<p><span style="color: #333399;"> <strong>3) Oltretutto l’immaginario offre un meraviglioso campo di esperimenti: illimitato ed innocuo, per cercare soluzioni ai problemi. A livello immaginario possiamo continuare a inventare e provare infiniti percorsi, seguendoli fino alle loro estreme conseguenze, alla ricerca del modo migliore per superare una difficoltà, senza incorrere nei danni che un esperimento reale comporterebbe.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> </strong></span> </p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Nel corso degli anni ho applicato la tecnica di fiabazione a problemi della più varia natura e ho verificato che il metodo è utilizzabile in diversi campi. Raccontare una storia usando la fantasia si è rivelato prezioso per facilitare il superamento di disturbi fisici e difficoltà affettive, relazionali, emotive e lavorative ed è applicabile efficacemente persino al ‘problem solving’  aziendale.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> LA STRUTTURA DELLA FIABA</span></strong></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>In effetti se consideriamo la  struttura della fiaba, con i suoi tre momenti tipici: </strong><strong> </strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">1)  della presentazione del problema </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">2)  della crisi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">3)   della soluzione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">ci accorgiamo che costituisce di per sé un perfetto strumento di problem solving   che può essere applicato con le dovute modifiche a qualunque ambito e ordine di problemi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>:<span style="color: #333399;"> Psicoterapeuta specializzata in Medicina psicosomatica tiene sedute individuali di terapia, consulenza e corsi sulla fiaba: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="Corso Guarire con le fiabe" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-fiaba/" target="_self"><span style="color: #ff0000;"><strong>CORSI SULLA FIABA TERAPIA</strong></span></a></span><strong><span style="color: #ff0000;"> </span> <span style="color: #333399;">con programma dettagliato  in   </span></strong></span></span><a title="Corso Guarire con le fiabe" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-fiaba/" target="_self"><strong>www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-fiaba/</strong></a> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #333399;">Questo articolo fa parte di una serie</span><span style="color: #333399;"> </span></span><span style="color: #333399;">che si può leggere al completo in    <a href="http://www.pensieroecorpo.it/guarire-con-una-fiaba/">www.pensieroecorpo.it/guarire-con-una-fiaba/</a></span></strong></p>
<p><a title="Corso Guarire con le fiabe" href="http://www.pensieroecorpo.it/corsi/programma-fiaba/" target="_self"><strong></strong></a> </p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Perchè Raccontare Fiabe ai Bambini</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 15:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fiabe da raccontare ai bambini. Raccontare una storia usando la fantasia fornisce mappe di vita nel linguaggio che i bambini capiscono, ma deve finire bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<h2><span style="color: #333399;">PERCHE&#8217; RACCONTARE </span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">FIABE AI BAMBINI? E QUALI?</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">LE FIABE CHE FINISCONO BENE</span></h2>
<h2><span style="color: #333399;">SONO  DEI TESORI DI SAGGEZZA </span></h2>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Le fiabe sono un ottimo strumento per comunicare con i bambini perché parlano nell&#8217;unico linguaggio che loro riescono  a comprendere : un linguaggio simbolico per immagini che è affine ai loro processi mentali. Infatti la struttura mentale del bambino è ancora poco adatta a elaborare concetti astratti e a collegarli tra di loro mediante nessi logici, ma invece è già perfettamente in grado di costruire delle catene associative per immagini.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Questo vuol dire che un bambino piccolo fa molta fatica a seguire il senso di un discorso razionale, anzi il più delle volte non lo capisce affatto: per lui sono solo parole messe insieme a formare quelle complicate formule magiche che gli adulti borbottano in continuazione… Invece riesce a seguire benissimo la sequenza di immagini che è tipica della fiaba.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">PERCHE&#8217;  PROPRIO LE FIABE?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Le fiabe sono dei percorsi di vita e di crescita: raffigurano le possibili difficoltà che ogni bambino si trova ad affrontare e ne indicano la soluzione. Ovviamente su un piano simbolico.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Le fiabe sono piene di bambini: bambini abbandonati nei boschi, bambini maltrattati da matrigne cattive e sorellastre invidiose, bambini prigionieri di streghe che li ingrassano per mangiarseli, bambini che aprono tutte le porte che non dovrebbero aprire e poi si trovano in un sacco di  guai&#8230;. E in questo senso le fiabe parlano dei loro problemi di tutti i giorni: il sentirsi abbandonati, la rivalità con i fratelli , la disubbidienza e la paura delle conseguenze…</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">E la fiaba conduce  il bambino per mano  fuori da queste angoscianti situazioni e il suo valore sta proprio in questo: nella capacità di rappresentare delle situazioni difficili e nell’indicarne la via d’uscita. E tutto questo nell’unico linguaggio accessibile a un bambino: quello della fantasia. Ma le fiabe non parlano solo di bambini, parlano anche di eroi, di personaggi che affrontano mille difficoltà e alla fine riescono a portare a termine la loro impresa: in questo senso sono un corso completo di formazione alla vita e ai compiti che riserverà.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">QUALE FIABA RACCONTARE A UN BAMBINO?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Le fiabe classiche di magia, quelle che finiscono bene e che non hanno intenti moralistici. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;">Raffigurano tutte le dinamiche dei grandi problemi che ognuno deve affrontare per crescere e offrono un&#8217; ampia gamma di combinazioni e di soluzioni. Poi è il bambino che sceglie: in certi periodi vuole ascoltare solo quella fiaba e nessun altra. E’ la fiaba che in quel momento lo riguarda, che gli parla dei suoi problemi del momento, che lo consola e lo incoraggia, che lo salva dalle grinfie dei mostri che sono in agguato nel suo spazio simbolico. Nell’identificazione con l’eroe il bambino trova la forza per superare le sue angosce e le indicazioni di percorso per uscire dalle difficoltà&#8230;.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Dott.ssa Paola Santagostino</span>: psicologa e psicoterapeuta specializzata in medicina psicosomatica tiene corsi , sedute individuali di terapia e consulenza: <a href="mailto:contatto@paolasantagostino.it">contatto@paolasantagostino.it</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">Questo articolo fa parte di una serie </span>in cui c&#8217;è anche: &#8221; I mostri delle fiabe spaventano i bambini?&#8221; <a href="http://www.pensieroecorpo.it/fiabe-bambini2/">www.pensieroecorpo.it/fiabe-bambini2/</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"><span style="color: #ff0000;">LIBRO &#8221; COME RACCONTARE UNA FIABA&#8221;</span>   e  <span style="color: #ff0000;">CORSI</span> <span style="color: #ff0000;">SUI BAMBINI</span> nelle <span style="color: #ff0000;">PAGINE</span> a lato.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #333399;"> </span></strong></p>
]]></content:encoded>
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