Divorzio Separazione e dopo?

Divorzio Separazione e dopo?

DIVORZIO E SEPARAZIONE:

COME USCIRNE


Non è la stessa cosa parlare di separazione o di divorzio: nè in termini pratici, nè in termini psicologici.

La SEPARAZIONE è quando avviene la rottura : è il momento critico che comporta  un’ intera riorganizzazione della vita. Qui non contano solo i dispiaceri ma anche le difficoltà di cambiare e ri-progettarsi un’ esistenza  “senza l’altro”.

Il DIVORZIO dovrebbe essere la ratificazione  di quanto è già avvenuto, ma in pratica non è affatto così: spesso proprio in quel momento si riaprono ‘vecchie ferite’ e ci si trova costretti a prender atto che il matrimonio è definitivamente concluso, senza più vie di ritorno.

Vediamo alcune problematiche psicologiche sottese.

 

E ADESSO COME FARO’ ?

Anche quando la rottura è stata voluta, e quando si era stufi marci della relazione, si sono però strutturate nel tempo mille forme di organizzazione della vita di tutti i giorni ‘in due’. C’era una  casa insieme che in qualche modo funzionava: questo vuole pasti,  far la spesa e le pulizie,  avere uno spazio per le proprie cose e avere un luogo dove stare.

Chi va via?

Di solito è l’uomo che esce di casa per ovvie ragioni. Questo crea una situazione molto particolare anche dal punto di vista psicologico: ‘lui’ si troverà a che fare con le questioni pratiche, ma ‘lei’ con i ricordi!

Può sembrare strano, ma quando ci si separa è più facile andare che restare.

La rottura di una relazione affettiva importante coinvolge sempre dei livelli molto profondi: è la  rottura di un progetto di vita e di una forma di ‘affidamento’ all’altro: è una trasformazione che scuote fin nelle radici.

Chi va via di casa si trova praticamene a dover impostare fin da subito un ‘nuovo modello‘ di vita e di gestione del quotidiano, e per difficile che questo sia,  favorisce anche un ripensarsi in modo nuovo.

Chi resta invece, viene meno sconvolto dalle trasformazioni del contesto: rimane immerso in un ambiente che apparentemente sembra uguale, e percepisce più lentamente i cambiamenti, che si fanno sentire soprattutto attraverso la mancanzadell’altro. In quel luogo  si sono  passati anche momenti belli: si è amato e sognato e sperato e… comprato oggetti insieme! che diventano inesauribili fonti di ricordi.

In termini banalmente pratici questo vuole dire che chi va via di casa faticherà di più a disbrigarsi  con le cose concrete, ma proprio perchè si trova immerso in mille emergenze ‘da sopravvivenza’, ha anche meno tempo per pensare e per soffrire, o per sentire in pieno il dolore della separazione.

Chi rimane invece deve  fare uno sforzo interiore molto attivo per chiudere con il passato e per riprogettarsi una vita, altrimenti rischia di rimanere invischiato nei ricordi e nei ripensamenti, e  di finire per confondere la ‘solitudine’ con la ‘nostalgia’.

 

IL VUOTO ( O IL TROPPO PIENO ) DI RELAZIONI

Bella o brutta che fosse la relazione che si è appena interrotta era importante e di una certa durata: anche ‘litigare’ era un modo di relazionarsi, e di relazionarsi ‘ in presenza’ dell’altro.

Con la separazione i contatti  si fanno più radi e diventa predominante un modo di relazionarsi con l’altro ‘in sua assenza’ , ovvero pensandolo: il chè è fonte di infiniti problemi!

L’altro esiste per noi finchè noi  ‘lo pensiamo’ , e non importa se lo pensiamo bene o male: in entrambi i casi costituisce una  presenza nel nostro spazio interiore. Dopo la separazione la presenza fisica dell’altro si fa più diluita, ma questo non determina che ne sia della sua presenza ‘dentro la nostra testa’ (e dentro il nostro cuore).

Anzi, ci sono molti (ex) coniugi che sono letteralmente ossessionati dal pensiero dell’altro: gli parlano mentalmente tutto il giorno, ci litigano, riesaminano il passato, si arrabbiano, si chiedono che cosa starà facendo adesso, con chi è, se se la sta spassando…  Nelle cause di separazione molte acerrime liti dipendono soprattutto da quel che uno dei coniugi ‘suppone’ che l’altro stia facendo o cercando di ottenere.

Oltretutto al pensiero non c’è fine: si può andare avanti per anni a pensare a qualcuno e in questa maniera non si esce mai dalla relazione. Ma ci si rimane dentro solo ‘a livello mentale': in uno stato infelice, illusorio e oltretutto ‘da soli’. Continuare a pensare all’altro è un modo illusorio di non interrompere la relazione: è un non accettare la separazione e  continuare a mantenere vivo il legame dentro di sè: ma l’altro intanto se ne è andato e si sta ricostruendo una vita….

 

RIPROGETTARSI L’ESISTENZA

Non è una questione solo  pratica: come dicevo si può anche essere separati ( o divorziati ) da parecchi anni eppure non avere ancora sciolto  il legame dentro di sè, e quindi reso possibili  nuovi rapporti veramente significativi…

Per ricominciare davvero occorre prima “slegarsi ” e per farlo non bastano le carte bollate…

Per ‘sciogliere’ una relazione e per concluderla dentro di sè ( e quindi per aprire lo spazio interiore a costruire del ‘nuovo’ ) bisogna almeno porsi un paio di domande per far tesoro degli errori commessi: ” Che cosa è successo? come ho scelto quel tipo di partner? quali meccanismi ho instraurato con lui? perchè non hanno funzionato? ” .

Questo serve a chiudere il capitolo e cominciare a scriverne uno nuovo.

Perchè il mondo non è tanto pieno di separati e di divorziati, quanto di persone che continuano a ‘ripetere all’infinito le stesse dinamiche’ e a rifare gli stessi errori con un partner diverso perchè non hanno voluto spendere cinque minuti a riflettere su di sè.

Dopo una separazione o un divorzio occorre  ri-orientare la propria vita e darsi nuove prospettive, nuovi interessi e nuove iniziative (che non si limitino a coprire il vuoto  e la mancanza dell’altro in una  stordente frenesia  di impegni) ma che raccolgano la voce dell’anima e che permettano all’energia di fluire e di ri-vificare ogni aspetto della propria esistenza.

Solo così dall’esperienza della rottura potrà nascere qualcosa di nuovo e di bello: la fine di un’esperienza è anche un nuovo inizio e l’occasione di nuova vita…

Paola Santagostino

Dott.ssa Paola Santagostino: Psicologa e Psicoterapeuta, opera a Milano con sedute individuali di terapia e  di consulenza, e conduce corsi e seminari in tutta Italia.

Per contattare l’autrice: paolasantagostino@libero.it 02.6555635

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19 Responses to “Divorzio Separazione e dopo?”

  1. simona scrive:

    SAlve! Sono anni che subisco la completa indiffeenza di mio marito accompagnata dalla sua responsabilità verso i suoi doveri di padre e di marito. Mi ha coperto di debiti e non vuole lavorare. Sono stanca vorrei che tutto finisse, ma ho pochi soldi per separarmi e lui mi sta mettendo a dura prova. Mio figlio più grande che ha 24 anni si è distaccato da me e da questa pseuro famiglia e la figlia più piccola che ha 14 anni, che io adoro come l’altro figlio, mi sta dando dei problemi. Vorrei essere forte e non soffrire così tanto, devo riuscire a liberarmene tanto lui si sente nella ragione e mi vuole fare passare come un matta esaurita.

  2. denisa scrive:

    Salve, ho letto in alcuni commenti questa frase”io sono brutta e vecchia ormai”. Volevo dirvi che non sono per niente d’accordo. Anche dai 40 anni in su si può essere belle basta volerlo! Per prima cosa è importante tenersi cura del proprio corpo, fare dell’attività fisica anche mezz ora al giorno, trcuccarsi, farsi delle maschere fai da te, andare dalla parrucchiera. Ogni donna ha qualcosa di bello , basta metterlo in valore. Poi, ogni donna che non si prende cura di se stessa è ovvio che poi sta male. Bisogna sentirsi bene con se stessi prima di pretendere di sentirsi bene con gli altri. Anche la mia relazione sta finendo, e mi sento malissimo . Allo stesso modo non smetto di tenermi cura di me stessa, di leggere un buon libro o di fare attività fisica. Se non si va d’accordo e perchè manca la comunicaziine(nel mio caso) vuole sempre avere ragione lui, mi comanda a manetta e mi mette sempre all’ultimo posto. Molte vole mi fa pena perchè lavora tanto ma il prezzo che devo pagare per stare insieme è troppo grande. Ecco, io non c’è la faccio! Forse mi pentirò, forse no. Non so se sono stata chiara, io devo divorziare ma non ho il coraggio per questo chiedo a voi. I sensi di colpa salgono cosi in alto anche se io non ho fatto niente, anzi cerco di essere una brava moglie.

  3. daniela scrive:

    io solo da pochi giorni ma mi sembra che gia non lo vedo e sento da un secolo sicuramente per chi va via e’ piu facile tu oltre ad essere moglie sei anche mamma iragazzi ti mettono a dura prova diventono piu critici nei tuoi confronti perche non capiscono perche stai li seduta nella poltona ad osservare il tetto e con un fazzoletto in mano

  4. viola scrive:

    Salve. Me ne sono andata di casa con 2 bimbi piccoli dopo aver preso 2 sberle: sono state la ciliegina sulla torta. Da anni la violenza psicologica fatta di insulti, silenzi, dispetti dominavano le mie giornate. Per 4 anni ho pianto ogni giorno, quando poi ha alzato le mani ho detto basta. Ora i rimorsi li sento io, forse a causa della vita che mi tocca fare: con due bimbi piccoli non si può fare un granché (ma meno male che ho almeno i miei angeli) vorrei trovare la forza di superare i miei rimorsi(!!) e accettare che e’ meglio cosi. Ma non ci riesco

  5. Aurora scrive:

    Ha perfettamente ragione la separazione e il divorzio sono due cose diverse. Io sono separata da molti anni e la cosa non mi creava più nessun problema, adesso mio marito mi ha chiesto di ratificare il divorzio e a me è crollato il mondo in testa! E’ una cosa pazzesca perché me lo potevo anche aspettare e invece è come se fosse una novità assoluta. Mi ero forse accomodata in questa situazione, sapendo che lui c’era sempre per me se ne avevo bisogno e mi andava benissimo di non viverci insieme (lo avevamo deciso di comune accordo). Ora mi sento del tutto persa, mi prende il panico, come se ‘improvvisamente’ fossi senza di lui, senza un appoggio, senza nessuna sicurezza, del tutto da sola. E’ una cosa tutta di testa perché praticamente sono indipendente da lui sia economicamente che in ogni altro senso. Non so cosa mi è preso. Chiedo alle altre donne: ma è successo anche a voi o sono io che sono impazzita di colpo? E’ una cosa normale?

  6. Anna scrive:

    Io non lo so come tirare avanti: mio marito se ne è andato di casa da 6 mesi, ha un altra e non vuole più stare con noi. Io ho 47 anni, non ho un lavoro, mio figlio da mantenere e sono disperata. Il padre dice che ci penserà lui al figlio ma intanto mi passa una miseria e noi non ci arriviamo a fine mese. Mi è venuta l’ansia e questo peggiora le cose, con questi attacchi non riesco neanche a uscire di casa per andare a fare la spesa e portare il bambino a calcio, figurarsi per cercare un impiego. Come si fa a vivere così? io lo odio e non penso ad altro, aveva preso un impegno con noi quando mi ha sposato e ha messo al mondo un figlio adesso non può andarsene così e piantarci in asso, ma non posso andare dal giudice e costringerlo a tornare indietro. Allora cosa dovrei fare secondo lei? Anna

  7. Nicole scrive:

    Luisa se continui a pensare che ‘lui’ ti ha distrutto la vita non ne esci più! Le cose si fanno in due, sposarsi come separarsi. Anche io all’inizio davo la colpa di tutto a mio marito, perchè era lui che mi aveva tradito e se ne era andato mandando a rotoli il matrimonio. Ma dopo pensandoci bene mi sono accorta che anche io avevo la mia parte di responsabilità, non è facile accettarlo ma è vero. Ed è proprio lì che ho cominciato a stare meglio e ho deciso di voltar pagina e di ricominciare da capo. Tu dirai tutte balle ma è stata una sferzata di energia. Ho dovuto cambiare molte cose nella mia vita e anche casa (questa è piccolissima un buco in confronto!) ma rimanendo là mi avvitavo su me stessa e sulle malinconie del passato. Ciao. Nicole.

  8. Luisa scrive:

    Beate voi! Io invece sto malissimo. Sono separata da due anni e non mi sento per niente ‘rinata’ anzi ho solo voglia di morire. Non funziona niente e c’è poco da sforzarmi, rimango piena di rancore e di rabbia e di umiliazione e non mi passa per niente col tempo. Lui mi ha distrutto la vita e adesso se la spassa mentre io affondo nei debiti e nella disperazione.

  9. Bianca scrive:

    Sono d’accordo con Annabella: mille volte meglio di prima!!! Avevo trascinato gli ultimi anni del mio matrimonio in maniera penosa, niente da dirsi, niente interessi in comune, di fatto ognuno faceva la sua vita eravamo diventati due coinquilini per abitudine. Sessualità zero, ogni stimolo si era spento da un pezzo e ormai mi ero come rassegnata e pensavo che fosse il destino dei matrimoni e ci avevo messo una pietra sopra (ho 43 anni). Dopo la rottura sono come rinata, mi sono innamorata di nuovo e anzi adesso provo emozioni che non avevo mai provato prima neanche da ragazza. E’ stato doloroso all’inizio perchè mi sentivo persa e spaesata, ma poi ho reagito e mi sono messa a fare cose nuove: a uscire, a praticare uno sport, farmi un nuovo giro di amicizie etc. Adesso rimpiango solo gli anni che ho perso e buttato via nel tran tran . Ciao a tutte!

  10. Annabella scrive:

    Vorrei mettere una nota positiva in questi commenti così depressi: io sono divorziata da tre anni e felicissima! Con il mio ex-marito siamo stati sposati per 11 anni, anche felicemente nei primi tempi, e fatto insieme due figli.
    Poi ho scoperto che mi tradiva (cosa comune direte voi) anzi che mi aveva tradita spesso anche in passato, ma la sua ultima fiamma era piuttosto persistente e assolutamente decisa a tenerselo. Buon per lei!
    A parte l’iniziale sofferenza, perché è sempre uno shock e anche una umiliazione, per me è stata l’occasione per accorgermi che ci eravamo molto allontanati da tempo e che ormai mi ero disamorata di lui e non avevo nessuna voglia di ‘lottare per riconquistarlo’. Anzi il suo comportamento molliccio e titubante, sempre pieno di sotterfugi e di bugie (che sono una cosa che io detesto!) mi ha dato il motivo finale.
    Ci siamo separati e io ho trovato un uomo meraviglioso con cui sto vivendo una nuova giovinezza. E’ un legame molto più sincero e appassionato che con il mio ex e non tornerei indietro per nessuna cosa al mondo!
    Quindi coraggio e un po’ di forza di reazione: la vita non finisce perché un uomo ti lascia o ti tradisce, anzi se lo fa vuol dire che il legame era esaurito e non vale la pena di tenerselo. Ci sono nuovi orizzonti e nuove esperienze che rinnovano la nostra capacità di amare se non si sta a piangersi addosso e a rinvangare sempre il passato.
    Un saluto complice e rassicurante a tutte le divorziate Annabella da Ferrara

  11. Milly scrive:

    Io sto sempre peggio da quando mi sono separata e non ne posso più. Ho bisogno di aiuto e sto pensando di rivolgemi a uno psicologo perchè da sola non ce la faccio a uscirne. Mi sento sempre depressa e senza volgia di fare più niente non vedo niente di bello che mi può succedere in futuro. Ho 48 anni e non credo di interessare molto agli upomini non sono bella e ultimanente sono anche ingrassata tanto. Mi vedo una vita futura di solitudine e di tristezza e anche di problemi economici mi aspetto.

  12. Elena scrive:

    La garanzia dello sviluppo sembra fondarsi in relazioni di reciprocità, in cui al di fuori di ogni logica prevaricatrice, la realizzazione di sé passa attraverso la realizzazione dell’altro e viceversa. Queste sono le chiavi normative ideali che possono innovare profondamente il rapporto di coppia: accettazione della vita come processo continuo di cambiamento nella speranza e convinzione che la crescita autentica non avviene se non nel rispetto della mutualità. Accettazione della vita non come processo statico di accrescimento, ma come processo dinamico di innovazione nella mutualità: questa chiave di lettura ci consente di prendere coscienza di ciò che è morto nel modello tradizionale di relazione di coppia e di individuare le linee emergenti di un significativo salto evolutivo. E’ in questa luce che andranno rivisti i concetti stessi di fiducia, di sessualità, di ruolo, di uguaglianza nella coppia.

  13. Natalia scrive:

    Sì la casa c’entra molto! Io sono rimasta nella nostra e credevo che questa fosse almeno una piccolissima consolazione in quel disastro che è stata la nostra separazione, invece ora la considero la mia peggior dannazione. Sono ricordi e ricordi continui, anche se ho buttato via ( e con fatica) soprammobili e oggetti di poco conto e tutto ciò che non era strettamente necessario è la casa in sè che mi suscita memorie in ogni momento. Così è una specie di tortura per me ma d’altra parte non mi posso permettere di cambiar casa. Cosa posso fare?

  14. Svetlana scrive:

    Ho seguito mio marito in Italia e siamo stati sposati 12 anni adesso sono 2 che sono da separata. Io non riesco ambientarmi da vivere qui sola e mi manca casa mia ma ritornare al paese divorziata sarebbe una sconfitta e una posizione brutta nel mio famiglia. Ho dubbi di se tornare o restare qui lei che è psicologa cosa mi consiglia?

  15. Katie scrive:

    Secondo me non la stessa cosa divorziare per un uomo e per una donna.
    Dico ‘praticamente’. Gli uomini fanno presto a rifarsi una vita e ne hanno mille occasioni. Per noi donne non è così facile specie se abbiamo i figli a cui badare. Guardi me per esempio: lavoro e mi è necessario perchè con quel che mi passa mio marito non vivremmo neanche, torno a casa che già sono stanca e devo pensare alla casa e alla bambina. Il sabato e la domenica è l’unico tempo che possiamo stare un po’ insieme. Quando mi rimane il tempo di uscire con qualcuno? e poi non è che gli uomini vedano di buon occhio l’idea di stare con una donna con figlia a carico. Sono ancora giovane e neanche brutta ma non mi vedo proprio le possibilità di rifarmi una vita! e questo mi da una infinita tristezza (e un bel po’ di rabbia anche)

  16. Tiziano scrive:

    Carissima Dott.ssa, sono sposato da circa 6 anni e ho un bambino meraviglioso di 4 di nome Cristiano. Mia moglie poco tempo fa ha deciso che per vivere la vita a suo modo e con le sue convinzioni “religiose” deve liberarsi di me: vuole la separazione. Le scrivo in estrema sintesi le mie motivazioni per una eventuale richiesta di annullamento del matrimonio : mia moglie ha militato (PRIMA DI SPOSARMI CHIARAMENTE), anche se non battezzandosi, nei Testimoni di GEOVA, motivo per il quale ci siamo lasciati e poi rimessi assieme una serie di volte. Dopo anni che non eravamo piu’ assieme si e’ rifatta viva lei e mi ha garantito che con loro aveva chiuso e che quindi potevo considerarla una Cattolica come me e mi avrebbe sposato in Chiesa. L’amore mi ha fatto accettare e dopo 2 anni e’ nato mio figlio Matteo. Poi mia moglie lascia il lavoro e intensifica una serie di studi (iniziati comunque prima del matrimonio a mia insaputa) su Spiriti Guida, sciamani, angeli, misteri, carte magiche e una serie innumerevoli di letture che con la Chiesa poco hanno a che fare, ma che l’hanno completamente cambiata sino a dirmi ‘ti lascio perché sei troppo lontano da me e limitato’ quando invece io ho fatto mille sacrifici per mandare avanti la famiglia e l’unione tra noi (visto che abbiamo pure un figlio).

  17. Tina scrive:

    In questo triste pomeriggio di ferragosto mi trovo ancora una volta sola a casa senza nessuno con cui parlare. Separata da ormai 5 anni ed ora in attesa di divorzio non riesco a superare la cosa. L’amarezza mi avvolge come una cappa che nulla riesce a dissipare. Ricordi dolorosi che mi lacerano il cuore e ricordi belli che me lo spezzano ancora di più. Perchè la vita deve essere così crudele e insensata?

  18. Sandra scrive:

    Da quando ho divorziato va peggio invece che meglio lui si è già risposato e questo non lo sopporto. Come fa a cancellare dieci anni insieme con un colpo di spugna?
    Io invece sono ancora piena di amarezza e di rabbia e questo mi impedisce anche di guardare agli uomini con fiducia mi sembrano tutti fonte di guai. Ne uscirò mai?

  19. Loretta scrive:

    È importante continuare a confermare al bambino, durante la separazione, che non è per nulla responsabile della separazione dei suoi genitori, che non sarà mai abbandonato, e che tutti e due sono felici che lui ci sia. La vita deve essere organizzata nel miglior modo possibile, in modo che lui non perda né l’uno né l’altro. I genitori sono lì per assicurare il loro ruolo di protezione.

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